lunedì 6 gennaio 2014

Epifanie in penna e pennello

Con la rapidità di tutte le cose belle e rilassanti, le feste se ne stanno andando e, come già fatto in occasione del Natale, vi propongo un breve percorso artistico e poetico ispirato a questa ricorrenza. Assieme alla natività e ai momenti della passione di Cristo, l'adorazione dei magi è uno dei momenti più rappresentati della vita di Gesù, ma convive, ormai, nel nostro immaginario, con la figura della vecchia befana che, a cavallo della scopa, dispensa gli ultimi doni. Ecco perché, delle due poesie che ho scelto, una è dedicata all'aspetto sacro e solenne della giornata, l'altra a quello profano e quotidiano, una divisione che, peraltro, è abbastanza emblematica del diverso approccio dei due maggiori autori del Decadentismo italiano.

Giotto, Adorazione dei Magi, dal ciclo pittorico
della Cappella degli Scrovegni, Padova (1303-1305)

Gabriele D'Annunzio, I Magi

Una luce vermiglia
risplende nella pia
notte e si spande via
per miglia e miglia e miglia.
O nova meraviglia!
O fiore di Maria!
Passa la melodia
e la terra s'ingiglia.
Cantano tra il fischiare
del vento per le forre,
i biondi angeli in coro;
ed ecco Baldassarre
Gaspare e Melchiorre,
con mirra, incenso ed oro.

Sandro Botticelli, Adorazione dei Magi (1475 ca.)

Giovanni Pascoli, La befana

Viene viene la Befana
vien dai monti a notte fonda.
Come è stanca! La circonda
neve, gelo e tramontana.
Viene viene la Befana.
Ha le mani al petto in croce,
e la neve è il suo mantello
ed il gelo il suo pannello
ed il vento la sua voce.
Ha le mani al petto in croce.
E s’accosta piano piano
alla villa, al casolare,
a guardare, ad ascoltare
or più presso or più lontano.
Piano piano, piano piano.
Che c’è dentro questa villa?
Uno stropiccio leggero.
Tutto è cheto, tutto è nero.
Un lumino passa e brilla.
Che c’è dentro questa villa?
Guarda e guarda...tre lettini
con tre bimbi a nanna, buoni.
guarda e guarda... ai capitoni
c’è tre calze lunghe e fini.
Oh! tre calze e tre lettini.
Il lumino brilla e scende,
e ne scricchiolan le scale;
il lumino brilla e sale,
e ne palpitan le tende.
Chi mai sale? Chi mai scende?
Co’ suoi doni mamma è scesa,
sale con il suo sorriso.
Il lumino le arde in viso
come lampada di chiesa.
Co’ suoi doni mamma è scesa.
La Befana alla finestra
sente e vede, e s’allontana.
Passa con la tramontana,
passa per la via maestra,
trema ogni uscio, ogni finestra.
E che c’è nel casolare?
Un sospiro lungo e fioco.
Qualche lucciola di fuoco
brilla ancor nel focolare.
Ma che c’è nel casolare?
Guarda e guarda... tre strapunti
con tre bimbi a nanna, buoni.
Tra la cenere e i carboni
c’è tre zoccoli consunti.
Oh! tre scarpe e tre strapunti...
E la mamma veglia e fila
sospirando e singhiozzando,
e rimira a quando a quando
oh! quei tre zoccoli in fila...
Veglia e piange, piange e fila.
La Befana vede e sente;
fugge al monte, ch’è l’aurora.
Quella mamma piange ancora
su quei bimbi senza niente.
La Befana vede e sente.
La Befana sta sul monte.
Ciò che vede è ciò che vide:
c’è chi piange e c’è chi ride;
essa ha nuvoli alla fronte,
mentre sta sull’aspro monte.

Leonardo da Vinci, Adorazione dei Magi (1481-incompiuto)

La mia preferenza va di certo al brano di Pascoli, un po'perché si tratta del mio poeta preferito, un po'perché rende l'umanità e la concretezza del reale e, anche nello scrivere una filastrocca in rima, che, di per sé, evoca spensieratezza, infonde un velo di malinconia per chi non può godere della gioia delle feste e dei doni. Ben diverso è il suo contemporaneo D'Annunzio, che non rinuncia ad infarcire pochi versi di termini eleganti e ricercati (vermiglia, s'ingiglia, forre), sottolineando l'eccezionalità dell'evento.
Nella rappresentazione pittorica, invece, possiamo notare l'estrema essenzialità e linearità dello schema di Giotto in contrapposizione alla ricchezza e alla densità di figure presente nella resa botticelliana, dove, fra gli astanti, compaiono lo stesso artista (in primo piano a destra) e i membri della famiglia Medici sulla sinistra, con Cosimo il vecchio che offre l'omaggio al bambino. Un vero peccato non poter godere della versione di Leonardo, se non nell'abbozzo conservato agli Uffizi, che presenta un'ambientazione diversissima e accentua, con la disposizione delle figure tutt'intorno alla Vergine col bambino e nella posa china o protesa di tutte loro l'aspetto reverenziale che manca alla più eterea raffigurazione padovana e, soprattutto, alla regale scena botticelliana.
Si può notare la diversità di spunti, visioni e stili che nascono da un evento comune: confronti fra parole e opere (ma le forme sono più variegate delle poche portate come esempi) mettono in evidenza le trasformazioni che artisti e poeti possono operare, le mille letture che di uno stesso episodio si possono dare.

C.M.

4 commenti:

  1. Mi piace l'impegno costante e la cura per il dettaglio che metti sempre nei tuoi articoli, oltretutto senza mai appesantirli. Li definirei delle piccole perle sull'arte e la letteratura, che permettono a chi ti legge di rispolverare antiche memorie...
    A parte questo, il Pascoli non lo digerivo a scuola e non lo digerisco neppure adesso (tantomeno se mi parla della Befana), mentre di D'Annunzio ho sempre amato (e amo ancora) La pioggia nel pineto, mentre per tutto il resto della sua opera lo trovo anch'io troppo artificioso, al limite del nauseante. ;-)

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    1. D'Annunzio ha sempre voluto essere così e ce l'ha fatta, non c'è che dire!
      Ti ringrazio per le tue parole, è davvero importante sapere che anche da un semplicissimo post si possono stabilire connessioni di ricordi e impressioni con i lettori! :)

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  2. A me è sempre piaciuta l'Epifania, sia per la particolarità della calza e poi perché ho dei dolcissimi ricordi di infanzia legati a questo ultimo giorno di festa. Adoravo le figure dei magi che ho voluto ostinatamente accompagnare con i cammelli, sarebbe bello una approfondimento su queste figure.
    Pensavo l'altro giorno proprio al fatto che questi siano dei 'magi' che, se non ricordo male, nella cultura orientale è sinonimo di mago; è un innesto storico/culturale di buona rilevanza!

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    1. I magi persiani, infatti, erano delle figure che si occupavano sia di politica che di religione e, nelle loro competenze, abbracciavano un po' tutte le aree del sapere, molte delle quali erano strettamente connesse alla magia, motivo per cui anche la nostra parola "magia" deriva dai magi: sarà dall'osservazione delle stelle e del cielo, operazioni magico-sacrali per molte culture antiche, che avranno avvistato la cometa che li avrebbe portati alla capanna?

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