lunedì 16 novembre 2015

Verona 'urbs picta'

Molto spesso il turista che giunge a Verona ha come meta principale il famoso balcone di Giulietta e, nel tragitto, si lascia catturare dalla bellezza di alcuni monumenti-simbolo della città: l'arena, Castelvecchio, le porte romane. Come per tutte le grandi città storiche, però, Verona ha delle ricchezze nascoste che si lasciano apprezzare nel tempo, quando, per il cittadino o per un visitatore fedele e affezionato, le vie percorse centinaia di volte stupiscono per un particolare che fino a quel momento era sfuggito ma che non si farà più marginalizzare. 

Scultore veneto del XII-XIII secolo, patera di marmo
con fenicotteri dai colli intrecciati
La città scaligera, infatti, rivela ad ogni passo piccoli e grandi tesori artistici scolpiti e dipinti, e basta alzare appena lo sguardo oltre il campo consueto della visita per rendersi conto dei trionfi di figure e colori sulle facciate dei palazzi delle vie più o meno frequentate del centro storico: un patrimonio oggi estremamente ridotto rispetto al passato, ma che ha valso alla città medievale e rinascimentale l'epiteto di 'urbs picta'. Basta alzare gli occhi su Piazza Erbe per trovarsi di fronte straordinarie pareti dipinte e immaginare le suggestioni di interi quartieri che nel Quattrocento e Cinquecento imponevano il loro prestigio attraverso fregi dipinti esterni. Naturalmente la pittura non era utilizzata solo per decorazioni di facciate, ma anche negli interni, e Verona vanta una lunga tradizione di produzione e cura dell'affresco che oggi ottiene una maggiore dignità grazie all'apertura del nuovo Museo degli affreschi G.B. Cavalcaselle, presso l'ex convento francescano di Via Luigi da Porto, più noto come sede scelta da Antonio Avena nel 1935 per la collocazione della tomba di Giulietta (restaurata proprio in occasione della riqualificazione del complesso). I molti visitatori che giungono nella città scaligera per inseguire il mito dei due giovani innamorati consacrati da Shakespeare non potranno non apprezzare questo nuovo spazio culturale che fa luce su un aspetto dell'arte veronese meno nota ai più. 

Sala dedicata agli affreschi della chiesa di Santa Felicita

Il complesso è dedicato allo studioso legnaghese Giovanni Battista Cavalcaselle (1819-1897), mazziniano e storico dell'arte che, dopo gli studi all'Accademia di Belle arti di Venezia, si distinse a Verona per l'attenzione rivolta alla conservazione, al recupero e alla salvaguardia degli affreschi, in polemica contro la moda dello strappo delle pitture dai muri finalizzata alla vendita di alcune delle loro sezioni. Gli affreschi strappati sono oggi collocati in questa struttura, dove ricevono lo spazio, la visibilità, il prestigio e la collocazione che il loro pregio richiede e merita.

Tomba di Giulietta
La conferenza stampa tenutasi venerdì 13 novembre, con un giorno di anticipo rispetto all'inaugurazione ufficiale e ai due giorni di apertura con ingresso gratuito che hanno riscosso un grande successo, mi ha permesso di visitare in anteprima il nuovo complesso con le sue collezioni e di godere di alcune guide d'eccezione, da Paola Marini, direttrice dei Musei Civici e da qualche mese anche delle Gallerie dell'Accademia a Tiziana Franco, docente di storia dell'arte medievale dell'Università di Verona, e ad Ettore Narpione, curatore delle collezioni di pittura e scultura medievale e moderna. Inoltre è stato possibile ascoltare gli interventi degli architetti che hanno studiato la disposizione degli spazi e gli interventi per il consolidamento strutturale; in particolare, l'architetto Valter Rossetto ha illustrato con grande trasporto la delicatezza del compito di ricostruzione di strutture adeguate a restituire l'idea della collocazione originaria degli affreschi da secoli sottratti alle loro sedi originarie.
Il visitatore è colpito dal fascino dell'arte qui raccolta fin dal suo ingresso: il primo spazio chiuso cui accede è la sala in cui è stata riprodotta la forma del sacello rupestre di San Michele della Chiesa dei Santi Nazaro e Celso, con la restituzione della disposizione originaria degli affreschi e una didascalia-video che illustra il delicato processo di restauro e ricostruzione. Il sacello era decorato da affreschi prodotti fra il 996 al secolo XII e anche attraverso i frammenti qui riportati si colgono i segni dell'incontro fra la cultura pittorica veneto-bizantina e quella romanico-tedesca; grazie al restauro si riconoscono le linee e i colori del Cristo benedicente sulla volta del sacello, mentre è ben visibile la figura di Michele Arcangelo sul fondo della nicchia, attorniata dai santi cui era dedicato il complesso.

