martedì 21 novembre 2017

Augustus (Williams)

Qualsiasi cultore delle materie classiche e, in particolare, dell'antichità romana, ha certamente incontrato sul proprio cammino la figura di Gaio Ottavio, in veste di pupillo di Giulio Cesare e poi di primo imperatore di Roma. Un personaggio controverso, che ha celebrato il raggiungimento della Pax Augusta in tutto l'Impero come se non fosse costata l'ulteriore protrarsi delle guerre civili, un uomo che ha impresso un marchio ad un'intera stagione culturale e che ha fatto della propria vita privata lo strumento attraverso il quale garantire alla sua Roma il completamento di un progetto tanto ambizioso quanto contraddittorio. Un personaggio, insomma, degno di essere il protagonista di un grande romanzo.
 
E questo romanzo esce dalla penna di John Williams (1922-1994), che, dopo il successo di Stoner, è tornato nelle librerie italiane con Augustus (Fazi editore), un racconto a più voci che, intrecciando stralci di documenti storici, corrispondenze vere o verosimili e frammenti di opere letterarie, ricostruisce l'epoca augustea dal giorno dell'assassinio di Giulio Cesare fino alla morte di Ottaviano Augusto. La versione dell'imperatore, in questo disegno, è marginale: prevalgono le testimonianze dei suoi amici (Marco Vipsanio Agrippa su tutti), dei letterati del Circolo di Mecenate, degli storici Nicola di Damasco, Strabone di Amasia e Tito Livio, della moglie Livia e della figlia Giulia, condannata all'esilio sull'isola di Pandataria, oggi Ventotene.
Da questa fitta trama di fonti e di interventi romanzeschi risultano ben rappresentati sia la sanguinosa stagione delle guerre civili, dalla difficile assunzione dell'eredità di Cesare alla vendetta sui suoi assassini a Filippi, dal Bellum Perusinum all'epilogo dello scontro con Marco Antonio ad Azio, per poi concentrarsi sulla difficoltà di garantire un futuro all'Impero. Le pagine restituiscono tutto il pathos che si accompagna alle grandi imprese, offrendo un quadro vivido e drammatico delle vicende di cui Ottaviano fu protagonista: lo vediamo affrontare il rischio mortale della malattia pur di essere presente nelle campagne militari decisive, soffrire della perdita del successore e nipote Marcello e poi della morte dell'amico e compagno d'armi Agrippa, che ha scelto come secondo marito per la sua Giulia, poi ceduta a malincuore all'inviso Tiberio. 
Nella successione di documenti che creano una sovrapposizione di piani temporali, Williams delinea il ritratto di un uomo combattuto ma determinato, che ha speso ogni attimo della sua vita per costruire un sogno magnifico ma oltremodo fragile e che ha fatto dei legami personali lo specchio di tale sogno, vedendo in Giulia la sua piccola Roma e legando al suo ruolo di sposa il destino stesso dell'Impero, ma dovendo anche accettare di sacrificare la libertà dell'adorata figlia a quello stesso fato. Augusto, Marco Antonio, Agrippa e Giulia sono i grandi protagonisti di una narrazione coinvolgente e di forte impatto, che, nella loro essenza letteraria, rendono giustizia ad una verità storica e al clima dell'epoca augustea, con il suo fulgore e le sue lunghe ombre.
Nell'introduzione al romanzo, Williams dichiara di aver modificato l'ordine degli eventi, di aver creato personaggi mai esistiti e di essere intervenuto su fonti lacunose o incomplete ai fini dell'effetto narrativo. In questo ha seguito l'operato dei grandi autori di romanzi storici, a partire da Alessandro Manzoni e dal suo intreccio fra vero storico e vero poetico, ma ha in qualche modo continuato l'opera degli storiografi e dei biografi antichi, come lo stesso Giulio Cesare, che a sua volta, nello scrivere i Commentarii della guerra gallica e della guerra civile, operò modifiche necessarie al disegno complessivo. Eppure l'invenzione non si fa sentire, il quadro d'insieme è scorrevole, privo di contraddizioni e perfettamente in grado di ricostruire un'epoca e i suoi attori, dai principali a quelli marginali; la compenetrazione fra dati storici, fonti e innovazioni narrative è tale che i frammenti delle Res Gestae Divi Augusti si amalgamano perfettamente nel il registro scelto da Williams quando presta la voce ad Ottaviano. Particolarmente riusciti sono i cammei di Orazio, Virgilio e Ovidio, ma è soprattutto Giulia, la creatura ingabbiata e condannata dalla morale e dalla politica augustea, a troneggiare sugli altri con il suo diario di esule, con i ricordi delle sue tre vite matrimoniali e con i rimpianti della vera passione perduta.
 
