venerdì 14 febbraio 2014

Cronaca di una morte annunciata - G. García Márquez

In un remoto paese sudamericano, dopo i bagordi di una torrida notte di festeggiamenti per il matrimonio di Agela Vicario e Bayardo San Román, sotto gli occhi di ogni singolo abitante si consuma il sanguinosissimo delitto di Santiago Nasar. L'aspetto più surreale di una vicenda le cui premesse si svelano a poco a poco e senza una totale chiarezza è che tutti sanno che Santiago Nasar verrà ucciso e chi compirà l'omicidio.

Quella di Santiago Nasar è una morte annunciata fin dalle primissime righe, che esordiscono con una sentenza di peso quasi bi biblico: «Il giorno in cui l'avrebbero ucciso, Santiago Nasar si alzò alle 5 e 30 del mattino per andare ad aspettare il battello con cui arrivava il vescovo». Un inizio semplicissimo, che porta il lettore a trovare più straordinario l'arrivo del vescovo del fatto stesso che, in quello stesso giorno, il protagonista del romanzo stia andando incontro alla morte.
Pablo e Pedro Vicario, i fratelli della novella sposa, sono pronti a fare di Santiago Nasar la vittima di un delitto d'onore affidandosi alle confessioni di Angela, di cui non è mai chiarita l'effettiva buona fede. Una volta che la macchina dell'assassinio si è messa in moto, però, non c'è modo di fermarla: a nulla valgono le visioni in sogno della madre di Santiago, a nulla serve che la voce del prossimo omicidio rimbalzi per ogni casa, piazza e negozio e che l'alcalde sequestri ai due fratelli i coltelli da macellai: per quanto l'allarme risuoni in ogni dove e sebbene gli amici di Santiago si muovano per soccorrerlo, l'inevitabile dovrà accadere e lo stesso protagonista è incapace di credere alle voci sul suo conto.
Mille indizi e mille vie di fuga si presentano a Santiago nelle pochissime pagine che compongono il racconto, eppure egli rimane vittima di una tragica fatalità, di un fraintendimento stesso dei segnali che raggiungono lui e i suoi cari, sicché si consuma, in apertura e in chiusura di ogni capitolo, il fatto preannunciato; da questo momento in poi García Márquez si sofferma sui particolari più cruenti e macabri del corpo martoriato di Santiago Nasar e sull'inettitudine di coloro che avrebbero dovuto evitare il peggio o, almeno, rispettare il suo corpo.
In Cronaca di una morte annunciata (1982), come in Cent'anni di solitudine, l'autore crea e popola un mondo sospeso fra il crudo realismo e tradizioni che rievocano passati pittoreschi, senza farci mancare i personaggi particolarissimi e minuziosamente caratterizzati cui ci aveva abituato col testo precedente, anche laddove si tratti di brevi e sporadiche apparizioni. Siamo in presenza di un racconto agile e denso che conferma la grande abilità narrativa dello scrittore sudamericano nello scandagliare i lati più fantasiosi e più torbidi egli esseri umani.

Gabriel García Márquez

«Nel carcere di Riohacha, dove restarono tre anni in attesa di giudizio perché non avevano di che pagarsi la cauzione per la libertà condizionata, i reclusi di più lunga data li ricordavano per il loro buon carattere e la loro socievolezza, ma non ravvisarono mai in loro nessun indizio di pentimento. Nondimeno, tutto sembrava dimostrare che i fratelli Vicario non avevano fatto nulla di ciò che sarebbe stato utile per uccidere Santiago Nasar in maniera rapida e senza ostentazione pubblica, ma anzi fecero molto di più di ciò che era immaginabile perché qualcuno impedisse loro di ucciderlo, e non ci riuscirono.»

C.M.

4 commenti:

  1. Libro che voglio leggere da tempo e che rimando sempre per un motivo o per un altro... dopo aver letto il tuo post ho ancora piu voglia di leggerlo!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ne vale davvero la pena, è molto bello e, se hai apprezzato Cent'anni di solitudine, sono certa che ti picerà anche questo!

      Elimina
  2. a me non aveva entusiasmato, ma dò la colpa al fatto che l'avevo letto in spagnolo quando lo spagnolo lo sapevo molto poco e avevo fatto una gran fatica... mi è rimasta la voglia di leggere Cien año de soledad e spero di riuscire a farlo presto!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Quello è il capolavoro, anche se forse ho amato ancor di più L'amore ai tempi del colera. Immagino che leggere Gabo in lingua sia effettivamente molto impegnativo, perché a volte è inopportuno ricercare logicamente il senso di ciò che racconta ed è necessario, invece, lasciar correre la fantasia... in ogni caso, buona lettura!

      Elimina

La tua opinione è importante: condividila!