mercoledì 2 novembre 2016

I prodigi della biblioteca scolastica

Ci sentiamo continuamente ripetere che in Italia si legge poco, che la lettura è un'attività sempre più marginalizzata e che si tende a preferire passatempi meno statici e, però, più passivi, come la televisione. Allo stesso tempo, però, i dati dicono che a tenere alte le sorti del popolo dei lettori sono le generazioni più giovani. Vien da chiedersi, dunque, se la passione per la lettura sia un ormone destinato ad essere rimpiazzato nei più da qualche altro o se qualcos'altro porti alla decimazione dei lettori: perché abbiamo pochi adulti lettori, se i più giovani manifestano ancora questo interesse per le storie?

Illustrazione di Marta Álvarez
Chiunque di noi avrà in questo momento presente un giovane conoscente che, in totale contraddizione con questi dati, rifugge dalla lettura come la peste, eppure credo che le famigerate statistiche abbiano più che un semplice fondo di verità, perché anche gli studenti più svogliati a volte hanno con sé un libro: una delle ultime uscite fatte apposta per loro o fenomeni come Harry Potter, certo, ma è normale che non siano immediatamente attratti da Guerra e pace. In barba a tutti i pessimismi cosmici, in queste settimane alla scuola secondaria di primo grado sto raccogliendo la conferma di queste informazioni. Non in tutte le classi, non con tutti gli alunni, ma devo dire che la situazione è meno drammatica di quanto pensassi.
Qualche studente, naturalmente, rifugge da qualsiasi attività che implichi riflessione, silenzio e raccoglimento, ma molti altri sono ancora stuzzicati dalla magia dei libri. A volte gioca un ruolo importante il retroterra culturale: un bambino cresciuto con libri in casa e incoraggiato dalla famiglia alla lettura è potenzialmente avvantaggiato nella maturazione della passione per la lettura. In altri casi si ravvisa una curiosità non anestetizzata da videogiochi o precoci contatti con smartphone e con la rete, sulla quale si può far leva, nella speranza che la fiammella non si spenga.
L'anno scolastico avviato da meno di due mesi, in questo senso, mi ha fatto pensare che di fiammelle ce ne siano parecchie, anche se, allo stesso tempo, mi ha fatto nascere l'enorme timore di non essere in grado di alimentarle, perché la responsabilità è enorme.

Illustrazione di Kit Chase

Un esempio di questi buoni auspici? Una classe prima che chiede a gran voce: «Prof, quando andiamo in biblioteca?». Non c'è interruzione più gradevole di questa. Specialmente quando poi in biblioteca si va davvero, e tutti scalpitano per varcare per primi la soglia della piccola stanza... che non è niente di particolare e ha soltanto una parete di volumi, ma palpita della magia delle parole e scatena subito una ricerca entusiasta.
I miei alunni stanno imparando il funzionamento del registro dei prestiti, sono impazienti di riportare i testi finiti e di prenderne di nuovi, accolgono l'incarico di bibliotecario con la serietà e l'entusiasmo di chi riceve un premio prestigioso. Io li osservo e mi dimentico che quelle uscite 'rallentano il programma', perché, malgrado non tutti siano ugualmente coinvolti in questa avventura di biblioteca, so che il contatto con i libri può fare molto più di quello che possano fare lavagna, gessi e quaderni. Non voglio dire che si possano abolire le regolari attività, ma che proprio la percezione che la lettura sia un'attività che momentaneamente sospende il dovere dello studente può forse assicurarne la salvezza. Insomma, finché la richiesta di andare in biblioteca supera quella di uscire per andare ai servizi, significa che la lettura è ancora vista come un piacere e non come un peso.

