domenica 24 marzo 2013

Dance Dance Dance (Murakami)

In questa uggiosa e ventosa prima domenica di primavera, ero incerta se dedicarmi alla recensione del libro Dance Dance Dance di Murakami o se, invece, scrivere sul film Il lato positivo. Senza nulla togliere al bellissimo lavoro cinematografico, la mia decisione è, infine, ricaduta sul testo dell'autore giapponese.

Sono approdata a questo romanzo qualche mese dopo la lettura de La fine del mondo e il paese delle meraviglie, testo che mi ha fatto conoscere Murakami. Avevo, pertanto, l'aspettativa di trovarmi di fronte una trama originale o folle, difficile da tenere insieme, fatta di scene apparentemente scollegate; di norma non amo le storie in cui il senso e le connessioni tardano a rivelarsi, ma con Murakami questa scelta narrativa non provoca affatto noia o fastidio, anzi, invita a divorare le pagine con curiosità e desiderio di assaporarne anche i particolari apparentemente superflui. Inutile dire che le aspettative non sono rimaste deluse. Anzi: con Dance Dance Dance ho apprezzato ancora di più le soluzioni della fantasia e della tecnica di Murakami.
Questa la trama: un giornalista freelance, insoddisfatto della natura degli articoli che gli vengono commissionati e abbandonatosi ad una vita di routine cui non riesce a dare una direzione, ritorna, spinto da un sogno, in un hotel di Sapporo, trovandolo, dopo tanti anni, profondamente cambiato. Qui incontra la receptionist Yumiyoshi, con la quale, in breve tempo, scopre di condividere una strana esperienza: la trasformazione di una parte dell'albergo in un corridoio buoi e umido, in cui si cela un essere misterioso che 'crea i contatti fra le cose' a beneficio del protagonista stesso. È solo l'inizio di una serie di eventi che vivrà nei mesi seguenti, affiancato dalla tredicenne Yuki, dotata di capacità paranormali: l'incontro con un compagno di liceo diventato attore famoso ma insoddisfatto, l'assassinio di una prostituta di lusso e un'insolita vacanza hawaiana nel corso della quale s imbatte in un poeta con un braccio solo e sei scheletri. La ricerca di una connessione diventerà per il protagonista una danza alla ricerca di una nuova vita.
Il romanzo evolve seguendo la ricerca da parte del protagonista (che è anche il narratore della storia) delle connessioni fra le vicende che si susseguono senza lasciar trapelare indizi sul loro senso. È una danza necessaria, un movimento verso una spiegazione che, pur volendo essere centripeto, è invece centrifugo: ogni accadimento complica il quadro, toglie la possibilità di collegare, ma è questo il senso della danza. Danzare significa reagire, tentare di uscire da uno stato di abbandono e impotenza di fronte ad un cambiamento inevitabile (simboleggiato dalla ricostruzione moderna e lussuosa del vecchio e poco attraente Dolphin's Hotel), cercare di dare un senso all'esistenza per sfuggire ad un mondo buio, alla desolata scissione dal mondo (quella del misterioso abitante del 16° piano), dalla consunzione.

Haruki Murakami (n. 1949)
Dance Dance Dance è la quarta parte di una serie di romanzi noti come Trilogia del Ratto, di cui in Italia è stato tradotto solo il terzo volume, Nel segno della pecora. Alle vicende di quest'ultimo testo si allude in più passaggi di Dance Dance Dance, ma i riferimenti sono rapidi e non pregiudicano una corretta comprensione del testo (la scelta di scindere la serie probabilmente è dovuta alla possibilità di spezzare le vicende). Inutile dire che la mia prossima lettura sarà proprio Nel segno della pecora, per comporre il quadro e, eventualmente, arricchire il mio giudizio su Dance Dance Dance attraverso l'esperienza del suo antecedente.
La narrazione è molto corposa, ma le 500 pagine del libro scorrono catturando l'attenzione del lettore su ogni parola. Nemmeno per un attimo, nonostante l'apparente inconsistenza di ciò che il narratore ci dice, si affaccia il pericolo della noia. Questo perché l'attenzione sui gesti abitudinari del protagonista (la colazione al Dunkin Donuts, due caffè e due ciambelle) e sulle sue giornate inconcludenti (col rifiuto, talvolta, di incarichi di lavoro) ci aiuta a capire il motivo dell'importanza della danza, di quello scossone che è necessario per riconquistare il controllo della propria esistenza.
In chiusura, mi ripropongo una seconda lettura di questo volume con il sottofondo musicale delle canzoni che accompagnano le azioni e i pensieri dei personaggi, dato caratteristico e immancabile nei romanzi di Murakami. In particolare, segnalo il brano che accompagna il momento cruciale di Dance Dance Dance, L'amore è blu di Paul Mauriat.
«Non puoi startene seduto a pensare. Se no non arriverai a niente. Capisci?»
«Capisco» dissi «Ma cosa devo fare, allora?»
«Danzare» rispose «Continua a danzare, finché ci sarà musica. Capisci quello che ti sto dicendo? Devo danzare. Danzare senza mai fermarti. Non devi chiederti perché. Non devi pensare a cosa significa, Il significato non importa, non c'entra. Se ti metti a pensare a queste cose, i tuoi piedi si bloccheranno. E una volta che si saranno bloccati, io non potrò più fare niente per te. Tutti i tuoi collegamenti si interromperanno.» (cap. 11, pp. 112-113)
C.M.

6 commenti:

  1. Recensione molto bella! Non ho ancora letto il libro (è lì in attesa tra i nuovi acquisti!) ma conosco Murakami e le atmosfere che riesce a creare e credo che tu abbia reso perfettamente l'idea nel tuo commento. Bello anche il richiamo musicale. Credo proprio che questo libro sarà una delle mie prossime letture (non posso farlo aspettare troppo lì appollaiato sulla mensola!). Se non lo hai già letto, di Murakami ti consiglio "Norwegian wood". A presto! Ale

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    1. Grazie, Alessandra! Sono intenzionata a leggerli tutti un po'alla volta, ma, dato che lo consigli, subito dopo "Nel segno della pecora" leggerò "Norvegian Wood"! Grazie del suggerimento e alla prossima! Cristina

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  2. L'ho iniziato una settimana fa, ed è il mio primo Murakami.
    Devo dire che mi sta prendendo sia come stile (sottilmente diverso da uno scrittore occidentale) che come storia (quotidiano venato di paranormale).
    Se vuoi, torno a commentare una volta finito. ;)

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    1. Con molto piacere, sarò felicissima di leggere la tua opinione a lettura finita! Finora questo è il mio Murakami preferito, ti auguro di continuare ad apprezzarlo! Buon proseguimento di lettura e a presto! :)

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  3. Ok, finito.
    Se vuoi, puoi leggere le mie impressioni qui. ;)

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