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lunedì 28 aprile 2014

Pochi ma buoni?

Troppi libri ma troppo poco tempo: quanti di noi lettori hanno questo problema? Inutile cercare scuse, l'accumulare libri è un vero e proprio disturbo ossessivo-compulsivo: entriamo in una libreria e, pur sapendo che gli scaffali di casa minacciano crolli mortali al nostro passaggio, dobbiamo comprare un nuovo volume. 

Installazione di Alicia Martín
al Museo Meermanno de L'Aja
La nostra è una sorta di fida alla Fortuna e al Tempo, i grandi antagonisti dell'essere umano, è come se quell'aggiungere tomi ad una mobilia pronta ad esplodere fosse una sfida agli equilibri del mondo che potrebbero travolgerci o come se fossimo convinti di poter trovare davvero tutto il tempo per esaurire gradualmente le scorte. Non illudiamoci: non succederà mai!
Sulla bibliofagia si sono espressi, nel passato, illustri personaggi, e ho pensato ad una sorta di processo virtuale in cui si fronteggiassero un centellinatore di pagine e autori da gourmet e un insaziabile ghiottone. Il primo è l'emblema della moderazione antica, Lucio Anneo Seneca, il secondo il tormentato e vanaglorioso Francesco Petrarca. Due personaggi che, se si sentissero affibbiare queste definizioni, si rivolterebbero nella tomba, ma il privilegio di essere posteri ci permette questo ed altro.
Fin dall'apertura delle sue Lettere morali a Lucilio, precisamente dall'epistola II, Seneca raccomanda al suo giovane pupillo di essere parco e attento nella selezione delle sue letture, di non sprecare il suo tempo vagando da un autore all'altro come da un luogo all'altro senza meta:
Bada, poi, che questa lettura di molti autori e di volumi d'ogni genere non abbia un che di vago e instabile. Bisogna acquisire dimestichezza e nutrimento da alcuni autori, se vuoi trarne qualcosa che risieda fermamente nel tuo animo. Chi sta ovunque non sta in nessun luogo. Quelli che passano la vita in continui spostamenti avranno molti ospiti, ma nessun amico. Di conseguenza, è inevitabile che ciò accada anche a quelli che non si applicano con impegno nello studio, ma si spostano in fretta da un'opera all'altra. Non giova né dà nutrimento al corpo il cibo che appena assunto viene rigettato, niente ostacola la salute quanto il continuo cambiamento delle cure, la ferita non cicatrizza se vi vengono continuamente aggiunte medicazioni, non si rinvigorisce la pianta che è spesso trapiantata: non c'è cosa tanto utile che arrechi vantaggio in un fuggevole passaggio. L'abbondanza di libri è una distrazione; e dunque, poiché non puoi leggere tutti i libri che puoi possedere, è sufficiente che tu possieda quelli che puoi leggere. Mi dirai «Ma voglio sfogliare ora questo libro ora un altro». Assaggiare molte pietanze è tipico di uno stomaco viziato: i cibi variegati non nutrono, ma intossicano. Dunque leggi sempre gli autori già apprezzati e, se qualche volta ti farà piacere rivolgerti ad altri, torna poi ai primi.
Notiamo che Seneca, che raccomanda a Lucilio di selezionare accuratamente le sue letture per non sprecare il proprio tempo, non si trattiene dall'abusare degli attimi tanto preziosi della vita del suo giovane amico, pensando bene di spedirgli ben centoventiquattro missive: professione di umiltà come se piovesse, insomma.
Dall'altro lato della barricata c'è, invece, il poeta laureato Petrarca, che, nello scrivere all'amico Giovanni Anchiseo (Familiares III, 18), lo invita a ricercare nuovi volumi che possano soddisfare il suo bisogno di leggere, leggere e leggere, un atteggiamento che è in linea col fervore della ricerca degli autori antichi di epoca preumanistica:
Ma, perché tu non mi creda libero ormai da tutti gli umani errori, sappi che ancora mi possiede una insaziabile brama, che fino ad oggi non ho potuto davvero né voluto frenare: infatti mi scuso entro di me col dirmi che la brama di cose degne non è da ritenersi indegna. Aspetti che io ti dica di che genere di malattia si tratta? Ecco: non riesco a saziarmi di libri. E sì che ne posseggo un numero probabilmente superiore al necessario; ma succede anche coi libri come con le altre cose: la fortuna nel cercarli è sprone a una maggiore avidità di possederne. Anzi coi libri si verifica un fatto singolarissimo: l'oro, l'argento, i gioielli, la ricca veste, il palazzo di marmo, il bel podere, i dipinti, il destriero dall'elegante bardatura, e le altre cose del genere, recano con sé un godimento inerte e superficiale; i libri ci danno un diletto che va in profondità, discorrono con noi, ci consigliano e si legano a noi con una sorta di familiarità attiva e penetrante; e il singolo libro non insinua soltanto se stesso nel nostro animo, ma fa penetrare in noi anche i nomi di altri, e così l'uno fa venire il desiderio dell'altro. [...] E tu, se davvero mi vuoi bene, a qualcuno dei tuoi colti amici da' quest'incarico: che vadano in cerca per la Toscana, frughino negli scaffali de' religiosi e degli altri uomini studiosi, se possa uscirne fuori qualcosa che valga non so se ad acquietare o ad acuire la mia sete.

