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lunedì 5 maggio 2014

Le città invisibili (Calvino)

Se c'è una cosa che ho imparato da Italo Calvino è che riesce sempre a ribaltare le mie certezze di lettrice: prima di leggere Se una notte d'inverno un viaggiatore avrei storto il naso di fronte all'idea di una metanarrazione a storie incastrate e prima di iniziare Le città invisibili mi accostavo con diffidenza alle raccolte di racconti, che passavano sempre in secondo piano rispetto ai romanzi. Invece l'incanto si è ripetuto, la capacità di affabulatore dell'autore mi ha fatto quasi letteralmente divorare il libro.

Le città invisibili (1972) è una raccolta di racconti, o, per meglio dire, di descrizioni di città meravigliose in cui si mescolano dati reali, immagini del passato e scenari del futuro, prospettive favolose e ambientazioni oniriche, storie realistiche e archetipi mitici. Esse sono accomunate dall'avere nomi di donna dai tratti molto esotici, soprattutto di ascendenza greca e orientale. La cornice è costituita da un dialogo fra Kublai Kan, imperatore dei Tartari che assiste progressivamente al consumarsi del suo regno, e Marco Polo, il viaggiatore che di quel regno gli descrive ogni angolo, mescolando in favole incredibili i dati della sua esperienza e le sensazioni derivate da ogni tappa e ormai impossibili da ricondurre a notazioni reali. L'Oriente è, d'altronde, il mondo delle fiabe per eccellenza e le notti sulle terrazze del palazzo di Kublai Kan invitano a sacrificare la verosimiglianza al piacere della narrazione.
Le città invisibili è, per ammissione stessa dell'autore, il tentativo di «scoprire le ragioni segrete che hanno portato gli uomini a vivere nelle città», perché esse «sono un insieme di tante cose: di memoria, di desideri, di segni d'un linguaggio; le città sono luoghi di scambio [...], ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi» (cit. dalla prefazione). I cinquantacinque racconti, infatti, sono suddivisi secondo undici tipologie ordinate in maniera sparsa: Le città e la memoria, Le città e il desiderio, Le città e i segni, Le città e il nome, Le città e la forma, Le città sottili, Le città e i morti, Le città e gli occhi, Le città e gli scambi, Le città continue e Le città nascoste.

Illustrazione di Arianna Favaro

Fra di esse troviamo la sfuggente Despina, «che si presenta differente a chi viene da terra e a chi viene dal mare perché «ogni città riceve la sua forma da deserto cui si oppone» o la longilinea Armilla, «che non ha nulla che la faccia sembrare una città, eccetto le tubature dell'acqua, che salgono verticali dove dovrebbero esserci le case e si diramano dove dovrebbero esserci i piani: una foresta di tubi che finiscono in rubinetti, docce, sifoni, troppopieni». Ma c'è anche Sofronia, la città che viene per metà montata e smontata, c'è Ottavia, città-ragnatela sospesa su un burrone, c'è Leonia, che si rigenera completamente ogni mattina. Ognuna di queste città è piena di immagini e di odori, di materiali e di riflessi e, seguendo la descrizione di Calvino, che, data la natura del testo, sembrerebbe dover essere ripetitiva e sovrabbondante, ci si scopre sempre nuovamente stupiti: talvolta sembra di camminare per le strade infinite, di essere nel mezzo dei caleidoscopi che ci vengono offerti e, al termine della lettura, portiamo come il piacere di un vero viaggio.

Illustrazione di Arianna Favaro

Ma, se le parole di Marco non fanno che costruire luoghi immaginari velati malinconia, se Kublai stesso sospetta che il suo ospite non sia davvero sincero nell'esibirgli il ritratto del suo impero, quale è mai lo scopo di tanta cura per i particolari, di tanti lemmi, di tanti gesti (perché è così che Marco si deve esprimere nei primi tempi, quando non conosce ancora la lingua del suo anfitrione)? In fondo «si sa che i nomi dei luoghi cambiano tante volte quante sono le lingue forestiere; e che ogni luogo può essere raggiunto da altri luoghi, per le strade e le rotte più diverse, da chi cavalca carreggia rema vola.» (cit. p.135). Ed è alquanto singolare che, quando domanda a Marco Polo se abbia mai visto una città in cui i ponti si incurvano sui canali, i palazzi principeschi hanno soglie di marmo immersi nell'acqua e i battelli volteggiano a zigzag spinti da lunghi remi, Kublai Kan si senta dare una risposta negativa: Venezia è la grande assente, la grande città invisibile, che il viaggiatore ha paura di perdere o di aver già perso a poco a poco.

