venerdì 23 agosto 2013

In origine era il capro

Scrive Aristotele che la tragedia greca nacque «da coloro che intonavano il ditirambo» (Poetica 49a, 10.), ovvero dai canti in onore di Dioniso eseguiti da due semicori che, in un meccanismo di botta e risposta, narravano le vicende del dio; gradualmente, il dialogo fra i due semicori si sarebbe trasformato in un dialogo fra un singolo e il coro (o un rappresentante del coro), dando origine alla forma originaria della tragedia che, appunto, vedeva un singolo attore interfacciarsi con un gruppo che cantava e danzava.
La forma che assunsero ad Atene le rappresentazioni tragiche reca evidenti tracce del legame fra il dramma e la divinità di Dioniso, sia nell'etimologia del genere (τράγος e ᾄδω, le due parole che compongono il termine, significano 'capro' e 'cantare', per cui 'tragedia' significherebbe 'canto del capro', in riferimento al corteo di Dioniso, composto proprio da satiri e capri), sia nell'inserimento delle recitazioni all'interno delle feste religiose in onore del dio del vino; lo stesso teatro ateniese, che sorgeva alle pendici dell'acropoli, era dedicato a Dioniso.

Ricostruzione del teatro di Dioniso ad Atene

Le Grandi Dionisie, feste religiose che si tenevano ad aprile e che si inserivano nel panorama generale delle feste primaverili comuni in tutto il mondo indoeuropeo, vennero fondate dal tiranno Pisistrato fra il 535 e il 532 ed ebbero fin da subito anche una connotazione civico-religiosa molto importante. Entro le celebrazioni, infatti, erano inserite tre giornate di agoni drammatici (ognuna dedicata ad un tragediografo), al termine delle quali si stabiliva per votazione l'autore vincitore. Ogni attore, che spesso era anche l'attore che dialogava con il coro, nonché il compositore delle musiche, portava in scena tre tragedie (inizialmente legate, poi sciolte una dall'altra) seguite da un dramma satiresco, ovvero un componimento che riprendeva i personaggi del mito oggetto dei testi precedenti, calandoli in un contesto basso, prosastico e umoristico e circondandoli di un coro di satiri; questo genere di composizione aveva lo scopo di rasserenare gli animi dopo le dure e cruente vicende delle tragedie.
Le modalità della gara e la strutturazione dei drammi subirono diverse modifiche nel corso del tempo: Aristotele attribuisce ad Eschilo l'introduzione di un secondo attore e la conseguente riduzione del ruolo del coro in favore del deuteragonista e a Sofocle la scelta di portare sulla scena un terzo attore e di curare le scenografie (Poetica, 49a, 15). Queste innovazioni andavano in direzione di una sempre maggiore specializzazione del ruolo degli attori (hypokrités), all'aumento delle parti liriche e individuali, alla focalizzazione sul dramma dei personaggi e alla riduzione degli interventi corali, che, sul finire dell'epoca classica, si ridurranno a semplici intermezzi senza alcun legame con la trama.
Gli agoni drammatici durarono quasi due secoli e si stima che in un tale periodo di tempo possano essere andati in scena (durante gli spettacoli ateniesi e le manifestazioni minori, anche delle aree coloniali) millesettecento fra tragedie e drammi satireschi, eppure ad oggi possediamo solamente trentuno tragedie e un dramma satiresco, uniti ad una grande quantità di frammenti, talvolta davvero esigui; i drammi sopravvissuti sono degli autori considerati canonici, Eschilo, Sofocle e Euripide. La più antica tragedia che leggiamo, che è anche l'unica che non inscena un episodio mitico, bensì una vicenda storica, è I Persiani di Eschilo (472 a.C.).
Esisteva una differenza fondamentale nelle rappresentazioni antiche rispetto a quelle odierne: ogni dramma veniva portato in scena una volta soltanto, poiché non esisteva la concezione del repertorio; l'uso di riproporre drammi significativi degli autori del passato si impose solo dal 386 a.C. Dal 487, inoltre, vennero ammessi all'agone drammatico anche cinque commediografi, che presentavano ciascuno una commedia in una quarta giornata di competizioni.

