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lunedì 4 luglio 2016

Il professore (Brontë C.)

Gli autori che fanno parte del pantheon dei classici sortiscono solitamente due effetti sui lettori, che si buttano a capofitto su questi miti letterari oppure ne rimandano continuamente la lettura, perché tanto questi libri sono sempre lì, a volte anche per il timore che le grandi aspettative non siano corrisposte da altrettanto entusiasmo... e, a quel punto, come confessare che quel classico proprio non ci è piaciuto, che l'autore ci pare sopravvalutato e così via?

Non sto inaugurando una recensione negativa, ma voglio solo farvi capire perché io non abbia mai letto, fino alla settimana scorsa, alcun libro di Charlotte Brontë. Sì, perché Jane Eyre è nella mia lista dei desideri da parecchio tempo e ho anche guardato volentieri due versioni cinematografiche ricavate dal romanzo, eppure la convinzione di trovare questo grande classico in qualsiasi libreria e in qualsiasi momento fa sì che abbia rimandato l'acquisto, preferendo questo o quel libro che in altre occasioni mi è sfuggito.
Così il mio primo incontro con Charlotte Brontë non è stato attraverso le pagine di Jane Eyre, ma attraverso il testo del suo esordio, Il professore, di cui sono riuscita ad aggiudicarmi una copia nell'occasione in cui Fazi editore ne ha messe in palio due per i lettori che ne seguono le pubblicazioni sui social.
Il professore è un testo ben diverso dal più noto romanzo della stessa autrice, a partire dal fatto (facilmente intuibile dal titolo) che il protagonista è un uomo, William Crimsworth, che deluso dal lavoro di impiegato accanto al freddo fratello Edward, decide di mettere a frutto le competenze acquisite a scuola cercando lavoro come insegnante in Belgio. William entra dapprima in una suola maschile, poi dell'attiguo collegio femminile, dove è ambientata la maggior parte della vicenda. Infatti il professor Crimsworth, durante le sue lezioni di inglese, si sofferma ad osservare le abitudini delle giovani ospiti del collegio, tutte ragazze facoltose e piene di arie che ci fanno capire come certi atteggiamenti vezzosi e la mancanza di disciplina fra i banchi rimproverati ai giovani d'oggi non sono un fatto per nulla nuovo. Fra le allieve c'è però anche Frances Henri, che lavora nel collegio come maestra di ricamo, pur non essendo affatto rispettata dalle alunne e compatita più che stimata dalla direttrice, Zoraide Reuter. Inizialmente Frances appare piuttosto insignificante a William, ma, con il passare del tempo, i suoi sforzi nell'apprendere, i suoi modi cortesi e riservati e l'insofferenza di entrambi alle maniere di Madmoiselle Reuter gli mostrano la ragazza sotto una luce diversa, fino alla maturazione di un sentimento d'amore.
Charlotte Brontë (1816-1855)

Ho già detto della prima particolarità del romanzo, cioè la prospettiva maschile della narrazione, che pure tradisce alcune attenzioni tipiche delle narratrici (come quella per i tessuti degli abiti). L'altro dato importante per la lettura di questo libro è l'ispirazione autobiografica: la stessa Charlotte, infatti, durante i suoi studi a Bruxelles, si innamorò del proprio insegnante, Monsieur Constantin Hége. Il risultato è un interessante spaccato sociale, presentato anche attraverso un'accurata analisi psicologica, che mette in discussione alcune convenzioni del XIX secolo, come la natura elitaria degli studi o la convenienza professionale che deve prevalere sulle inclinazioni personali.
Il professore, il primo libro scritto da Charlotte ma pubblicato postumo nel 1857, è un romanzo abbastanza piano, senza colpi di scena o grandi rivolgimenti, ma la lettura è scorrevole e permette di soffermarsi su moti dell'animo e - dato per me molto interessante - su alcune considerazioni di carattere pedagogico che testimoniano anche l'impegno educativo dell'autrice, prima come studentessa e poi come istitutrice. Sicuramente, dopo questo primo contatto con la Brontë, rimane vivo e, anzi, ancor più sentito, l'interesse di leggere Jane Eyre e magari anche Shirley e Villette.
L’emozionante sorpresa le aveva scomposto appena i lineamenti, prima che un sentimento della gioia più viva le risplendesse chiaro e caldo su tutto il viso. Ebbi appena il tempo di notare che era sciupata e pallida, prima di essere chiamato a provare un piacere interiore che reagiva al piacere quanto mai vivo e pieno che brillava nel rossore animato e splendeva nella luce diffusa che si spandeva adesso sul volto della mia allieva. Era il sole che prorompeva dopo la battente pioggia estiva; e cosa fa fertile la terra più in fretta di quel raggio, che brucia quasi come fuoco nel suo ardore?