Sono proprio curiosa di sapere come giudicate gli atteggiamenti dei due autori e se comprendiate più quello composto di Seneca o quello febbrile di Petrarca, se, stoicamente, anche voi selezionate con cura i vostri volumi o se, al contrario, volete gustare mille pietanze diverse, anche a costo di imbattervi in qualche cibo sgradito, perché, in fondo, il piacere della lettura fa passare in secondo piano anche la delusione di una scelta sbagliata. Ditemi tutto, cari lettori!

C.M.

22 commenti:

  1. Bella domanda. Io predico Seneca e razzolo Petrarca.
    "Chi sta ovunque non sta in nessun luogo" è un'affermazione che ha del senso: bisognerebbe essere selettivi e nutrirsi solo di letture che sentiamo necessarie. A pizzicare in lungo e in largo si rischia di creare solo fumo. Però c'è anche da dire che questo approccio è troppo razionale e potrebbe, in alcuni casi, risultare limitante: può capitare che, assecondando l'ingordigia, nel mucchio di libri presi a ispirazione ci sia il volume-rivelazione che mai ti aspettavi di trovare.
    Io sono per la selezione controllata.

    Il problema dell’accumulo è una questione difficile da ridurre in un commento (e la lucidità mutilata del lunedì mattina non mi aiuta). È un argomento da approfondire, magari ci ritornerò.
    In sostanza, come la vedo io: i libri sono pezzi di vita altrui, e possederne tanti mi rende l’illusione di una furtiva appropriazione di momenti di eternità.

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    1. Che bel pensiero, Maria! Sono d'accordo con te, la ricchezza della lettura e le opportunità di conoscenza e autoconoscenza che procura accentuano la "febbre del libro"; in fondo, qui come in altri casi, a mio parere la virtù sta nel mezzo: credo che sia Seneca che Petrarca sarebbero andati incontro agli eccessi del loro radicalismo (pur considerando che non erano certo bombardati dalla mole di pubblicazioni che invade oggi le nostre librerie).
      Se penso al mio approccio, anch'io realizzo una selezione controllata, come dici tu, ma potrò dire di aver superato l'eccesso di selettività solo quando, sui miei scaffali, ai classici si affiancheranno più autori conteporanei... e ci sto lavorando con impegno, ascoltando un po'più il Petrarca su una spalla che il Seneca sull'altra! :)

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  2. non mi soffermo tanto a pensare...
    Petrarca: sono una "furiosa" anche nell'accumulo!
    Però ogni 5 o 6 anni provo fare pulizia e regalo i tomi in eccesso. I traslochi sono stati molto utili in questo repulisti, ne ho affrontato almeno 5...