Pittore del XII secolo, San Celso
La visita, che permette di cogliere il contemporaneo sviluppo della scultura e delle arti minori grazie a teche che raccolgono marmi e monete o a statue esposte in diverse zone (fra cui spiccano le statue trecentesche del chiostro provenienti dal recinto delle arche scaligere), prosegue attraverso la sala dedicata agli affreschi della chiesa di Santa Felicita (XIV secolo), di cui è riprodotta la navata comprensiva delle arcate dipinte da Altichiero da Zevio con i medaglioni degli imperatori e dei frammenti delle opere del Maestro di San Zeno; gli affreschi con la Crocifissione e frammenti con volti di santi rivelano l'influenza del modello di Giotto, mentre il fondo della sala ospita un grande Battesimo di Cristo attorniato dai tondi con i quattro evangelisti, opere realizzate nel 1517 da Francesco Morone, seguace di Mantegna a Verona. 

Ermanno e Jacopo Ligozzi, Cavalcata di Clemente VII e Carlo V in Bologna

Fra gli esemplari più affascinanti va poi ricordato il ciclo della Cavalcata di Carlo V e Clemente VII a Bologna, rappresentati da Ermanno e Jacopo Ligozzi staccato da Casa Fumanelli a Santa Maria in Organo; come ha spiegato Paola Marini, si tratta di un soggetto molto fortunato nel XVI secolo, poiché molte famiglie veronesi volevano tenere vivo il loro spirito filo-imperiale in forma di una sottile provocazione a Venezia. Accanto a queste pitture dai colori sgargianti sono collocati alcuni affreschi della bottega di Giulio Romano che ricordano gli affreschi della Sala di Ovidio a Palazzo Te
Maestro di San Zeno, Soldato in preghiera (XIV secolo)
Proseguendo attraverso la stanza che raccoglie gli affreschi di Florio della Seta e la Sala della Musica, si giunge infine all'antica chiesa francescana, che oggi ospita una sorta di completamento della pinacoteca di Castelvecchio, che suggerisce un'estensione della visita a quest'altro complesso.
Il Museo degli Affreschi, è stato definito nel corso della conferenza stampa una tassello importante che non solo restituisce onore all'urbs picta e consolida una proficua collaborazione fra la città, la Soprintendenza delle Belle Arti e l'Università, ma arricchisce l'offerta museale di Verona, che, come può notare qualsiasi visitatore, è saldamente integrata in ogni sua parte con la storia e la cultura cittadina, dal museo del Teatro romano che fa luce sulle origini della città alla Galleria d'arte moderna, passando, naturalmente, per il complesso areniano e il già citato Museo di Castelvecchio, cuore pulsante della storia scaligera.

Ermanno e Jacopo Ligozzi, Clemente VII e Carlo V

C.M.

4 commenti:

  1. Una Verona non solo shakespeariana ma che rende omaggio al suo territorio!

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    1. Personalmente non ho una buona disposizione nei confronti dell'associazione Verona-Giulietta, non tanto per ostilità a Shakespeare (non sia mai), ma per il fatto che Verona sembra, esternamente, solo questo, e tante iniziative e strutture per la promozione di quanto la città ha di autentico, dalle sue vestigia romane fino alle testimonianze del fervore culturale novecentesco, passando per gli itinerari danteschi e le strutture asburgiche, passano in secondo piano, oscurate da un mito pur sacrosanto ma costruito ad arte negli anni '30 per dare prestigio ad un centro urbano fino a quel momento poco considerato per le sue attrattive culturali. Ecco perché mi piace ricordare e suggerire ai visitatori, anche quando mi chiedono indicazioni per il famoso balcone, che ci sono tanti luoghi meno noti che, però, hanno un valore e una bellezza ben più grandi. Quindi, a chiunque capitasse in Verona: seguite pure le tracce dei due innamorati, ma concedete del tempo anche alle altre ricchezze cittadine! :)

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  2. Sono rimasta molto colpita dagli affreschi di Ermanno e Jacopo Ligozzi, forse anche per la nitidezza delle immagini e l'intensità dei colori. Quando avrò l’occasione di tornare a Verona, non mancherò di fare un salto al convento francescano per ammirare tanta bellezza!

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    1. Non puoi perdertelo, anche perché gli affreschi dei Ligozzi, dal vivo, sono tutt'altra cosa rispetto a quanto si può immaginare dall foto: un vero trionfo di colori e di storia concentrati in una sala... per non parlare degli altri dipinti!

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