Eschilo, Sofocle ed Euripide

Un alto aspetto significativo della tragedia antica era l'importanza che ad essa veniva attribuita in termini di formazione religiosa e civica. Tutti i cittadini ateniesi dovevano assistere agli agoni, al punto che venivano loro retribuite la giornate di lavoro perse e, dalla fine del V secolo, quando il pubblico sembrava ormai disaffezionato al teatro, venne introdotto il theorikòn, un sussidio di due oboli per incentivare la partecipazione. La tragedia, infatti, era un'importante manifestazione civica, corredata da una serie di eventi che servivano a dimostrare il predominio politico e culturale di atene (venivano invitati a teatro anche ambasciatori e funzionari di città alleate) e aveva una funzione educativa (Aristotele scrive 'catartica') perché metteva in scena gli effetti disastrosi dell'esplosione della superbia di un singolo o di un'intera comunità, i danni derivanti dal tradimento delle leggi familiari, dalla diserzione, dal mancato rispetto delle autorità, dagli eccessi di furore e dall'affronto agli déi.
Il teatro tragico divenne dunque per gli ateniesi un vessillo culturale, un segno di una preminenza e di uno sviluppo che Atene si proponeva di estendere a tutto il mondo ellenico. Gli agoni drammatici riunivano aspetti religiosi, civili, etici e politici, dimostrandosi importanti occasioni di coesione sociale e di diffusione di un messaggio di egemonia.


C.M.

19 commenti:

  1. In qualità di Denise mi sento interpellata :)

    Mi ha colpito quel hipokritès a fianco di "attori": non conoscevo questa etimologia, sempre che si rifaccia davvero all'odierno "ipocriti", ma se è così non mi stupisce, considerato il binomio persona-maschera del latino.

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    1. E' proprio così, Denise: d'altronde chi è l'ipocrita se non una persona che recita una parte, facendo nella vita qualcosa che non ha minimamente a che fare con quanto dice? Uno dei molti esempi di quanto la conoscenza delle lingue antiche aiuti a comprendere lo spessore reale di parole e frasi che utilizziamo quotidianamente...

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  2. La funzione educativa mi ha ricordato i “miracle plays” della tradizione britannica (forse anche quella francese o il presepe di san Francesco): attraverso le rappresentazioni si cercava di insegnare qualcosa al popolo; se ben ricordo i primi “testi” erano tratti dalla bibbia, una specie di catechesi “dal vivo”.
    Ma il particolare che mi ha colpito del post è stata “la funzione catartica”. Anche se non recito attivamente, spesso “uso” i personaggi dei libri proprio per “sfogare” sentimenti negativi. Un esempio semplice: un personaggio mi è antipatico? Immagino come torturarlo – sì, perché ucciderlo non basta, meglio farlo soffrire un po’… molto liberatorio!

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    1. Hai fatto bene a ricordare i miracle plays, perché le rappresentazioni sacre sono state l'unica forma di teatro intercorsa fra la fine degli spettacoli antichi di qualsiasi genere (pagani, quindi considerati immorali, sebbene qualche autore abbia tentato di proporre tragedie di argomento biblico) e il recupero della drammaturgia antica con l'Umanesimo. La funzione educativa ateniese aveva un fine più ampio di quello religioso, era soprattutto un'occasione per promuovere l'etica e il primato culturale di Atene, ma per gli Antichi l'aspetto rituale era strettamente connesso alla vita civica, quindi il parallelo è ben motivato.
      Platone ti avrebbe messa al bando da Atene per questa tua pratica liberatoria, e infatti condannava la tragedia come fonte di possibili atteggiamenti violenti, ma il buon Aristotele sarebbe stato dalla tua parte, sostenendo che la purificazione dalle passioni violente attraverso una sollecitazione drammatica (nel tuo caso letterari) è premessa necessaria alla salute e alla pacificazione delle emozioni più dure e pericolose! :)

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    2. be’ non si può piacere a tutti: mi “accontento” dell’approvazione di Aristotele!