Illustrazione di Joe Berger
La settimana scorsa si è tenuta in tutta Italia la manifestazione dedicata alla lettura nelle scuole: aderendo al progetto Libriamoci a scuola, molti istituti hanno promosso attività di approccio ai libri per i lettori più piccoli e per quelli più grandi. A me e alla mia classe è toccato il compito di leggere alcune pagine de Le streghe di Roald Dahl agli alunni della scuola primaria e abbiamo pensato di inscenare una lettura espressiva animata che già in fase di esemplificazione mi è costata la voce, ma che ha avuto esiti travolgenti. Dopo una prima fase di esitazioni, timidezze e incartamenti, molti alunni hanno preso il controllo delle loro voci e delle parole dell'autore e in un paio di casi ci sono stati livelli di recitazione strabilianti, con tanto di salto sulle sedie da parte degli ascoltatori.
Alla lettura sono seguiti piccoli lavori di gruppo, consistenti nella creazione di segnalibri ispirati alle streghe (complice la festa di Halloween in avvicinamento) e alla storia di Dahl. Tra cartoncini, forbici, raffinate colorazioni a pastello e piastricci di pennarelli, sono volate così quattro ore devastanti ma divertentissime, che hanno lasciato un segno positivo in quasi tutti i partecipanti.
Lunedì, con la settimana di Libriamoci appena finita, è ricominciata la richiesta di andare in biblioteca. E penso, con una punta di ottimismo, che, per il momento, la fiamma resiste bene.
C.M.

10 commenti:

  1. Bravissima. Devo dire che, per fortuna, nella scuola di mio figlio ci sono dei prof in gamba, che stimolano i ragazzi alla lettura. E senza dubbio è una cosa indispensabile, soprattutto a questa età, per imparare a scrivere e ad esprimersi bene.

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    1. Proprio così: per quanto si possano spiegare e ripetere regole e correggere quanto scritto, è l'abitudine alla lettura che ci infonde la correttezza espositiva.

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  2. Sembrerà incredibile, ma udite udite, ci sono molte scuole senza biblioteca scolastica. Ad esempio quella in cui ho lavorato fino a due anni fa. Non solo la biblioteca non esisteva, ma il dirigente trovò più interessante ottenere finanziamenti per alcuni armadietti e teche per poi farne dei contenitori di animali impagliati e piccoli rettili conservati in formaldeide, lascito "storico" dei decenni in cui quella stessa scuola apriva i battenti nel Dopoguerra.
    Sì, c'è tanta curiosità attorno alla biblioteca e i ragazzi fremono per mettervi piede. Questo la dice lunga su quanto l'insegnamento perda spesso colpi dietro il consueto pregiudizio di alunni decisamente disinteressati. Ciò che latita spesso in queste biblioteche è una catalogazione vera e propria e una gestione adeguata.
    P. S. Mi piacerebbe conoscere il tuo parere riguardo al mio post che parla di valutazione. Lo trovi facilmente. :-)

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    1. Lo so, purtroppo la biblioteca scolastica è un apparato talvolta avvertito come superfluo o anche - diciamocelo, accade - come un modo per riempire qualche ora buca o svogliata. Invece è e dovrebbe essere una risorsa, specialmente se esiste la curiosità da parte dei ragazzi.
      Vado a leggere: ho diversi interventi da recuperare, vista la mia latitanza dalla rete degli ultimi tempi! :)

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  3. Che bello leggere qualche notizia positiva sul tema della lettura e che bello sentire una voce contro i luoghi comuni! :)
    Per me personalmente la scuola ha fatto molto per la lettura e ai tempi in cui studiavo ho trovato - sia alle scuole medie che alle superiori - molte e molti insegnanti che mi hanno incoraggiato a leggere anche quando ciò che leggevo... non faceva esattamente parte del programma.
    Ho letto il tuo articolo con vero piacere :)
    Un caro saluto

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    1. Non è mia intenzione dipingere una realtà idilliaca, ma, appunto, sfatare qualche luogo comune cui ci siamo ormai abituati: anche se difficile da trovare, l'entusiasmo di tanti giovani lettori c'è!
      Grazie di aver apprezzato, per me questo post è particolarmente importante per l'esperienza che rappresenta! :)