Illustrazione di Arianna Favaro

Raccontare, confondere, omettere, aggiungere sono, in fondo, operazioni prive di importanza: la posizione, l'aspetto, l'estensione di una città sono informazioni buone per le mappe, ma la vita vuole di più. Ciò che deve entrare nelle serate stellate di Marco Polo e Kublai Kan non è la statistica, ma l'emozione che i luoghi - visti da uno, solo sognati dall'altro - regalano, le sensazioni che il viaggio costruisce. E, allora, non conta che le torri, le mura, le strade siano riconoscibili, conta solo il piacere di guardare e scoprire un luogo e di masticarlo nella memoria, trasformandolo in qualcosa di proprio. La città va vista internamente perché deve mostrare il passato e il futuro, le possibilità realizzate e quelle perse, le occasioni da godere e quelle consumate:
Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d'avere; l'estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t'aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti. Marco entra in una città; vede qualcuno in una piazza vivere una vita o un istante che potevano essere suoi [...]. Ormai, da quel suo passato vero o ipotetico, lui è escluso; non può fermarsi; deve proseguire fino a un'altra città dove lo aspetta un altro suo passato, o qualcosa che forse era stato un suo possibile futuro e ora è il presente di qualcun altro. I futuri non realizzati sono solo rami del passato: rami secchi.
- Viaggi per rivivere il tuo passato? - era a questo punto la domanda del Kan, che poteva anche essere formulata così: - Viaggi per ritrovare il tuo futuro?
E la risposta di Marco: - L'altrove è uno specchio in negativo. Il viaggiatore riconosce il poco che è suo, scoprendo il molto che non ha avuto e non avrà.

Illustrazione di Arianna Favaro

C.M.

NOTE:
Le illustrazioni presenti in questo articolo fanno parte di una serie realizzata da Arianna Favaro e il loro uso è stato possibile grazie alla gentile concessione dell'autrice; si tratta di un lavoro ispirato proprio alla lettura del testo di Calvino e interamente visualizzabile sul suo sito, Ho chiuso gli occhi per vedere, assieme ad altre tavole altrettanto pregevoli. Ecco come Arianna ha presentato, in occasione dell'esposizione, Le città invisibili:
Come diceva Joan Mirò: “mi occorre un punto di partenza, non fosse altro che un granello di polvere o un lampo di luce. E poiché da una cosa ne nasce sempre un'altra, questa forma crea una serie di cose. Così un filo può scatenare in me un mondo”.

Mi piace partire dal testo scritto per i miei lavori, è auspicabile; ma non sempre capita un testo che mi emozioni, mi scuota... In Calvino ho trovato molto di più: ho iniziato a leggerlo la sera, poi ho dovuto smettere perché la quantità di immagini che produceva nella mia testa e l'adrenalina che ne conseguiva erano tali da togliermi il sonno. Ho riempito quaderni di schizzi, ogni immagine che vedevo o suono che ascoltavo lo associavo alle 'città invisibili', se ero in auto avevo l'audiolibro delle 'città invisibili', tanto per essere sicura di non aver frainteso niente dalle pagine scritte. Prima ho rappresentato le città che mi piacevano di più, ma non andava bene, allora ho scelto dei brani, li ho trascritti, appesi, lasciati sedimentare... Poi ho cominciato a fare delle prove tecniche, di colori e materiali, alcune deludenti, altre esaltanti, poi facevo altro, ma il pensiero era sempre lì... Proprio come quando uno s'innamora. Hai presente? Alcune volte ho fatto il processo inverso: ho creato le immagini e ho associato il brano in un secondo tempo. Dopo un anno circa, ho scelto e raccolto il materiale che a mio parere era più interessante e coerente per un'esposizione.
Complimenti e grazie ad Arianna, con l'augurio di un buon proseguimento del suo lavoro!

30 commenti:

  1. Torno a casa e lo leggo. Giuro!

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    1. Sono davvero curiosa di leggere poi la tua opinione! Non è il Calvino che mi è piaciuto di più, ma, ancora una volta, ne sono rimasta piacevolmente colpita! :)

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  2. ...oh, no. ORA DEVO LEGGERLO. Qualcuno me lo impedisca, anche con la forza, per favore.

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    1. Non sarò certo io ad impedirtelo, i libri non si fermano, specialmente quelli di Calvino! ;)

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  3. Meravigliosa la tua analisi e le illustrazioni di Arianna. La condivido con estremo piacere. =)

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    1. Grazie, Valentina! Ho scelto i lavori di Arianna perché mi hanno colpito per il modo fantasioso e raffinato con cui viene resa la descrizione di Calvino: mi sono subito sembrati la traduzione perfetta! Credo proprio che questo autore si presti all'interartisticità in modo eccezionale... tu che sei esperta di cinema, hai visto qualcuno dei film ispirati alle sue opere? :)

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  4. grazie per questo momento prezioso di interconnessioni... Calvino è sempre sorprendente. la leggerezza sostanziosa delle immagini di Arianna ne valorizza i significati e l'appeal quasi onirico.

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    1. Grazie a te per averlo apprezzato! L'apporto di Arianna ha davvero un effetto di risonanza per l'opera di Calvino!

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  5. La tua recensione è molto interessante. Questo è il mio libro preferito di Calvino.

