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mercoledì 22 giugno 2016

Benedizione (Haruf)

Dunque, alla fine, anch'io sono approdata a Holt. Il successo riscosso dalla Trilogia della pianura di Kent Haruf anche fra i lettori italiani già a partire dalla pubblicazione di Benedizione da parte di NN editore (nella traduzione di Fabio Cremonesi) ha ormai travalicato i limiti del mondo dei lettori forti e sta conquistando un pubblico sempre più ampio. Io non mi sono lanciata immediatamente sulle storie di questo paesino del Colorado, ma ho avvicinato Haruf un po'alla volta, affidandomi ai consigli dei colleghi blogger e lasciandomi infine convincere dallo staff di NN al Salone del Libro.
 
Benedizione è un romanzo corale. La parte principale è affidata a Dad Lewis, che affianchiamo nelle ultime settimane della sua grave malattia, e alle sue donne, la moglie Mary e la figlia Lorraine, ma la storia narrata da Haruf è quella di una parte più grande della comunità di Holt. Ci sono i collaboratori di Dad al negozio di ferramenta, ci sono il pastore Lyle e la sua infelice famiglia, c'è la piccola Alice, un po'intimorita dal vecchio morente, c'è Alene, che rimpiange la felicità di un amore passato con un uomo sposato. Seguendo la prosa fluida ed estremamente realistica di Haruf, entriamo nelle esistenze di tutti costoro, ci affacciamo oltre le porte socchiuse.
Il risultato è un racconto articolato, piacevole ed emozionante, che sa toccare le corde della malinconia, della tenerezza e della tristezza più profonda, specialmente nelle ultime pagine, mentre l'estate si avvia alla fine e, con essa, incrudelisce la malattia di Dad, che porta con sé rimpianti e sensi di colpa per le scelte sbagliate, per i rapporti recisi dal tempo e dall'astio.
Per coloro che lo hanno già letto la mia affermazione sarà scontata, ma devo dirlo: non solo non mi sono sentita in colpa per aver preferito questo libro ad altri nel mio saccheggio torinese, ma ho già deciso che proseguirò nella lettura degli altri due capitoli. Sì, perché, anche se ancora non ho ancora provato, leggendo Benedizione, l'entusiasmo di cui ho raccolto tante testimonianze, mi sono già resa conto che Kent Haruf riesce a stabilire con il suo lettore un contatto non solo letterario, ma anche umano, rendendoci i suoi personaggi familiari, facendoci rallegrare e rattristare per loro come se fossero vecchi amici. Mi è occorso un po'di tempo per entrare in sintonia con i diversi protagonisti, per affezionarmi a loro, per unirmi a Lorraine e a Mary nella veglia di Dad; più rapida è stata la sintonia con il reverendo Lyle, che lotta per l'affermazione del messaggio cristiano oltre la facciata di una comunità che dimostra di non metterlo in pratica, ma che, così facendo, si scontra con delle forme di ostilità acuite dal particolare momento storico - il terrorismo, la guerra - che l'America sta attraversando.
Quello che più mi ha colpito di Benedizione è lo stile di Haruf, la maestria con cui riesce a raccontare situazioni molto dure e decisamente poco poetiche senza cadere mai nel prosastico e rendendo i suoi personaggi dei piccoli eroi contemporanei, pur lasciando loro un carattere umano e imperfetto che ce li rende vicini. Insomma, Haruf riesce a fare di tanti personaggi comuni, imperfetti, spaventati i degni protagonisti della letteratura, senza il bisogno di inventare avventure rocambolesche o situazioni che appaiono create apposta per imprimere al racconto una certa direzione.
Non so bene se quello che intendevo dire sia poi così chiaro, ma è proprio questa la magia di Benedizione, la nota che mi ha convinta a tornare ad Holt nei prossimi mesi: l'autore abbatte la barriera fra il lettore e i personaggi, riunendoli in un unico luogo e facendoli stare insieme armonicamente, senza forzature o imbarazzi.
 
Paesaggio vicino a Denver
La gente sa rendersi la vita infelice, disse Alene.
Immagino che lei ne sappia qualcosa.
Un po’sì, disse lei. Tutta la vita trascorre nell’infelicità per un motivo o per l’altro, no?
Non so. Un tempo non la pensavo così.
Però c’è anche del buono, disse Willa. Ci tengo a sottolinearlo. Ci sono dei brevi momenti, disse Alene. Questo è uno.
C.M.

8 commenti:

  1. Finalmente una degna recensione di questo romanzo! E lo dico Cristina perchè ne ho lette tante ma nessuna ha saputo trarne un riassunto o una spigazione facile. Sicuramente non mi perderò Haruf, anche perché mi ricorda molto Sherwood Anderson con il suo "Winesburg Ohio",a quanto sembra vicino per temi.

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    1. Mi sembrava che ne avessi parlato, così sono andata a leggermi la tua recensione e ho messo Winesburg, Ohio in lista. In effetti, pare che i due libri si richiamino, di Anderson mi attira soprattutto il periodo di ambientazione, ma questo entrare nelle vite di tanti personaggi mi sembra un dato comune... non a caso di Haruf è stato scritto che è il degno erede dei maestri della letteratura americana.

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    2. Per questo non posso perderlo! Dicono che i seguiti non siano altrettanto belli...Vedremo.

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    3. Generalmente è vero, ma, considerando che Benedizione sarebbe il terzo capitolo della serie e che in realtà i tre libri sono collegati solo per ambientazione e atmosfere, magari non ci dovremo porre il problema! :)

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  2. Cristina! XD In nottata ho pubblicato la mia riflessione su Canto della pianura (se ricordi, avevo deciso di leggere la trilogia rispettare l'ordine cronologico di scrittura dei romanzi ;)) e ora trovo la tua su Benedizione!
    Mi pare che siamo parecchio in sintonia su come abbiamo avvertito concertazione e attenzione di Haruf verso i personaggi, umili e "normali"; non c'è cinismo o disperazione nelle vite raccontate, ma dignità e rispetto. Lo stile ha colpito moltissimo anche me, direi che tutto si regge su questo elemento (dalla nota del traduttore, la prosa di Benedizione dovrebbe risultare ancora più "sobria", lo scoprirò!).
    Un autore da leggere, così delicato, evocativo eppure assolutamente concreto *_*
    E ne riparleremo, credo :D

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    1. Ho appena letto la tua recensione e devo dire che sì, siamo in sintonia: adesso sono ancor più convinta di voler leggere anche gli altri due capitoli! :)

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  3. Questo libro mi incuriosisce e mi intimorisce da un po'. E per le stesse motivazioni: ne parlano tutti bene! La verità è che sono veramente curiosa, ma non sento un feeling giusto con questa storia, non so perchè. In ogni caso, bella recensione, al solito:)

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    1. Ci ho messo un po'anch'io a convincermi proprio per gli stessi motivi: non ero convinta che fosse una storia adatta a me e tutti quei pareri positivi mi mettevano in crisi. Alla fine è andata bene! :)

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