lunedì 26 gennaio 2015

«Per me è Venezia»: visioni della Serenissima

Assieme a Parigi e Roma, è certamente una delle città più rappresentate: la Regina dell'Adriatico ha sempre nutrito un ricco immaginario che si declina nelle forme delle arti visive, della letteratura, del teatro e della musica.
Mi piace assai riandare con la mente a Venezia, a quella grande realtà sorta dal grembo del mare come Pallade dal cervello di Giove. (J.W. von Goethe, Viaggio in Italia)
Pierre-Auguste Renoir, Il Palazzo dei Dogi (1881)

Così Goethe parla della Serenissima, descrivendo una fascinazione che lo accomuna a tanti altri scrittori e artisti di ogni tempo e che ben riassume la sensazione che gli stessi turisti provano di fronte a questa città unica e inimitabile. Esiste uno stretto rapporto fra Venezia e il suo mare, con quella particolare simbiosi che rende difficile comprendere dove termini il regno degli uomini e delle loro costruzione e dove inizi, invece, il dominio delle acque.

Canaletto, Il Bucintoro al molo nel giorno dell'Ascensione (1740)

Walter Richard Sickert, San Marco

Popolata fin dal IX secolo a.C., la laguna subisce un forte incremento demografico nel Medioevo, in seguito alle invasioni barbariche, che portano diverse genti a fuggire dall'entroterra, cercando rifugio in questa area meno accessibile. Venezia rimane per molto tempo un distretto dell'Impero romano d'Oriente, ma, nel 697 si dota di un'amministrazione propria, pur subordinata a Bisanzio: è questo l'anno in cui viene eletto il primo Doge. La Serenissima si arricchisce enormemente con i traffici marittimi (è, come noto, una delle principali Repubbliche marinare) e con le Crociate, ma il suo dominio aumenta in seguito alla conquista turca di Costantinopoli (1453): per cercare un sostentamento economico, Venezia si allarga nell'entroterra, arrivando a costituire un grande dominio di terra, destinato a durare fino al Trattato di Campoformio (1797).

Édouard Manet, Il Canal Grande a Venezia - Venezia blu

Canaletto, Piazza San Marco verso la Basilica (1735 circa)

Alla grande stagione dell'espansionismo veneziano corrisponde un'età aurea che segna un prestigio non solo politico e militare, ma anche culturale: a Venezia si radunano prima i Greci fuggiti da Costantinopoli, che danno vita all'Umanesimo veneziano e creano le prime, grandi case editrici, pittori come Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Giovanni Antonio Canal detto Canaletto, ma anche musicisti di prim'ordine, fra cui spicca certamente Antonio Vivaldi. Oltre a questi personaggi italiani, però, Venezia ne attira molti altri provenenti da tutto il mondo e i grandi pittori sanno che nessun luogo può offrire tanta ispirazione quanto questa città: essa è un invito a sperimentare con le forme e con i colori e a riempire tele su tele di scorci realizzati nei momenti e con le prospettive più disparati.

Bernardo Bellotto, Veduta del Canal Grande e della Dogana (1743)

Claude Monet, Palazzo Ducale a Venezia (1908)

Il Settecento è il secolo in cui Venezia diventa protagonista di tele monumentali, con le straordinarie rappresentazioni che di essa fanno Canaletto e Bernardo Bellotto: è la stagione del vedutismo e dei dipinti realizzati con l'ausilio della camera ottica, che permette di descrivere, con interventi tecnici, anche ciò che l'occhio umano non può comprendere in un solo sguardo. Ma è anche l'epoca del virtuosismo della pittura architettonica, che porta al trionfo del capriccio con rovine, che trova terreno fertile a Venezia non meno che a Roma. Ma da questa esperienza ne sorgono tante altre e le vedute veneziane passano dallo stimolo celebrativo dei cultori della grandezza presente e passata della Serenissima alle declinazioni più intime e personali degli artisti che filtrano la descrizione attraverso le lezioni impressioniste e puntiniste.

Canaletto, Capriccio con edifici palladiani (1756-1759)

Canaletto, Veduta di Piazza San Marco (1740)

Il luogo più rappresentato di Venezia è certamente il Bacino di San Marco, con la bellissima piazza delimitata dal Palazzo Ducale, dalla basilica, dalla Torre dell'orologio e dagli edifici della Biblioteca Marciana e dell'attuale Museo Correr: vista dal mare, laddove trova sbocco il Canal Grande, o ripresa da qualche punto interno alla piazza stessa (particolare successo hanno le vedute della Riva degli Schiavoni), quest'area è talmente rappresentata da essere riconoscibile a persone di ogni parte del mondo: Canaletto, Claude Monet, John Singer Sargent e Pierre-Auguste Renoir hanno dato di questo spazio le visioni più stupefacenti e tanto varie da far sembrare il bacino non uno, ma mille luoghi.

Canaletto, Il bacino di San Marco verso est
 
Canaletto, La Riva degli Schiavoni verso est (1730 ca.)
 
John Singer Sargent, La Biblioteca Marciana

Walter Richard Sickert, Il leone di San Marco

Arthur Melville, La notte blu (1897)

Davanti a Piazza San Marco si vedono la chiesa di Santa Maria della Salute, che chiude idealmente il canale, e la chiesa di San Giorgio Maggiore, sicuramente i due edifici sacri più presenti nelle vedute veneziane d'ogni tempo: non solo Canaletto, ma anche Ippolito Caffi, Claude Monet, Paul Signac e Walter Richard Stickert hanno dedicato a questi templi alcune delle loro tele, divenute - almeno nel caso di Monet lo si può dire con certezza - tappe fondamentali della loro arte.

