giovedì 14 aprile 2016

Il tempo dell'attesa (Howard)

Ho terminato Il tempo dell'attesa ripromettendomi di non scrivere pareri a caldo e di lasciar decantare le impressioni e i sentimenti scaturiti dalla lettura. Però non c'è stato niente da fare: sono tanti e tanto intensi i pensieri che si susseguono che pensare di farli raffreddare è impossibile e perfino centellinare le pagine è stato difficile, perché una sequenza tirava l'altra e la curiosità per le avventure dei protagonisti è andata sempre più crescendo fino alle pagine finali.

Tornare nella dimora dei Cazalet è stata un'esperienza travolgente: ne Il tempo dell'attesa ho ritrovato tutto come era rimasto alla fine de Gli anni della leggerezza. Le emozioni e il coinvolgimento, però, sono stati decisamente più forti: non credevo che il secondo volume della saga firmata da Elizabeth Jane Howard potesse essere ancor più avvincente del primo, invece la lettura mi ha riservato una nuova piacevolissima sorpresa dopo la scoperta di questa autrice, avvenuta solo pochi mesi fa.
Avevamo salutato la numerosa famiglia inglese alle soglie del secondo conflitto mondiale, tremando insieme alla giovane Polly per la paura della guerra. Louise stava diventando una donna e inseguiva le proprie aspirazioni di attrice, mentre zia Rachel si premurava di nascondere i suoi sentimenti per Sid. E poi c'era Rupert, il terzogenito del Generale e della Duchessa, con le sue aspirazioni di pittore e la necessità di avviare un'attività più consona al mantenimento di una famiglia, assieme alla bella Zoë, tormentata da un segreto di cui si vergogna e in difficoltà nel relazionarsi con figli del marito.
Il cancello della tenuta del Sussex che fa da cornice a gran parte delle vicende dei Cazalet si riapre nel settembre del 1939, mentre tuonano i primi colpi di cannone e Hitler invade la Polonia. L'Impero britannico è chiamato alla guerra dai messaggi di Re Giorgio e del primo ministro Chamberlain, gli uomini si arruolano e le donne si associano ai gruppi femminili dell'esercito... ma è nelle case, nelle stanze, nei salotti che la Howard ricerca le sue storie. Alla guerra prendono parte anche Edward e Rupert Cazalet, mentre Louise riceve pressioni per intraprendere una carriera da dattilografa spendibile nell'esercito e la dolce Clary si divide fra i pannolini della sorellina e le lettere al generale de Gaulle. Nel frattempo Villy rimane ignara dei continui tradimenti di Edward, ma inizia a coltivare segretamente una fascinazione per un musicista, Sybil affronta la malattia forte dell'amore di Hugh e Rachel rimane ancorata ai suoi doveri di figlia, sacrificando i propri desideri.
Queste sono solo alcune delle numerose storie che si intrecciano ne Il tempo dell'attesa, un luogo letterario sempre più familiare e sempre più affollato, ma sempre di piacevolissima frequentazione (tanto più che un riassunto iniziale e l'immancabile albero genealogico aiutano a tenere in ordine le informazioni). Con questo secondo capitolo, la Howard ci conduce ancor più nel profondo dei segreti e dell'intimità dei Cazalet, perfezionando il ritratto tracciato ne Gli anni della leggerezza che, con il progredire della storia, sembra quasi un preambolo alla densa esistenza di questa famiglia di cui ci sentiamo tutti un po'parte.

Auguste Macke - Il negozio di moda (1914)

Ancora una volta le indiscusse protagoniste sono le donne, soprattutto le giovanissime Louise, Clary e Polly, la generazione femminile più giovane di Home Place. La prima si adatta a condizioni estreme di vita pur di continuare gli studi di recitazione ed entrare in una compagnia teatrale, la seconda coltiva fantasie letterarie e immagina come sarà incontrare l'amore, mentre la terza è totalmente impegnata nel compito di rendere felici i propri cari. Sono tre figure che rappresentano alcuni aspetti del carattere dell'autrice (che riversa molte delle proprie esperienze biografiche nei romanzi), ma anche le contraddizioni di un mondo che cambia, lasciandosi alle spalle il sistema dei doveri e delle censure vittoriane, offrendo nuovi modelli e rendendo inaccettabile il silenzio che cala come un sipario pesante su argomenti di vitale importanza per la vita di una donna.
Ancor più che nel precedente libro, Il tempo dell'attesa ci descrive un universo in trasformazione e lo fa attraverso le generazioni che si succedono nella famiglia Cazalet, mescolando vicende personali ed eventi della grande storia. E così la frenesia dello shopping nei negozi londinesi, dove fanno le prime apparizioni i pantaloni da donna che la Duchessa non può vedere, si alterna al volo dei bombardieri sopra la tenuta di Home Place, le serate a teatro e nelle sale dei concerti lasciano il posto ai comunicati radio sull'attacco di Pearl Habor e il rito del tè del pomeriggio convive con le lettere e le telefonate provenienti dalle postazioni dell'aeronautica e della marina. In mezzo ad un simile mutamento, i rituali dell'infanzia e degli anni spensierati diventano soltanto ricordi, come quelli di Louise, che non riesce ad immaginare un Natale senza le tortine alla crema di limone della Duchessa e con le lacrime di Lidya di fronte alla calza rimasta vuota.
Il tempo dell'attesa ci descrive la sofferenza della crescita, il peso delle responsabilità e la difficoltà di comprendere i propri sentimenti: le delicate atmosfere dipinte da Elizabeth Jane Howard, i personaggi così vivi nella pagina, il gusto con cui vengono descritte le abitudini, gli arredi, i piccoli gesti di ogni giorno trasportano il lettore in un altrove in cui si sente a casa, facendogli assorbire tutti i sentimenti che lo permeano.