      Seriamente: a proposito anche del commento di Marta, forse è una “contaminazione” latina
      ricordate “panem et circenses”?

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    3. Un ottimo parallelo, sicuramente! ;)
      Io ho sempre percepito un atteggiamento più sincero da parte dei Greci e più subdolo da parte dei Romani: per i primi il teatro era una vera occasione formativa, culturale e civica, mentre per i secondi gli spettacoli (che erano perlopiù combattimenti, battaglie navali, corse di carri e combattimenti di pugilato, manifestazioni che non comportavano alcun impegno mentale) erano un'occasione di propaganda politica (dato non estraneo alla civiltà Ateniese), ma soprattutto un modo per tenere buona la folla sfruttando il divertimento... ma si tratta anche, in fondo, di due civiltà per certi aspetti molto diverse! :)

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  3. Ciao bello il tuo articolo e molto interessante. Sinceramente leggendo lo mi è sorto un piccolo pensiero: in ogni epoca e in ogni luogo alcune attività sono state usate per indirizzare il popolo su un determinato cammino, ovviamente quello che più si confà al governo presente in quel determinato momento. Oggi non è diverso da ieri e domani sarà lo stesso. Ciò che cambia è la moralità di coloro che tirano le fila.

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    1. Hai proprio ragione: ieri il teatro, oggi la tv e gli stadi. Gli intenti ateniesi puntavano al coinvolgimento dei cittadini nella vita e nell'immagine pubblica, mentre da noi avviene semmai il contrario. Un bel passo indietro...

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  4. Ieri, per festeggiare un, diciamo, piccolo successo, mi sono procurato le Baccanti. Non posso quindi che apprezzare il tuo articolo, che mi ha ricordato la storia del capro.
    Dioniso resta la mia divinità preferita! ^^

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    1. Un modo originale di festeggiare (sarei curiosa di sapere cosa, ma non voglio sembrare un'impicciona! :P), Le baccanti sono una tragedia controversa, ma a mio avviso molto intensa e, soprattutto, strettamente connaturata con l'origine e il senso del genere stesso. :)

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  5. Il teatro antico greco è la parte del programma di letteratura più bella che io abbia studiato l'anno scorso!

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    1. Eh sì! Anzi, ti dirò che secondo me il teatro è la parte più bella di tutta la letteratua greca dopo l'epica!

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  6. grazie grazie grazie! sto imparando moltissimo! ho anche scoperto il significato di agone e deuteragonista ^__^ leggo anche gli altri commenti e le tue risposte, hai dei lettori molto colti e imparo anche da quello che scrivono loro. Per Panem et circenses ho trovato questa spiegazione http://it.wikipedia.org/wiki/Panem_et_circenses è giusta?

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    1. Sì, l'origine è proprio quella: la formula che sentiamo così spesso e che ancora oggi descrive in parte la funzione dello spettacolo è stata coniata dal poeta Giovenale!
      Sono davvero contenta che i post che scrivo, i commenti dei lettori e le riflessioni che ne derivano risultino interessanti e apportino nuove conoscenze: anch'io sto imparando molto, sia nel documentarmi per essere più chiara e obiettiva, sia nel dialogo che intratengo con voi in questi spazi! Quindi è a voi che va il mio ringraziamento! :D

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  7. grazie per avermi fatto rispolverare i vecchi libri del liceo! :)

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    1. Una delle parti del programma più affascinanti! Sono contenta che il post sia stata l'occasione per far riaffiorare i ricordi scolastici! :)

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  8. Ciao!
    Mi sto laureando in Storia con tesi in Storia delle religioni e vorrei farti i complimenti per il blog, veramente bello e interessante!
    Sei tra i miei preferiti! :)
    chiara
    http://lalignegraphique.blogspot.it/

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    1. Ciao, Chiara! Benvenuta al nido delle civette e grazie per i complimenti e per aver inserito Athenae Noctua fra i tuoi preferiti: mi fa piacere che vi si soffermino anche studiosi dei settori cui il blog è maggiormente dedicato! :)

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