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    1. L'esempio di come le grandi aspirazioni degli spiriti librovori si scontrino con la dura realtà pratica: quella del repulisti è una buona occasione per capire ciò che ha per noi un valore in più, eppure io non ho il dono di saperlo fare, non sono mai riuscita a sbarazzarmi di un libro, anche se proprio sgradito! :)

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  3. Concordo con Marzia nel dire che ogni tanto, seppure a malincuore, devo fare un repulisti di quello che si è accumulato negli anni per problemi di spazio. Bisogna però considerare le nuove tecnologie come l'ebook per risolvere il problema dello spazio. Anche se qualcuno storce il naso e non ritiene l'ebook valido per un lettore onnivoro, perché non sente l'odore delle pagine, o tenerlo in mano fisicamente, quando si tratta di leggere per me va bene qualunque supporto, in quanto ciò che conta è il contenuto. Certo si pone sempre il problema del possedere più che del leggere e nell' ebook questo è più rilevante che mai perché ti ritrovi con mille libri che non occupano uno spazio fisico, e quasi non ti accorgi di averli, ma che pur sempre dovrai trovare il modo di leggere.

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    1. Sicuramente l'ebook risolve il problema dello spazio e offre la possibilità di disporre ovunque di tantissimi titoli senza il relativo peso, rimane però, come hai giustamente detto, quello del tempo... magari possiamo considerare il pregio di poterlo acquistare online e disporne in pochi secondi anziché dover attendere o andare a comprare materialmente il cartaceo, guadagnando un pochino di tempo in più per ulteriori letture. Certo è che, per quanto si possa essere affezionati al volume vero e proprio, l'importante non è tanto quale supporto usare, ma leggere, leggere e leggere! :)

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  4. Io mi trovo a metà strada. Negli anni precedenti accumulavo libri senza rendermene conto e a volte, sbagliando nelle scelte. Poi, i soldi sono cominciati a scarseggiare e ho fatto di questa necessità una virtù: si sono aperte le porte della biblioteca. Non perché prima non ci andassi, ma usufruivo del prestito raramente. Ora ricorro alla libreria solo quando sono certa di non poter fare a meno di un determinato libro. Voglio evitare le cantonate! E comunque, non a mio avviso non ha senso accumulare, sapendo che ci vorrà tempo per smaltire le letture e sapendo che potremmo essere attratti da altre mille novità. Odio l'acquisto compulsivo e soprattutto chi ostenta la propria ansia di accumulo come se nella vita non ci fosse altro. Anche perché poi si rischia di perdere la bellezza della lettura. Leggere quindi, seguendo i propri gusti e la propria tempistica.

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    1. Certo, l'atteggiamento petrarchesco di un accumulatore di professione è, se portato agli estremi, più dannoso che benefico, sia per la mente che per il portafoglio; personalmente, uscire dalla libreria con più testi, talvolta precedentemente individuati, talaltra lasciati allo stimolo del momento, mi serve sia per avere una buona rosa di titoli a disposizione al momento di iniziare un nuovo libro, sia per sfruttare al massimo gli spostamenti: per trovare una libreria degna di essere definita tale devo raggiungere la città e, quel punto, scatta il meccanismo "scorta" (non senza selezione). La biblioteca è il miglior modo di ovviare al problema dell accumulo e di dedicarsi alla selezione, ma del prestito mi vanno stretti tempi e modalità, oltre al fatto che, con i libri, sono -lo riconosco- eccessivamente possessiva. Onore, quindi, a chi, come te, ha un buon rapporto con la biblioteca, ottima risorsa sia per gli onnivori che per gli attenti degustatori! :)

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  5. Inizialmente selezionavo, poi la curiosità ha fatto si che cercassi anche libri che si sono rivelati grandi perdite di tempo, ora mi affido al gusto e al momento, così trovo nei libri esattamente quello che cerco (anche senza esserne consapevole).

