lunedì 22 aprile 2013

Vanità - Pozzanghere

La passeggiata sotto la pioggia di oggi e i riflessi dei palazzi nell'acqua mi hanno riportato alla mente questo testo che presentai ad un concorso di poesia circa tre anni fa. Probabilmente non percorrerò più la strada della poesia, ma questi versi sono fra i pochi che rileggo senza l'istinto di rinnegarli, per il loro suono e per quello che rappresentano: la bellezza di contemplare un mondo che si specchia.

Vanità - Pozzanghere

Acido mistero:
innaturale suolo cangia la veste
in cute specchiante
che secerne riverberi
e lava le orme
azzerando i passi
battezzando tragitti novelli.
Stupore infante
nel ritrovare un mondo
che scende le scale
per congiungersi
al cuore della terra
nella morbosa passione
avido
di radicarsi
per non essere rapito
dall’anello fulgido di saccheggi.
L’albero piantato nel cemento
il cirro intrappolato a terra
il ramo teso nell’abisso
il nembo appiattito
respirano
l’anima della talpa
e il passo del lombrico
stanchi
dei graffi del gabbiano
che ora contemplano
seduti.
Gode della gravità
la schiena del mondo.


C.M.

2 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie Giulia! Non concedo molto peso alle mie bagatelle poetiche, anzi, non le definisco nemmeno poesia, ma ho salvato questi piccoli frammenti per tenere traccia delle impressioni delle piccole cose.

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