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  4. Ci ho pensato, mi ci sono scervellata e la conclusione è questa: credo che crescendo in molti smettano gradualmente di leggere perchè non ne trovano il tempo. Che non è una scusa valida, perchè noi lettori forti leggiamo sempre e comunque, però. Se penso a come, crescendo, gli impegni moltiplichino, mi rendo conto che un lettore, diciamo, medio, si troverà a leggere sempre meno per riuscire a far fronte a tutto ciò che la quotidianità gli richiede. Ne ho un esempio in casa! Mia sorella leggeva moltissimo, fino a qualche anno fa, ma è stata sempre piuttosto lenta. Adesso il carico di studio è aumentato molto, esce con le amiche e con il ragazzo, va in palestra, aiuta in casa e le piace ascoltare la musica. La lettura rimane, ma solo poche pagine alla sera. Tra qualche anno, forse (e spero di no), con l'università, magari neanche quelle. E poi arriva il lavoro, una famiglia... Ognuno di noi, crescendo, si è dovuto lasciare alle spalle, o trascurare, qualcosa. In molti casi è la lettura. In questo senso ci sono molti pchi incentivi, soprattutto nelle famiglie, oltre che nella società: nella mia adolescenza leggere, tra i coetanei, era qualcosa di cui vergognarsi. Ma io, che mi sono vergognata di molte cose, non mi sono lasciata rovinare questa e non mi sono mai vergognata di portare un libro a scuola o di dire che amavo leggere. Ma io, come altri, ho una passione, quasi una dipendenza. In molti altri casi, la lettura si trascina per un po', per poi venire definitivamente tralasciata.
    A parte il papirone/diario, credo che sia un progetto bellissimo quello di cui hai parlato, così com'è bellissimo che tu dedichi del tempo per la biblioteca e la lettura (molti insegnanti non leggono. Lo so, è incredibile), credo che sia un ottimo esempio per i tuoi studenti:)

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    1. Hai ragione, infatti il mio interrogativo in merito alla defezione dei lettori non riguarda tanto coloro che non leggono per mancanza di tempo, ma quelli che disprezzano tale attività e rifuggono da essa come da una malattia. Alcuni lo fanno fin dalla tenera età, rifiutando qualsiasi forma di impegno intellettuale, ma deve esserci una buona parte di persone che maturano questo disprezzo in un secondo momento, diventando quelli che arricciano il naso quando vedono altri con un libro in mano... una reazione che forse investe la lettura più di ogni altro hobby: non ho mai visto un non-sportivo schifato perché un altro pratica un certo sport, mentre diversi non lettori sembrano inorridire di fronte a chi legge. E dunque, dove perdiamo costoro?

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  5. Questo tuo post mi ha riportato alla mente la mia maestra che, non ricordo più se a 7 o 8 anni, durante una "settimana del libro" organizzata dalla scuola (probabilmente in un ambito simile a quello di cui scrivi oggi) ci ha portato una copia de Il GGG di Dahl, per leggerlo tutti assieme in classe. Il mio primo libro lungo, il mio primo, vero amore letterario. Un ricordo bello, che mi è molto caro.

    Per cui non posso che essere felice che tu stia insegnando questo ai tuoi piccoli alunni, perché fidati: se ne ricorderanno. Magari non tutti. Ma qualcuno lo terrà stretto al cuore.

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    1. Anch'io ho bellissimi ricordi delle letture a scuola, in particolare dell'ora in biblioteca alla scuola elementare e di quelle passate, di tanto in tanto, alle medie: mi sembra ieri che, in previsione dell'ora fatidica, portavo nello zaino il mio tomone di Stephen King, Harry Potter o Il Signore degli anelli, impaziente di buttarmi fra le pagine. Chissà, magari qualcuno ne porterà davvero il ricordo con sé... lo spero!

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