Childe Hassam, La finestra dei pesci rossi (1916)

La narrativa di Elizabeth Jane Howard è talmente magnetica e ricca di sfumature e originalità che sempre meno si può accettare che sia così poco nota; la questione della marginalità di questa autrice, che Fazi Editore sta fortunatamente facendo conoscere anche in Italia, è affrontata da Hilary Mantel in un intervento in coda al romanzo nel quale si evidenziano i numerosi pregiudizi legati alla narrativa femminile e la tendenza a mettere in luce un'autrice non per il proprio talento narrativo (indiscutibile nella Howard) ma per le turbolenze della sua vita privata, sminuendo la capacità di parlare di tematiche che, se trattate da un uomo, gli farebbero ottenere una menzione d'onore.
Il tempo dell'attesa è una lettura fortemente consigliata a chi si lascia incantare dalle saghe familiari e dalla cornice della prima metà del Novecento, ma che non ha bisogno di essere raccomandata a coloro che hanno già amato il primo volume dedicato ai Cazalet i quali, di certo, hanno aspettato con la mia stessa trepidazione l'uscita del secondo volume, che ora diventa l'ancor più insopprimibile impazienza del terzo. Insomma, con la chiusura di questo secondo volume, inizia il tempo dell'attesa del terzo capitolo.
Mi sento come se per tutta la vita non avessi fatto altro che ingannare il tempo, e adesso, adesso che finalmente potrei iniziare a vivere, arriva questa guerra maledetta e rovina tutto!
C.M.

12 commenti:

  1. Ah, questo non lo conoscevo proprio! Ottima segnalazione ;-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Però prima leggi il capitolo precedente! :)

      Elimina
  2. Molto interessante, ci farò sicuramente un pensierino la prossima volta che capiterò in libreria :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Non scordare il primo volume della saga, anzi, se è il tuo genere di lettura, puoi andare sul sicuro portandoli a casa entrambi! :)

      Elimina
  3. Ho sentito pareri molto positivi su questa saga, devo assolutamente recuperarla! Sembra proprio una di quelle storie da cui non riesci a staccarti :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Posso garantire che è così, sono riuscita a divorarlo nonostante gli impegni di studio e lavoro! :)

      Elimina
  4. Quanto ho amato il primo! Questo secondo volume conto di prenderlo a breve, ma ho intenzione di leggerlo fra un po', non voglio bruciarmi subito il piacere, perché poi l'attesa del terzo si fa troppo lunga e dolorosa...(Vediamo se resisto!)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Io non avrei saputo resistere ad un simile voto, ma magari tu hai una volontà più forte della mia... comunque, se cedi, devo saperlo, così da sentire la comune debolezza di fronte a queste tentazioni letterarie! :)

      Elimina
  5. Sono tentata dalla Howard da un po' di mesi :D Dopo cotanto post, penso sia arrivato il momento di iniziare la saga *__*
    La Fazi è una delle CE che più apprezzo, spesso fa scelte "rischiose", ovvero fa ciò che ci si aspetterebbe: presentare autori non conosciuti o di moda.
    Ci sarebbe anche Il lungo sguardo :P Se ne leggono meraviglie!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Vero, ammiro molto l'opera di pubblicazione che sta portando avanti, anche pubblicando opere minori di grandi autori che molti colossi editoriali non hanno mai stampato o hanno estromesso dal catalogo. Sicuramente prima o poi della Howard leggerò anche Il lungo sguardo!

      Elimina
  6. Ho letto anni fa il primo volume di una saga simile, quella di Ken Follett ( i pilastri della terra, mondo senza fine etc etc). Non ho mai letto nulla della Howard ma, come dire, temo si tratti dello stesso tipo di letteratura e non riesco a digerirla con facilità. Non sopporto i romanzi con albero genealogico nell'intestazione, pieni di strade traverse, quelli insomma in cui devi scriverti in un libriccino a parte i nomi delle decine di personaggi e del loro intrecciarsi. Ma è certamente un problema mio, un bisogno di unitarietà concettuale e narrativa che dovrei riuscire a superare, Ci provo partendo ovviamente dal primo libro, sennò che senso avrebbe?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono due saghe molto diverse, anche se entrambe seguono per diversi anni le vicende di due famiglie. Al di là del periodo storico di ambientazione, cambia proprio la tipologia di narrativa: quello era un romanzo storico con una vena di thriller dato dai giochi di potere e con molte situazioni-tipo da storia del Medioevo, questo è un racconto intimo, con storie di tutti i giorni e attenzione alle piccole cose. Di Follett ho letto solo I pilastri della terra e mi era piaciuto, ma non mi sono procuarata il seguito perché per me quanto raccontato in quel libro era più che sufficiente. Con la Howard, invece, continuerei all'infinito, e l'affollamento dei personaggi non è un grosso problema, basta prestare attenzione alle prime pagine e poi lasciarsi andare alla narrazione, che ci ricorda con naturalezza i rapporti fra i vari personaggi senza perdersi in genealogie infinite.

      Elimina

La tua opinione è importante: condividila!