 
Da classicista e amante dell'arte e della cultura augustea, ho ritrovato in Augstus tutto ciò che mi aspettavo e forse qualcosa di più. Non solo John Williams delinea eventi e dinamiche politiche con chiarezza e con il dovuto rispetto per la realtà documentata, ma guida il lettore nella dimora dell'imperatore, negli accampamenti, nei circoli in cui i poeti leggono i loro versi, creando una piacevole intimità con la storia e coloro che l'hanno costruita. L'autore parla dei personaggi come se li conoscesse personalmente, indagandone sentimenti, intenzioni e sotterfugi, prestando attenzione ai piccoli particolari e offrendoci per ciascuno di loro un fermo immagine che resta impresso nella memoria.
Augustus è il libro che si vorrebbe ricominciare a leggere appena terminato, per farne rivivere i personaggi e il grande sogno di un'epoca passata.
Sotto ogni aspetto, è l’uomo più prudente e cauto del mondo, e mai lascerebbe al caso ciò che potrebbe essere ottenuto con attenta preparazione; eppure, nulla lo diverte di più che giocare a dadi, e può farlo anche per molte ore di seguito. Spesso mi manda a chiamare dai suoi messaggeri, per chiedermi se ho un po’di tempo libero; e io lo accontento, anche se preferirei starlo a guardare, piuttosto che sfidarlo a quel gioco insulso, in cui l’astuzia non vale. Quando lancia ha sempre l’aria contrita, come se tutto il suo impero dipendesse dal modo in cui si disporranno quei cubetti d’osso; e quando, dopo due o tre ore di gioco, vince qualche pezzo d’argento, gode come se avesse conquistato la Germania.
C.M.

martedì 7 novembre 2017

Tutto cambia (Howard)

Eccoci arrivati al momento tanto atteso e, allo stesso tempo, tanto temuto. La straordinaria saga dei Cazalet è giunta al termine con la pubblicazione dell'ultimo di cinque volumi pubblicato da Fazi editore, intitolato Tutto cambia.
 
Sono passati nove anni dalla conclusione delle vicende narrate nel precedente capitolo, Allontanarsi: è il 1956 e, se alcuni personaggi sono ormai diventati poco più che delle evocazioni (come Christian, che ha abbracciato la vita religiosa, i membri della famiglia Castle, dei quali non si sa più nulla e la stessa Louise, ancora presente ma molto marginale), molti altri ne sono apparsi e si sono guadagnati il primo piano. Sono i figli di Polly, le gemelle Jane ed Eliza, Andrew e Spencer, e di Clary ed Archie, Harriet e Bertie. Siamo di fronte ad un passaggio generazionale importante, che si apre con la morte dell'amata Duchessa, assistita fino all'ultimo da Rachel, che in questo ultimo atto della saga è costretta a sopportare infiniti dolori e perdite laceranti. La famiglia Cazalet si è dunque ingrandita, anche grazie a Hugh, che in Jemima Leaf ha trovato un porto sicuro di amore dopo il dolore della morte di Sybil e con il secondo matrimonio di Edward, che ha sposato Diana, una donna che nessuno accoglie con benevolenza e che a sua volta manifesta ben poco affetto per i familiari del marito. I personaggi che popolano le pagine di quest'ultimo romanzo sono numerosissimi e il nucleo originario si è ormai frammentato in tante storie sempre meno comunicanti, che inseguono la carriera di drammaturga di Clary, purtroppo legata ad un triste momento della vita con Archie, le avventure di Georgie, impegnato nella realizzazione di un piccolo zoo cui, entusiasticamente, partecipano i genitori e i cugini, i primi amori di Juliet e il graduale rientro di Villy e Roland fra le braccia della famiglia da cui i tradimenti di Edward l'hanno allontanata.
Se già in Allontanarsi si avvertiva la dissoluzione graduale dei grandi ritratti di Louise, Zoë, Clary e Polly che avevano reso indimenticabili Gli anni della leggerezza, Il tempo dell'attesa e Confusione, in Tutto cambia il processo viene portato a termine e, di fatto, non abbiamo più personaggi centrali. Il vero protagonista di Tutto cambia è la famiglia Cazalet intesa come nuova compagine scaturita dalle trasformazioni innescatesi dal 1937 in avanti, che ha attraversato la seconda Guerra mondiale e i traumi che si sono ripercossi nelle relazioni dei personaggi.
È una famiglia che affronta un momento estremamente difficile, nel quale è obbligata a fare i conti con il passato, con l'eredità del Generale e della Duchessa e con la consapevolezza che gli amatissimi riti che hanno da sempre caratterizzato l'identità familiare, uno fra tutti il magico Natale dei pranzi sontuosi e delle calze con i regali tanto attesi dai più piccoli, possono aiutare a godere pienamente del presente ma non rallentare l'avanzata verso il futuro.
Tutto cambia è un romanzo pervaso da una malinconia che solo le scenette che hanno come protagonisti i bambini e che richiamano qualche pagina de Gli anni della leggerezza possono momentaneamente stornare. Il lettore avverte l'incombente distacco non solo voltando le pagine, ma osservando il mondo dei Cazalet che si consuma e si prepara ad assumere un volto nuovo, del quale, però, è preclusa la conoscenza. Che ne sarà di Polly e della sua numerosa famiglia nel castello di Lord Fakenham adibito al ricevimento dei matrimoni? In quali teatri arriveranno i drammi di Clary e quale destino attende la scuola di pittura che da sempre Rupert e Archie desiderano di aprire? Che ne sarà di Rachel, custode delle tradizioni?
 