C.M.

10 commenti:

  1. Anche le Brontiane più appassionate sono concordi nel ritenere "Il Professore" un'opera mediocre e un brutto abbozzo di "Villette".

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    1. Non avendo ancora letto Villette, non posso né avvalorare né smentire, certo, Il professore non può definirsi un capolavoro o un romanzo memorabile, ma si legge con una certa piacevolezza, a mio parere. Le alte aspettative le lascio per Jane Eyre...

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  2. Le alte aspettative secondo me vanno riservate a Villette, nonostante Jane Eyre abbia un fascino particolare, si capisce.
    Ho letto Vilette pochi mesi fa, è stata una lettura grandiosa e non avrei mai pensato potesse essere a tale livello. La figura centrale femminile mi è piaciuta ancora più di quella di Jane: l'ho trovata potente e "ribelle" (occorre dare a questi aggettivi il giusto significato considerando l'epoca in cui la Brontë scrisse). A confronto, Jane non conclude la sua emancipazione.
    Il professore rimane una curiosità per adesso, forse lo leggerò...

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    1. E io metto in lista tutto, Villette e Jane Eyre in testa! :)

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  3. Il professore è l'unica opera bronteana (e con questo termine coinvolgo anche le altre due sorelle) che ancora mi manca da leggere. Ce l'ho in libreria, ovviamente, però ho un po' paura. Un po' perchè, dopo questo, si parlerà solo di riletture, un po' perchè è generalmente riconosciuto come il meno degno di nota di questa scrittrice. La tua recensione mi conforta un po': un capolavoro ma neanche da buttar via, quello che spero di trovarci io (ovviamente sono sempre aperta al capolavoro:)). In ogni caso, mi unisco a chi ti ha già caldamente consigliato Villette: un testo meraviglioso e pieno di sentimento, una piccola gemma splendente.

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    1. Immagino che esaurire la produzione letteraria di uno scrittore amato sia effettivamente un piccolo trauma, dato che le riletture non sono mai come un primo incontro... però, dall'altra parte, potrai dire di aver letto proprio tutto di queste autrici e avrai una conoscenza della loro produzione del tutto invidiabile! :)

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  4. Io quando si parla di Charlotte Bronte tifo sempre e solo per Jane Eyre, libro fra i libri del cuore. Ho letto Villette, ma non mi è piaciuto tanto (piuttosto noioso), ho comprato Shirley ma il suo incipit non mi ha agganciato e l'ho momentaneamente messo in stand-by, Il professore mi incuriosisce parecchio, ma alla fine il più bello è sempre Jane Eyre ;)

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    1. Non mi resta che leggerli tutti per seguire i consigli di tutte voi! :)

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  5. Non ho ancora letto Il professore, forse perché la mia passione per Jane Eyre mi impedisce di cercare qualsiasi altro romanzo di questa autrice.
    Io ancora attendo una tua lettura del celebre romanzo e di potermi gustare la tua recensione.

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    1. Lo so, sono vergognosa con questo mio continio procrastinare: DEVO leggere Jane Eyre!

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