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venerdì 4 aprile 2014

Philadelphia (Jonathan Demme, 1993)

Quando ritrasmette film di qualità anche un po'datati, la televisione mi suggerisce che c'è ancora un buon motivo per tenerla in casa. Philadelphia è un titolo che rientrava nella collezione di videocassette di casa, ma, quando lo vedevo scritto sulla striscia adesiva, non avevo l'età per guardare il film; poi il videoregistratore è andato e ormai non c'era altra scelta che convertirsi ai dvd, fatto che ha comportato la perdita di molte pellicole della videoteca domestica. Così, quando ho sentito l'annuncio della messa in onda di Philadelphia, ho avuto l'occasione di recuperare un ricordo mai svolto e di soffermarmi sul film che ha permesso ad Hanks di vincere uno dei due premi Oscar della sua carriera (il secondo sarebbe arrivato l'anno successivo con Forrest Gump).

Il giovane e promettente avvocato Andrew Beckett (Tom Hanks) ha appena ottenuto dai soci del prestigioso studio per cui lavora la responsabilità di un'importantissima causa e gli elogi dell'intero staff. Molto presto, però, si assenta dal lavoro per problemi di salute che lo costringono ad un ricovero inaspettato e, mentre è in attesa degli accertamenti, riceve una telefonata: il rapporto sul caso, che si discuterà l'indomani in aula, è misteriosamente scomparso. La cartella viene ritrovata in extremis, ma la scomparsa dei documenti, in realtà organizzata dagli stessi colleghi di Beckett, è il motivo addotto per il suo repentino licenziamento. Andrew, però, è convinto che si tratti solo di un pretesto dovuto ad un atteggiamento discriminatorio: il giovane avvocato è affetto dall'aids, malattia contratta nel corso di un rapporto omosessuale occasionale, e il suo allontanamento dallo studio serve per liberarsi di quello che per i soci è uno scomodo appestato gay. Per questo si rivolge a diversi avvocati per citare in giudizio i suoi datori di lavoro, vedendosi rifiutare la difesa da nove professionisti, finché non approda nello studio di Joseph Miller (Denzel Washington) che, inizialmente restio a superare i propri pregiudizi, vedendo concretizzarsi la discriminazione ai danni di Beckett in una biblioteca, decide di affrontare il processo e inizia un'intensa collaborazione con Andy, il suo compagno Miguel (Antonio Banderas) e la sua famiglia, arrivando, sebbene con fatica, ad accantonare gli imbarazzi e i preconcetti nel tentativo di far trionfare la giustizia.


Philadelphia è una storia di amore, tenacia e coraggio, ma anche un inno struggente al rispetto dei diritti, della libertà e dell'uguaglianza. La storia di Andy è raccontata con estremo tatto, ma ha in sé tutta la durezza e la sofferenza di una malattia devastante che l'indifferenza o, peggio, l'astio della società, fanno progredire più in fretta, come se il dramma personale non bastasse. Philadelphia è soprattutto un atto di riflessione sull'insensatezza dei pregiudizi e sulle pesanti conseguenze dell'ignoranza.
«Cos'è che le piace di più del diritto?»
«Il fatto che una volta ogni tanto, non sempre, ma a volte, diventi parte della giustizia. La giustizia applicata alla vita.»
C. M.

4 commenti:

  1. Film da rivedere, direi. Mi sa che l'ho visto l'ultima volta a scuola!

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    1. Ne vale certamente la pena, sono rimasta molto colpita da questo film, lo rivedrei senza esitazioni!

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  2. Ciao Cristina! C'è un premio per te, ti aspetto sul blog! Buona domenica!
    http://langolinodiale.wordpress.com/2014/04/06/valori-culturali-etici-e-letterari-premio-dardos/

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    Risposte
    1. Ciao, Ale! Grazie mille, prossimamente dedicherò un post alle ultime premiazioni e questo nuovo riconoscimento merita un posto particolare! :)

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