Claude Monet, San Giorgio Maggiore al crepuscolo

Ippolito Caffi, Venezia con neve e nebbia

Paul Signac, Canal Grande (1905)

Walter Richard Sickert, La Dogana e Santa Maria della Salute

Claude Monet, Il Canal Grande

Senza spostarci ci concentriamo nella zona della Dogana, che controlla lo sbocco del Canal Grande nel bacino e che ha ispirato alcune tele del pittore romantico inglese William Turner: la sua abilità nel modellare la luce crea scenari inediti e inimitabili, dove l'aria luminosa intesse un dialogo continuo e fluido con il mare e gli edifici che lo circondano e le barche quasi si fondono con le acque.
Al primo sguardo distante, reso più incerto dai veli di nebbia che fanno del sole un disco biancastro, non sai se il miraggio sia il mare che stai solcando, e invece è terraferma, o i palazzi e le chiese appoggiati sull'acqua, in realtà scogli di forme architettoniche (Luther Blisset, Q)
William Turner, La dogana e San Giorgio Maggiore

William Turner, La dogana e Santa Maria della Salute a Venezia

Poco lontano da San Marco si trova invece l'Arsenale, sede dei cantieri navali cui Venezia deve, nei secoli, la sua potenza e la sua egemonia marittima, nonché le risorse stesse della difesa dei propri domini dai nemici nell'Adriatico (in particolare i Turchi). La struttura, tanto famosa da essere addirittura citata da Dante nella Commedia (Inf. XXI, 7-18), dalla sua costruzione nel XII secolo subisce diversi rimaneggiamenti, fino all'epoca di dominazione austriaca e, ancora, dopo la terza Guerra di indipendenza, ma uno dei suoi volti più noti risale, ancora una volta, a Canaletto.

Canaletto, L'entrata dell'Arsenale (1732)

John Singer Sargent, Palazzo Labbia

Claude Monet, Palazzo Barbaro

Risalendo il Canal Grande o scendendo nei corsi minori, ci imbattiamo in diverse rappresentazioni di luoghi non altrettanto noti, quando non addirittura indefiniti, come fanno, oltre a Monet, Édouard Manet, che a Venezia perfeziona la sua conoscenza dell'arte (come ha ben rilevato la mostra Manet: ritorno a Venezia) e Sargent, nella serie degli acquerelli veneziani: talvolta riconosciamo alcuni palazzi, come Palazzo Labbia o Palazzo Barbaro, ma spesso è difficile stabilire dove ci troviamo, a meno di non avere elementi caratteristici come il ponte a tre archi di Cannaregio dipinto da Francesco Guardi.

Francesco Guardi, Il ponte a tre archi a Cannaregio (1765-1770)

John Singer Sargent, Acquerello veneziano

Canaletto, Il Canal Grande e l'ingresso al Cannaregio

E poi c'è Rialto: il profilo di questo ponte, che è il più antico di Venezia (la forma originaria era in lego), è celebre in tutto il mondo, al punto da essere fra le strutture più note di questo genere, assieme al Ponte di Brooklyn o al Ponte Vecchio: la sua particolarissima forma, risultato dei lavori intrapresi nel 1503 e durati per l'intero secolo, il colore così chiaro e la parziale copertura che permetteva lo svolgimento del mercato hanno catturato l'attenzione di artisti di ogni tempo, dall'onnipresente Canaletto al modernissimo Vasilij Kandinskij.

Canaletto, Veduta di Rialto

John Singer Sargent, Rialto (1907)

Walter Richard Sickert, Rialto

Vasilij Kandinskij, Venezia n°4 (1903)

Osservare i dipinti dedicati a Venezia è, in un certo senso, come percorrerne le strade e i canali: l'arte, con le sue infinite possibilità, riesce a cogliere l'enorme varietà dei colori e degli scorci veneziani, dove le acque, per il solo fatto di essere in continuo movimento e solcate da imbarcazioni d'ogni genere e per i riflessi della luce e del cielo, non sono mai uguali. La Serenissima, insomma, ha di che ispirare gli artisti all'infinito.
E Polo: «Ogni volta che descrivo una città dico qualcosa di Venezia.»
  «Quando ti chiedo d'altre città, voglio sentirti dire di quelle. E di Venezia, quando ti chiedo di Venezia.»
  «Per distinguere le qualità delle altre, devo partire da una prima città che resta implicita. Per me è Venezia.» (Italo Calvino, Le città invisibili)
Édouard Manet, Il Canal Grande a Venezia

Pierre-Auguste Renoir, Piazza San Marco a Venezia

C.M.

2 commenti:

  1. Devo ringraziare questo blog perché con i suoi "arteggiamenti" mi ha risvegliato un interesse nuovo per le arti figurative, ed è sempre una gran soddisfazione poter esplorare nuovi campi della conoscenza!

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    1. Queste tue parole non sono solo molto gradite, ma anche un motivo per mantenere vivo l'entusiasmo della scrittura: grazie a te per la tua partecipazione e voglia di approfondire assieme a noi, ci saranno tanti altri percorsi artistici da condividere!

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