Carl Larsson, Fra Natale e il nuovo anno (1896)
 
Ora che la saga è terminata, Allontanarsi non sembra più il raccordo fra il passato e un nuovo equilibrio che era parso qualche mese fa, ma forse il finale più sopportabile. Tutto cambia trascina gli eventi verso un epilogo di cui, da lettori affezionati alla famiglia Cazalet, non si vorrebbe essere testimoni. Immaginare il futuro dei Cazalet, insomma, sarebbe stato meglio che vederselo raccontare con questa malinconia. Il lettore ne sarebbe stato più rassicurato. Eppure questo epilogo era necessario, con le sue pagine tristi e qualche slancio di tenerezza che emerge a ricordarci perché abbiamo tanto amato questa saga, che, come quella altrettanto monumentale dei Buddenbrook, trae la propria grandezza dal realismo di una narrazione che non intende rasserenare, ma fornire uno spaccato di vita, raccontare l'inevitabile nostalgia che ogni essere umano avverte quando osserva la china che dall'infanzia spensierata lo ha condotto alla consapevolezza dell'età adulta.
Rimasti soli, senza giovani intorno, gli adulti si dissero che era stata proprio una bella giornata e che Rachel aveva organizzato tutto in modo magnifico. Si aggrapparono al momento presente, ma per alcuni di loro diventava ogni minuto più difficile respingere il pensiero, oscuro e pressante, di un futuro incerto. Stavano per lasciare il luogo che avevano considerato casa per tanti anni. Ancora pochi giorni e tutto sarebbe finito. Niente sarebbe mai stato più lo stesso.
C.M.

martedì 31 ottobre 2017

Wittenberg, 31 ottobre 1517

È il 31 ottobre 1517. Wittenberg risuona dei colpi di martello con i quali il frate agostiniano Martin Lutero affigge alla porta della chiesa il suo documento di protesta contro la pratica di vendita delle indulgenze promossa per riempire le casse ecclesiastiche e finanziare la riedificazione della Basilica di San Pietro. A trentaquattro anni, Martin Lutero è pronto a sostenere una guerra che diventerà memorabile e che muterà per sempre il volto della cristianità, inaugurando l'esperienza del Protestantesimo.