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    1. Anche queste sono le grandi sorprese che ci riserva la lettura: a volte il libro giusto capita senza che lo cerchiamo, come un incontro inatteso e graditissimo! :)

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    1. Sei in buona compagnia, tutti insieme riempiremmo un nosocomio! :)

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  7. Sarebbe auspicabile un comportamento ragionevole come quello di Seneca ma come non farsi prendere dalla frenesia Petrarchesca dell'acquisto di un nuovo libro passando davanti ad una libreria, magari in periodo di sconti? La verità è che bisognerebbe senz’altro seguire un programma di letture per mettere a frutto il più possibile il poco tempo a disposizione a fronte della marea di libri da leggere. Tuttavia, per esperienza personale, una lettura da inserire di straforo come strappo alla regola, che potrebbe apparire lì per lì come una “distrazione” o una “perdita di tempo” rispetto alla tabella di marcia, può invece riservare piacevoli emozioni e pertanto non è assolutamente da sconsigliare!

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    1. Gli sconti, altro incentivo irresistibile ad arraffare un libro non proprio in cima alla lista di letture: approfittando delle varie campagne legate alle collane ho spesso comprato libri che hanno atteso poi dei mesi per arrivare sul comodino! Buono, allora, un programa con qualche genuino strappo alla regola! :)

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  8. Avere la libreria piena, vedere quei libri in lista di attesa, mi fa sentire viva. Come se la salvezza del mondo dipendesse da questa mia fobia. Seppur patologica, io mi sento più vicina a Petrarca! Bellissimo post cara Civetta! =)

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    1. Grazie, Valentina! In effetti tutto quel brulicare di libri sugli scaffali è come un rigoglio di fiori, sembrerà esagerato (ma credo che qui ci capiamo tutti), ma vedere tutte quelle copertine e sapere di poterle sfogliare, gustare e rigustare a piacere mi mette sempre di ottimo umore! Io al momento sono senecana soprattutto per assenza di mensole, però l'ultima inappagata incursione in libreria mi sta spingendo a compiere una nuova impresa petrarchesca nei prossimi giorni! :)

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  9. Io sono un accumulatore compulsivo. Quando entro in una libreria so benissimo che non riuscirò ad uscirne a mani vuote e, allo stesso tempo, so benissimo che riuscirò a leggere se va bene un decimo di quello che compro. Detto questo NON sono assolutamente un accumulatore pentito. Un libro, anche se rimane su uno scaffale a raccogliere la polvere dei secoli, ha sempre una sua ragione di essere. Se oggi non riesco a leggerlo, forse il suo turno arriverà l'anno prossimo, o forse mi limiterò a sfogliarne qualche pagina ogni tanto. Ma il fatto che sia lì mi conforta.
    P.S.: ... e a proposito di Bibliofagia, forse potrebbe interessarti un mio vecchio post sull'argomento (questo)

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    1. Hai ragione, a volte un determinato libro ha bisogno di un momento ben specifico per essere letto, e averlo a portata di mano in quell'istante è appagante quanto portarlo a casa appena dopo l'adozione!
      Grazie per averci linkato il tuo post, è interessantissimo (soprattutto per la parte sul negus Menelik, mi hai dato uno spunto per tentare di incuriosire i miei studenti nella lezione di storia) e rende bene l'idea pratica di quello che Petrarca, forse, non avrebbe mai potuto immaginare, altrimenti, pur di passare ancor più rapidaente e incisivamente alla storia, si sarebbe ingoiato tutte le stesure del Canzoniere! :)

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    2. Mi piacerebbe poi sapere come sarà andata quella lezione...

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    3. Vedremo se riuscirò a far presa con questo aneddoto! :)

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  10. Il mio stile di vita da pendolare mi consente di leggere molto, anche se spesso prediligo libri brevi perché una lettura troppo frammentata a lungo termine sarebbe insostenibile.
    In questo senso non mi pongo troppi problemi, non mi piace sentire la lettura come dovere perché finirei con l'odiarla. Leggo quello che mi ispira al momento, senza chiedermi se sia un classico imperdibile o un libello piacevole e basta.

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    1. La lettura non deve essere mai un dovere, quindi condivido il tuo comportamento! La stessa nozione del "valore" di un libro è molto spesso aleatoria, quindi il buon Seneca avrebbe avuto non pochi problemi a proporre lo stesso pensiero oggi.

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