lunedì 20 giugno 2016

La fattoria degli animali (Orwell)

«Tutti gli animali sono eguali, ma alcuni animali sono più eguali degli altri». Questo celebre motto basta, da solo, a riassumere il contenuto e il significato dell'opera da cui è tratto. La fattoria degli animali, breve romanzo satirico pubblicato nel 1945, è infatti un testo che registra in forma di un'amarissima favola contemporanea il fenomeno del totalitarismo, con evidente riferimento alla dittatura sovietica. Già da queste poche informazioni si capisce che La fattoria degli animali è legata a doppio filo al capolavoro di George Orwell 1984, nonché all'esperienza personale dell'autore, che, nel corso della Guerra civile spagnola ha combattuto contro Franco tra le file di ispirazione trotskista invise a Stalin.

La fattoria cui allude il titolo è la tenuta del signor Jones, che si distingue da tutte le altre per la presenza di animali che, stanchi di essere servi degli esseri umani che li sottopongono a lavori sfiancanti e offrono loro come nutrimento solo una piccola parte di quanto loro stessi producono per poi sbarazzarsi di chi non è più adatto al lavoro, organizzano una vera e propria rivoluzione. Guidati dalle idee del Vecchio Maggiore, l'illuminato verro anziano, gli animali scacciano i Jones e costituiscono una società autosufficiente, i cui principi fondanti sono la guerra all'essere umano e a tutto ciò che lo rappresenta e l'uguaglianza di tutti gli animali. La guida viene assunta dai maiali, giudicati i più intelligenti e i più adatti al comando, ma ben presto il capo, Napoleon, abbandona i sacri ideali della rivoluzione e assume comportamenti sempre più simili a quelli dell'uomo, arrivando ad imitarne i peggiori comportamenti. Dapprima scaccia il suo alleato moderato, Palla di Neve, dichiarandolo nemico pubblico e accusandolo, anche dopo la sua fuga, di continui complotti alla rivoluzione, poi inizia a seminare il terrore e ad ordinare esecuzioni sommarie per tutti coloro che mostrano esitazioni verso il lavoro sempre più duro e le libertà sempre minori.
La fattoria degli animali subì una forte opposizione al momento della pubblicazione: Orwell stesso, nel testo La libertà di stampa posposto al testo nell'edizione Mondadori, racconta la tormentata vicenda editoriale del suo romanzo, sottolineando il potere di censura vigente in un'Inghilterra che aveva trovato in Stalin il suo fondamentale alleato nel secondo conflitto mondiale e che si trovava, di conseguenza, nell'impossibilità di condannarne le azioni. Orwell stesso non fa mistero di aver ritratto negli animali rivoluzionari la società sovietica e nei maiali al potere le dirigenze dell'URSS e non intende in alcun modo mitigare la propria posizione: l'autore è determinato a smascherare, come in 1984, tutte le falsità di un regime che fa propaganda di alti ideali ma non li osserva, anzi, li calpesta, ottenendo addirittura una blanda accondiscendenza da parte del mondo esterno, che pure fa bandiera della libertà di opinione.
Ecco, allora, che non è difficile scorgere nel Vecchio Maggiore lo spirito di Marx o di Lenin, cioè il motore ideologico della rivoluzione, in Napoleon lo stesso Stalin, in Clarinetto gli organi di propaganda sovietica (come la Pravda), nell'instancabile cavallo Gondriano, eroe della rivoluzione devoto al lavoro per la comunità, il mito di Stachanov, nel nemico pubblico Palla di Neve (come sarà per Emmanuel Goldstein in 1984) lo stesso Trockij e nei fattori confinanti gli Stati che, lungi dal condannare la dittatura, se ne rendono complici.
Pur essendo un brevissimo libro, La fattoria degli animali contiene già tutti i nuclei del pensiero di Orwell quasi saranno sviluppati e ancor più accentuati in 1984. Anche in questo testo, infatti, troviamo i toni roboanti della propaganda, gli slogan scritti sui muri, la manipolazione della verità e degli atti registrati, l'uso della forza contro gli oppositori. Variano leggermente gli accenti: ne La fattoria degli animali il tono è straniato, la narrazione appare come la registrazione di ciò che deve essere (perché così si vuole in alto) ma che chiaramente va evitato, mentre in 1984 prevarranno la tensione, la focalizzazione e un più forte invito alla riflessione sulle conseguenze del totalitarismo sulle vite di ciascun essere umano.

