sabato 13 settembre 2014

Corto viaggio sentimentale (Svevo)

Un romanzo incompiuto per la morte del suo autore, un racconto in cui si concentrano i temi che molto più diffusamente Italo Svevo ha trattato nella trilogia dell'inettitudine composta da Una vita, Senilità e La coscienza di Zeno. Anche Giacomo Aghios, infatti, è prigioniero di un'esistenza di cui non riesce a tenere le redini: la moglie lo soffoca, il figlio vuole insegnargli la morale della vita e il primo sconosciuto incontrato su un treno si impadronisce perfino della sua volontà di essere sincero.

Corto viaggio sentimentale comprende gli avvenimenti di due giornate in treno fra Milano e Trieste: inizia col congedo dalla moglie e con le mille raccomandazioni di lei e prosegue attraverso brevi colloqui con i compagni di scompartimento, conversazioni che si risolvono in imbarazzi continui e smacchi avvilenti.
Il signor Aghios è continuamente rimbalzato da attese e speranze alimentate da un atteggiamento fiducioso e cortese e delusioni che gli fanno costantemente capire che la sua gentilezza è fuori luogo, che è inutile lo sforzo di essere ciò che non si è: è il tema, tutto novecentesco, dell'inetto, un uomo dalle aspirazioni castrate, che non è a proprio agio nemmeno con i suoi sentimenti e che, di conseguenza, non sa farsi pienamente accettare dall'altro o, addirittura, si lascia raggirare come un bambinetto. L'inetto è colui che è "inabile alla vita", cui non appartiene altro che la rassegnazione, che insegue una libertà (di scelta, di azione, di pensiero, di professione) che non è destinata a lui.
Possiamo dire che Giacomo Aghios sappia apprezzare i piaceri della vita in absentia: ribadisce di amare la moglie, ma è solo nel momento in cui la partenza del treno lo separa da lei che si riconosce in tale sentimento; si propone di essere sincero e determinato nelle proprie idee e poi basta una domanda innocente per spingerlo a mentire; desidera la libertà associata al viaggiare eppure si riscopre nella delusione di una bambina che, presa dall'entusiasmo di montare sul treno, si trova intrappolata in un vagone senza riuscire a vedere la locomotiva che sorreggeva l'idea stessa di tale felicità.
Corto viaggio sentimentale intrattiene il lettore con la prosa essenziale eppure elegante di uno Svevo concentrato ma non meno efficace di quanto risulta dai grandi romanzi. Nelle poche pagine di questo racconto assistiamo ad un ritratto impressionistico, veloce, svirgolettato dei suoi maggiori personaggi e contornato dai grandi nodi del pensiero d'inizio XX secolo: la percezione di un'identità debole e fuggente, la complessità dei rapporti familiari, il sottile confine fra la lettura della realtà e il suo travisamento.
Vien voglia di chiedersi come Corto viaggio sentimentale sarebbe finito, ma forse quel troncarsi della prosa sulla metà della parola Tries(te) è sufficientemente emblematica delle possibilità di risoluzione di una contraddizione esistenziale.
Mentiva. Bastava indirizzarsi fra uomini una sola parola per correre il rischio di dover dire una menzogna. Si era nella verità fra sconosciuti soltanto. [...] Perciò anche in viaggio si perdeva la propria libertà. Come di tutte le cose, anche del viaggio la parte più bella era l’inizio. Partendo si correva via immediatamente liberi dal groviglio di affari e affarucci che gremivano la vita. Per un istante si respirava liberi.
C.M.
NOTE:
Il racconto è gratuitamente disponibile su Classicitaliani.

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