Lutero affigge le 95 tesi sulla porta della cattedrale di Wittenberg

Nel 1510 il monaco ha assistito ad una campagna di riscossione di denaro proprio nella capitale del mondo cattolico. Ha visto riporre nelle mani giunte dei penitenti, in cambio di denaro, salvacondotti per le anime del Purgatorio, a beneficio delle quali era promessa l'assoluzione dai peccati o, almeno, una significativa riduzione del tempo di attesa per accedere al paradiso. Al termine del suo viaggio, Lutero ha di Roma l'immagine di un luogo infernale, peccaminoso, peggiore di Sodoma, Gomorra e Babilonia.
La vendita delle indulgenze si fa largo anche in Germania, grazie a Leone X e Alberto di Brandeburgo. Costui infrange il divieto di accumulo di cariche ecclesiastiche, diventando dapprima amministratore della diocesi di Halberstadt e poi, grazie al contributo finanziario dei banchieri Fugger, vescovo di Magdeburgo (ruolo connesso a quello di grande elettore imperiale). Il pontefice non è ignaro delle sue manovre, ma le avvalla in cambio di un consistente aiuto nella promozione della vendita delle indulgenze, che Alberto di Brandeburgo non tarda a fornire, nella persona del predicatore Johann Tetzel. Questi si sposta nei territori tedeschi promettendo che al tintinnare di una moneta nella cassa della Chiesa un'anima spiccherà il volo verso il Paradiso, ottenendo grande seguito da parte del popolo ignorante e timoroso delle pene dell'Inferno.

L. Cranach, Leone X e le indulgenze
Contro questa pratica, che Lutero equipara senza mezzi termini ad una truffa e ad una bestemmia contro le basi stesse della fede cristiana, vengono redatti i 95 argomenti a cui si riconduce la nascita del credo protestante, in seguito differenziatosi con l'espansione e le modifiche delle interpretazioni dei Vangeli e con l'affermazione di nuovi interessi politici e sociali.
Di seguito se ne possono leggere alcuni estratti significativi, intrisi di un'ironia amara e di un astio tonante. Non si fatica a leggere riferimenti polemico a Tetzel, così come non può sfuggire la condanna delle ricchezze dei papi, ben lontani dalla purezza e dalla povertà evangelica e addirittura ricchi quanto Crasso e la contestazione della tendenza a sostituire la predica legata alle Scritture con l'invito ad acquistare i documenti di grazia per le anime del Purgatorio.
27. Predicano da uomini, coloro che dicono che, subito, come il soldino ha tintinnato nella cassa l'anima se ne vola via.

28. Certo è che al tintinnio della moneta nella cesta possono aumentare la petulanza e l'avarizia: invece il suffragio della chiesa è in potere di Dio solo.

35. Non predicano cristianamente quelli che insegnano che non è necessaria la contrizione per chi riscatta le anime o acquista lettere di indulgenza.

36. Qualsiasi cristiano veramente pentito ottiene la remissione plenaria della pena e della colpa che gli è dovuta anche senza lettere di indulgenza.

39. È straordinariamente difficile anche per i teologi più saggi esaltare davanti al popolo ad un tempo la prodigalità delle indulgenze e la verità della contrizione.

43. Si deve insegnare ai cristiani che è meglio dare a un povero o fare un prestito a un bisognoso che non acquistare indulgenze.

50. Si deve insegnare ai cristiani che se il papa conoscesse le esazioni dei predicatori di indulgenze, preferirebbe che la basilica di San Pietro andasse in cenere piuttosto che essere edificata sulla pelle, la carne e le ossa delle sue pecorelle.

53. Nemici di Cristo e del papa sono coloro i quali perché si predichino le indulgenze fanno tacere completamente la parola di Dio in tutte le altre chiese.

86. Ancora: perché il papa le cui ricchezze oggi sono più opulente di quelle degli opulentissimi Crassi, non costruisce una sola basilica di San Pietro con i propri soldi invece che con quelli dei poveri fedeli?
Lutero punta a smascherare gli inganni dei predicatori, mettendo in guardia i cristiani sul vero significato delle opere di carità e dell'indulgenza, che nulla ha a che fare con i beni terreni, ma deve nascere dall'anima, dal pentimento profondo e dalla grazia che soltanto Dio può dispensare, senza alcun bisogno d'oro; lo stesso tempio che si costruisce a Roma è indegno di una missione volta alla gloria di Dio, perché edificato sull'ignoranza e la debolezza del suo Popolo.

