giovedì 30 luglio 2015

La strada per Itaca (Pastor)

Quando mi butto alla cieca su un libro che mi colpisce dallo scaffale con la sola fascinazione del suo titolo, inevitabilmente finisco per infilarmi nel bel mezzo di una serie che ha alle spalle altri capitoli. Mi era già accaduto con La libreria stregata ed è ricapitato con La strada per Itaca, forse perché avevo l'ispirazione di leggere Sellerio e Sellerio doveva essere indipendentemente dalle avvertenze nelle alette interne. Comunque nessun problema: entrambi i libri, nonostante qualche riferimento a vicende precedenti, sono comprensibilissimi indipendentemente dall'ordine di lettura, tanto più che nel caso di Ben Pastor non sono usciti nemmeno tutti i capitoli delle avventure dell'investigatore della Wehrmacht Martin Bora.

Quella di Ben Pastor, scrittrice italoamericana, è una saga investigativa molto particolare: i suoi gialli sono intrecciati alle vicende storiche degli anni '30-'40, alla politica dei regimi totalitari, allo spionaggio e, naturalmente, alle vicende del secondo conflitto mondiale. L'investigatore è Martin Bora e all'inizio de La strada per Itaca lo troviamo a Mosca, dove, nonostante il suo fermento per la prossima invasione tedesca, riceve l'ordine di recarsi a Creta per far luce sulla strage della villetta di Ampelokastro dove viveva lo Alois Villiger, archeologo impegnato a ricostruire la storia greca per rintracciare i segni della purezza ariana, nonché membro dell'Ahnenerbe, la società di ricerca dell'eredità ancestrale creata da Himmler e poi inglobata nelle SS. Chi può aver avuto interesse ad uccidere Villiger e tutti coloro che vivevano ad Ampelokastro? Davvero è opera, come sostiene un prigioniero britannico, di una pattuglia di paracadutisti tedeschi? Bora inizia ad indagare, ripercorrendo la scia delle testimonianze ed esaminando le foto del delitto scattate dal soldato inglese Powell, per cercare il quale intraprende un viaggio nell'entroterra di Creta; aiutato dal poliziotto greco Kostaridis e poi guidato dall'americana Frances Allen, l'investigatore si imbatte in numerosi personaggi che rappresentano l'instabilità di Creta, divisa fra i turchi di Rifat Bay, i partigiani di Adonis Sidheraki, i guerriglieri anarchici catalani, le truppe inglesi e l'occupazione delle SS. Indagare senza svelare troppo né troppo poco la propria identità è per Martin Bora molto difficile, soprattutto nel momento in cui tutti i personaggi sembrano avere un interesse nella morte di Villiger ma nessuno un movente.
La strada per Itaca è un buon romanzo, con un intreccio ben costruito, anche se non sempre facile da svolgere: i numerosi personaggi, molti dei quali nominati in absentia perché in Germania o a Mosca, costruiscono una rete di riferimenti non sempre facile da dipanare in un insieme in cui si incrociano il microcosmo degli avvenimenti e degli attori delle vicende a Creta e gli eventi di portata mondiale. Il tutto si complica quando emergono lo spionaggio e le false identità, cosicché molto spesso si è reso necessario tornare indietro di qualche pagina per riallacciare le relazioni dei personaggi.
Ben Pastor
La lettura, ad ogni modo, è piacevole e il taglio storico del giallo, che proprio nell'evocare vicende tristemente note a tutti suggerisce piste e porta fuori strada il nostro spirito investigativo, conferisce originalità e spessore alla trama. A ciò si unisce il valore aggiunto delle atmosfere e delle epigrammatiche descrizioni di Ben Pastor, che quasi ricordano i versi omerici, facili da associare, data l'ambientazione nell'Egeo di questo capitolo della storia. L'Itaca evocata dal titolo altro non è che la strada di Iraklion dove alloggia Martin Bora, ma questa denominazione è sufficiente per originare molteplici associazioni fra il viaggio di Bora e quello di Ulisse (non a caso la sezione centrale del romanzo è intitolata Odissea), entrambi immersi in un mare di pericoli e speranzosi di raggiungere di nuovo il punto di partenza sicuro da cui si sono allontanati. E, in qualche modo, anche le minacce che Bora incontra sulla sua strada ricordano quelle affrontate da Ulisse: Frances Allen è una Circe che offre una guida, ma anche una potenziale minaccia, i guerriglieri di Sidheraki sono minacciosi quanto i Ciconi, Rifat Bay e il suo occhio sfregiato ricordano non troppo velatamente Polifemo. Lo stesso Bora è costretto a simulare e a crearsi identità fittizie per salvarsi e portare avanti il piano di rintracciare l'assassino di Ampelokastro. E lontano da Creta, naturalmente, c'è una donna che aspetta Martin Bora.
Ogni luogo è Itaca per chi vi è nato e desidera tornarvi. Così, ogni strada verso casa è una strada per Itaca. Non vi pare? Proprio come ogni viaggiatore è Ulisse, se prende coscienza del suo vagabondare.
Ma non torni davvero mai a Itaca. O, se lo fai, non è per sempre. Bora non lo disse. Quel che disse fu: - Sa cosa osservava il professor Heidegger, uno dei miei insegnanti all'università? Das Gewissen haben wollen wird Bereitschaft zur Angst: voler avere una coscienza diventa sempre una preparazione all'angoscia.
- Non sono un uomo colto, capitano. Ma noi Greci chiamiamo Ulisse "colui che ha sofferto", perciò vuol dire che aveva una coscienza.
C.M.

4 commenti:

  1. Che bel libro! Mi affascina tanto,penso che ti ruberò anche questo giallo ;-)
    Quelli della Sellerio sono proprio una scoperta,dovrò guardare di più tra i suoi titoli.
    Comunque, con la scusa,visto che domenica partirò per le vacanze,ti auguro buon riposo,letture e divertimento.
    A presto Cristina!

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    1. "Ruba" pure, ne sono soltanto felice... anzi, magari vedi se ti è più congeniale cercare i precedenti capitoli: il primo è Il Signore delle cento ossa e sarà il prossimo che cercherò di procurarmi! I gialli storici, comunque, mi stano facendo rivalutare un genere che non ho mai particolarmente amato.
      Grazie per gli auguri, buonissime vacanze anche a te! Un abbraccio! :)

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  2. Credevo che fosse un uomo, dal nome...mi piace l'idea che scriva intrecciandosi alla realtà circostante. E' un modo per informarsi su quello che capita intorno e capire meglio le origini della storia.

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    1. Io non solo non mi aspettavo che fosse una donna, ma anche che avesse origini italiane: il nome trae doppiamente in inganno! Diciamo che la lettura in questo senso è stata una doppia soddisfazione: da una parte la qualità del romanzo e dell'intreccio, dall'altra la considerazione che una brava autrice ha la stessa capacità di imporsi del colleghi maschi (cosa che temo non sia ancora scontata).

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