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    1. Ti ringrazio, Marina! Probabilmente l'unico motivo per cui non ho dato 5 stelline sui social letterari è dovuto unicamente al fatto che non si tratta di un romanzo - una deformazione che mi autodiagnostico, ma è davvero un libro speciale.

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  6. Rileggerò la tua recensione con calma quando avrò finito di leggere il libro che ho giusto giusto ora in lettura, ma è assolutamente vero che Calvino stupisce sempre.

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    1. Lo stai leggendo anche tu? Che coincidenza! Poi, se ti fa piacere, torna a dirmi cosa ne pensi! :)

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  7. Credo che questo sia il mio libro preferito tra quelli che ho letto di Calvino, anche se ammetto una certa ignoranza su questo autore. Alcune città erano così fantastiche che ho passato notti intere a fantasticare su come fosse viverci, o a popolarle con i personaggi creati dalla mia fantasia, facendoli muovere e vivere tra le strade di Smeraldina, Cloe, Melania, eccetera. Ed ora, per colpa tua, mi tocca rileggermelo quando avrei mille altri titoli che richiedono la mia attenzione... e sai una cosa? Non me ne pentirò affatto.

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    1. Ultimamente sto vivendo anch'io il dilemma del "leggere o rileggere?", ma, dato che ogni rilettura mi ha sempre fatto apprezzare di più i libri già amati, sono contenta di averti "costretta" a riprendere questo di Calvino. :)

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  8. Bellissima recensione, da amante della "città" non posso che metterlo in lista e cercare di leggerlo presto. Mi sono ritrovata a scegliere quale libro di Calvino leggere proprio qualche giorno fa, avessi letto il tuo post prima avrei senz'altro scelto questo. nel frattempo mi perdo nelle pagine di "Se una notte d'inverno un viaggiatore".

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    1. Hai fatto comunque un'ottima scelta, anzi, fra i due io ho preferito proprio Se una notte d'inverno un viaggiatore... avrai poi l'occasione di leggere anche questo! ;)

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    1. Sono curiosa di sapere cosa ne pensi! :)

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  10. Complimenti a te per la recensione e ad Arianna per le illustrazioni. Questo di Calvino mi manca, ma la tua analisi è così interessante che andrebbe in effetti riletta dopo la lettura del libro.

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    1. Lieta di averti ispirata! Grazie dei complimenti!

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  11. Non leggo solo perché è fra le mie letture future :D

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    1. Allora, per conoscere il tuo parere, aspetterò che la lettura sia ultimata! :)

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  12. Ciao Cristina, purtroppo non sono riuscita a leggerlo perché manca una trama, una storia che si sviluppi in modo narrativo. Spero che mi persone dai per questa intolleranza alle città invisibili.... a presto

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    1. La mancanza di una trama è sicuramente un tratto che può risultare ostico, comprendo che non sia universalmente apprezzato, anzi, io stessa ho ammesso in apertura alla recensione che si tratta di un genere di prosa che non mi sarei aspettata di poter gradire. Non è, comunque, il Calvino che ho gustato con maggior trasporto...

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    2. "Perdonerai"... Ti stavo rispondendo dal cellulare e il mio t9 ha fatto i capricci.

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    3. Tranquilla, l'avevo immaginato! ;)

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  13. Ho iniziato a seguirti da poco e non avevo visto questo articolo! Complimenti, la tua analisi è davvero intelligente e ben costruita. Personalmente, preferisco il Viaggiatore tra i libri di Calvino (è un romanzo che parla di letteratura, e, per uno che ha fatto Lettere come me, è il massimo), però trovo le Città un libro stupendo. Sarà forse per quella malinconia che si respira in molti frammenti, come nella città di Isidora, la città dei sogni, cui però si arriva solo da vecchi. Credo che entrambe le opere siano accomunate da un elemento: il piacere di raccontare, di comunicare. Così interpreto l'incipit delle Città: non importa se queste città raccontate da Marco Polo esistano effettivamente o siano solo frutto della sua fantasia, ciò che attira Kublai è il modo con cui il veneziano le descrive. Ed allora, ecco il senso delle loro comunicazioni silenziose, fatte di gesti, di pantomime e di sguardi; ecco il senso del capitolo della scacchiera, uno dei più belli di tutta l'opera. Quando ormai il Gran Khan arriva all'essenza della realtà, ad una casella bianca o nera, ecco che Polo gli dimostra che è ancora possibile ricavarvi una storia, e poi un'altra, e un'altra ancora.

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    1. Benvenuto, Riccardo, e grazie!
      Sono d'accordo con le tue osservazioni, sia in merito alla preferenza per Se una notte d'inverno un viaggiatore, sia riguardo il piacere narrativo e la malinconia che permeano quest'opera. Poi, qualsiasi cosa scriva, Calvino ha sempre qualcosa di geniale, sa catturare le chiavi della tecnica letteraria prima di chiunque altro, costruendo questi fantastici testi.

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