Franz Marc, Maiali (1912)
Solo ripeto di ricordar sempre il vostro dovere di inimicizia verso l'uomo e tutte le sue arti. Tutto ciò che cammina su due gambe è nemico. Tutto ciò che cammina su quattro gambe o ha ali è amico. E ricordate pure che nel combattere l'uomo non dobbiamo venirgli ad assomigliare. Anche quando l'avrete distrutto, non adottate i suoi vizi. Nessun animale vada mai a vivere in una casa, o dorma in un letto, o vesta panni, o faccia commercio. Tutte le abitudini dell'uomo sono malvagie. E, soprattutto, nessun animale divenga tiranno dei suoi simili. Deboli o forti, intelligenti o sciocchi, siamo tutti fratelli. Mai un animale uccida un altro animale. Tutti gli animali sono uguali.
C.M.

14 commenti:

  1. Ho letto recentemente Bradbury, che mi ha catapultato al 1984 e Orwell.
    Li definisco “una lettura svuotante”, aggettivo non bello, ma che spiega abbastanza il disagio che ho provato: l’esistenza di qualcosa che toglie all’essere umano anche la bellezza e la creatività.
    Il dramma: questo mostro "fagocitatore" nasce proprio da noi esseri umani.

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    1. L'aspetto peggiore di questa percezione è che tale annientamento dell'essere umano, della sua libertà e del suo libero pensiero si è prodotto nel tempo e si riproduce tuttora, senza che l'allarme lanciato da autori come Orwell e Bradbury abbia prodotto alcuna presa di coscienza.

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  2. Bellissima recensione Cristina, profonda ed esplicativa!
    Riguardo al romanzo questo mi attira molto più di 1984 (che trovo troppo futuristico per me),il primo invece è così fantastico e reale. Anche Zola scrisse di un fantomatico regno governato dagli animali, dove però la ricerca ossessiva del Bene Assoluto si ferma nell'impossibilità di ricrearlo, perchè anche questo può danneggiare l'essere umano.

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    1. Io, invece, ho apprezzato di più 1984 perché più esteso, ricco di particolari e decisamente più potente nel suo grido d'emergenza.
      Non sapevo di questo libro di Zola, di che opera si tratta?

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    2. Scusami se ti rispondo solo ora Cristina... E' un'opera giovanile, breve, "Sidoine e Médéric", e gli animali non sono i protagonisti ma una storia raccontata all'interno del libro.

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    3. Grazie dell'informazione, chissà che non mi capiti di leggerlo!

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  3. Vengo dalla lettura di 1984. Ho sofferto molto, fisicamente e psicologicamente. Geniale e visionario. Riprendo fiato e poi, inevitabilmente, mi avvicinerò anche alla Fattoria degli animali.

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    1. Le reazioni legate alla lattura di 1984 da te descritte mi trovano del tutto concorde, anch'io ho un ricordo angoscioso della seconda lettura (la prima, di tanti, tanti anni fa, non mi aveva coinvolta pienamente nel meccanismo narrativo).

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  4. Il paradosso contenuto nella citazione è evidente. Orwell ha creato diversi piani narrativi, per tanti aspetti questo è un capolavoro assoluto. Mi ricorda quel buon teatro che che si racconta come "a scatole cinesi". Nei ragazzi di terza fa sempre un grande effetto questo piccolo grande romanzo.

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    1. Spero di avere anch'io l'occasione di farlo leggere, magari in un primo biennio superiore, riprendendo i generi narrativi e la loro funzione e mettendo in evidenza il significato di una favola che, non diversamente da quelle di Esopo e Fedro, mette in scena i comportamenti umani, ma con effetti storicamente molto radicati.

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    2. Sì, anche in questa prospettiva sarebbe un'ottima esperienza.

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    3. Se la metterò in pratica, ti aggiornerò! :)

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  5. Orwell è un genio, non saprei come altro definirlo. Ho letto diversi anni fa La fattoria degli animali ed è stata una di quelle letture che mi è rimastra dentro, non mi ha mai lasciata. La settimana scorsa ho terminato invece 1984 e le sensazioni sono ancora così forti che non riesco ad esmprimerle. Anche io mi sono sentita svuotata, annientata, angosciata. Quando un autore lascia sensazioni del genere con appena un paio di romanzi (non ha una grande produzione, purtroppo è morto giovanissimo di tisi)penso che dovremmo avere tutti il dovere di leggerlo. E' una ricchezza immensa.

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    1. Sono d'accordo, sono due testi fondamentali per la cultura generale e la costruzione della coscienza di ciascuno di noi.

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