La Bibbia tradotta da Lutero stampata ad Augusta nel 1535
(foto tratta da Storiadigitale Zanichelli)

Ben presto, da battaglia contro una pratica ben precisa, la predicazione di Lutero si trasforma in un movimento di riforma religiosa, mirante al recupero dell'ideale di vita evangelico e ad una lettura libera e rigorosa del Nuovo Testamento. Ne derivano l'affermazione della dottrina della Sola Fide, secondo la quale è la fede in Dio a garantire la salvezza, la riduzione dei sacramenti agli unici dispensati da Cristo, cioè il Battesimo e l'Eucarestia, il principio del sacerdozio universale, che rende ogni uomo degno di leggere e interpretare le Scritture; seguiranno l'enunciazione delle dottrine della Sola Scriptura e della Transustanziazione, la negazione dell'obbligo del celibato per i sacerdoti e l'abolizione del culto dei santi e delle reliquie, anch'esso molto redditizio per gli amministratori ecclesiastici.
La Chiesa e il papa (di cui Lutero nega l'infallibilità, contravvenendo al dogma cattolico) ne risultano esautorati e si scatena una forte opposizione al frate, ben presto dichiarato nemico pubblico. Dopo la condanna come eretico da parte di Leone X (1518), l'emanazione della bolla papale Exsurge Domine (1520), che Lutero brucia pubblicamente, e il bando pronunciato dall'imperatore Carlo V di fronte alla Dieta di Worms (1521), Lutero è scomunicato e perseguitato: chiunque lo incontri, può ucciderlo senza pericolo di commettere un crimine.

Hans Brosamer,
Le sette teste di Martin Lutero (1530)
Martin Lutero viene rapito e messo al sicuro dal principe di Sassonia Federico il Saggio, nel cui castello, a Wartburg, si dedica alla traduzione della Bibbia, deciso a porre fine all'esclusiva ecclesiastica nella lettura dei testi sacri. Nel 1522 viene pubblicata la prima edizione in tedesco della Bibbia, per la prima volta accessibile in una lingua parlata dal popolo: è l'inizio di un processo di acculturazione e alfabetizzazione fondamentale per il popolo della Germania.
Negli stessi anni, da questione interna al mondo religioso, la Riforma acquisisce dei tratti politico-sociali e inizia a rivelare episodi di strumentalizzazione e qualche ombra. I principi tedeschi, infatti, approfittano del successo della Riforma per abbracciare le idee di Lutero, con un atto ufficiale nella Dieta di Spira, dal cui motto «Protestamur» (una formula di giuramento solenne), prenderà il nome il movimento stesso del Protestantesimo. Il loro scopo, tuttavia, è principalmente economico e politico, dal momento che essi, sentendosi ormai liberi dalla ceca obbedienza alla Chiesa, iniziano ad incamerare i beni del clero nei loro territori e sperano di strappare maggiori autonomie a Carlo V, strenuo difensore dell'unità religiosa dell'Impero. La Lega di Smalcalda (questo il nome dell'alleanza fra i principi tedeschi fondata nel 1531) diventa uno dei principali problemi di Carlo V, che tenterà di contrastarla invano fino al 1555, anno in cui la Pace di Augusta, ponendo fine ad una guerra sanguinosissima, stabilirà il principio di libertà religiosa di ogni principe imperiale e l'obbligo dei sudditi di ciascuno ad abbracciare la fede del proprio principe («Cuius regio, eius religio»).
Un altro forte moto di rivolta si alza nel 1522 fra i contadini, che, a loro volta, vedono nella Riforma l'opportunità di svincolarsi dalla sottomissione ai potenti (sostenuta, fra gli altri, dal teologo Andrea Carlostadio) e seguono il rivoluzionario Thomas Müntzer. Lutero, però, condanna fermamente questa ribellione, sostenendo che i cristiani devono astenersi dalle rivolte e dalle violenze e affidarsi alla guida dei principi, poiché la libertà spirituale non va confusa dallo scioglimento dall'obbligo di obbedienza politica; le rivolte contadine verranno così duramente represse e Müntzer, catturato nella battaglia di Frankenhausen, verrà decapitato.

L. Cranach, Giuditta con la testa di Oloferne
Ma una grande rivoluzione avviene anche nel campo della comunicazione: la predicazione di Lutero, la denigrazione della pratica delle indulgenze e il contrasto al Protestantesimo generano anche un acceso dibattito che passa, oltre che nelle sedi delle facoltà di teologia e negli ambienti ecclesiastici, nel mondo della neonata stampa. Nascono le vignette satiriche, prodotte da entrambi gli schieramenti, con i cattolici che mettono in circolazione incisioni raffiguranti un Lutero multiforme e diabolico e i protestanti che immortalano l'atto rivoluzionario del frate che brucia pubblicamente la bolla papale. Fra gli artisti che prestano la loro esperienza al Luteranesimo si distingue Lucas Cranach il Vecchio, che, oltre a rapresentare Leone X nell'atto di vendere le indulgenze, crea un'incisione rappresentante La vera e la falsa Chiesa: sul lato sinistro sta la Chiesa di Lutero, che predica una visione serena e pura della fede, sul lato destro la Chiesa cattolica, accecata dall'incubo delle fiamme infernali e dall'avidità, guidata da predicatori consigliati dal demonio appollaiato sulla loro spalla. Ed è sempre Cranach a rappresentare come Giuditta che regge la testa di Oloferne (1530) la lotta fra i principi protestanti contro Carlo V, trasformando un conflitto biblico e il suo straordinario successo in un vessillo politico.
Il 31 ottobre 1517 segna dunque un passaggio epocale: le numerose guerre di religione, la nascita e la scomparsa di movimenti di protesta religiosa e sociale e le continue battaglie contro gli eretici saranno la prova che la pubblicazione delle 95 tesi ha innescato un processo di frammentazione religiosa ben più traumatico di quello scattato con lo Scisma d'Oriente del 1054 e la nascita della Chiesa ortodossa. Nonostante i tentativi di correzione della dottrina delle indulgenze e di moralizzazione del clero e il lancio di un processo di Controriforma che avrà il suo fulcro del Concilio di Trento (1545-1563) e nel potenziamento dell'Inquisizione, il cammino del Protestantesimo è destinato a proseguire e a differenziarsi in esperienze diverse: la predicazione di Ulrich Zwingli a Zurigo, l'Anabattismo di Felix Manz a Münster, la dottrina della Predestinazione di Giovanni Calvino a Ginevra, la nascita della Chiesa anglicana in seguito all'Atto di Supremazia (1534) sono solo alcune delle tappe di un processo di distacco dalla Chiesa e di revisione del suo ruolo cultuale e politico. Un processo costellato di violenze, conflitti civili, rivolte e guerre, ma certamente frutto del battito di quel martello sulla porta della cattedrale di Wittenberg.

Luchas Cranach il Vecchio, La vera e la falsa chiesa (1545)

Per questo da alcuni storici il 1517 è considerato il vero inizio dell'Età moderna, il punto di non ritorno che pone fine all'unità cattolica e alla fiducia assoluta nella Chiesa che ha contraddistinto il Medioevo. In tal senso, andrebbe rivista anche la data di inizio del Medioevo, se intesa come era della Chiesa cattolica unita (senza per questo negare le esperienze evangeliche del Duecento, molte delle quali bollate come eretiche): se è l'avvento del Protestantesimo ad aprire l'Età moderna, a chiudere quella antica dovrebbe essere l'Editto di Milano del 313, con il quale il Cristianesimo divenne religione tollerata, il 325, anno in cui il Concilio di Nicea rifiutò l'Arianesimo, definendo il dogma fondante della Trinità, o il 380, quando Teodosio, con l'Editto di Tessalonica, rese il Cristianesimo religione di Stato, condannando la professione di qualsiasi altro culto. In ogni caso, le 95 tesi hanno rappresentato l'affermazione di un approccio alla fede del tutto nuovo, frutto dell'affermazione dello spirito umanistico che ha portato Lorenzo Valla a mettere in discussione anche la validità di un documento importante come la Donazione di Costantino e un uomo come Martin Lutero a desiderare per tutti i credenti la possibilità di leggere direttamente i Vangeli, senza il filtro di commenti preconfezionati dai vescovi e dai sacerdoti. La vera novità dell'Età moderna è quella di riporre fiducia nelle capacità dell'uomo, nel suo protagonismo, nella capacità di ridefinire il mondo in un modo del tutto diverso rispetto a quello dell'epoca precedente: è il passaggio dalla vita contemplativa e dall'osservazione ceca dei dogmi e dei loro estensori alla vita attiva del fedele che legge i testi sacri della propria religione e critica ciò che nell'amministrazione del culto contrasta con essi e si lancia oltre i confini posti dall'autorità con la stessa forza che ha spinto gli esploratori a sfidare le superstizioni sulla piattezza della Terra e allargare gli orizzonti dell'esistenza e della cultura. Questo anche a costo di pesanti conseguenze, alla pari di quelle prodotte dalla Conquista dei Nuovi mondi, perché molto rapidamente le grandi esplosioni dell'estro, dell'indipendenza e della ragione umana tendono a corrompersi in interessi materiali. Ma anche questo è, malgrado tutto, il segno di un cambiamento epocale.

C.M.