martedì 31 gennaio 2017

Addio a Berlino (Isherwood)

La narrativa della prima metà del Novecento mi attrae per le sue atmosfere del tutto particolari, per l'intreccio strettissimo fra esistenze singole ed eventi di risonanza mondiale. Letterariamente parlando, l'epoca fra le due guerre è una fonte inesauribile di stimoli e, come l'arte coeva, anche i romanzi sanno spesso trasmettere in modo peculiare la filosofia, lo sbando, le tendenze e la massificazione della società che li ha prodotti.

Addio a Berlino è essenzialmente un romanzo di atmosfere. Fra le sue pagine, lo scrittore inglese Christpher Isherwood ricostruisce il clima sociale, gli slanci e la decadenza della Repubblica di Weimar, seguendo il cammino del popolo tedesco verso le brutture del regime e la disgregazione di un'intera cultura. Per farlo, l'autore si appoggia in modo consistente a dati autobiografici, dal suo soggiorno berlinese alla presenza della tematica omosessuale, ma ciò che emerge dal racconto non è strettamente personale, anzi, è il risultato di una coralità costruita per frammenti, attraverso uno sguardo attento e metodico su poche, significative esistenze.
Il mondo che Isherwood riprende con la propria macchina fotografica (definendo anzi se stesso «una macchina fotografica con l'obiettivo aperto che registra e non pensa») una miriade di esistenze apparentemente insignificanti, eppure tutte emblematiche di interi settori sociali investiti da un afflato decadente o ammorbati dai pregiudizi contro quelli che il nazismo definirà 'indesiderabili', ebrei e omosessuali in primis.
Addio a Berlino si compone di cinque racconti che possono essere letti come frammenti di diario autonomi, ma che si collegano a più riprese attraverso un luogo o un personaggio. Ognuno di questi capitoli fotografa degli ambienti e l'umanità che li frequenta: l'appartamento di Fräulein Schroeder, dove vivono lo stesso Isherwood, il barman di un locale notturno, una prostituta e un'attrice, la casa sul lago che l'autore divide a Rügen con Peter e Otto, due amanti uniti da un rapporto dominato dalla gelosia del primo, e il negozio dei Landauer, famiglia di commercianti ebrei introdotta nella narrazione proprio attraverso i pregiudizi che a Berlino travolgono gli affaristi semiti.
Il risultato del racconto di Addio a Berlino non è tanto una storia con una sua sequenzialità ben definita, che, anzi, ha un vero e proprio momento di rottura soltanto alla fine, quando Christopher matura la decisione di lasciare la città, ma, come scrivevo in apertura, è l'affresco di un'epoca, la ricostruzione di atmosfere decadenti, in costante incupimento. Proprio per l'assenza di una vera e propria vicenda unitaria e per il prevalere di frammenti, ho faticato non poco nella lettura di questo breve romanzo, anche se la ricostruzione sociale e storica del periodo di Weimar mi ha incuriosita molto, ricordandomi la critica affidata alla pittura da Ernst Ludwig Kirchner, nelle cui tele le città tedesche appaiono come un luogo di degenerazione, imbruttimento e alienazione.

È strano come ogni persona sembri avere un luogo suo… specialmente se non ci è nata.
C.M.

8 commenti:

  1. Ciao Cristina!
    Ottima analisi di un libro che conosco solo 'di fama' ma che non ho ancora letto.
    Mi piace questa tua definizione "la ricostruzione di atmosfere decadenti, in costante incupimento", mi incuriosisce e dato che di quel periodo ho solo ricordi storici delle lezioni del liceo, forse dovrei approfondire un po'.

    A presto!
    Claudia

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    1. Per me i romanzi sono il modo più efficace per "entrare" nella storia e fissarne i dettagli e questo libro, se a livello di storia non eccelle, quanto a far tornare il lettore indietro nel tempo non sbaglia di certo.

      Grazie di essere passata, alla prossima!

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  2. Sempre visto questo titolo in giro ma non mi sono mai informata sul'autore o sui contenuti. Le atmosfere che hai dipinto nella tua recensione sembrano interessanti... se lo trovassi all'usato potrei pensare di prenderlo!

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    1. Io l'ho scoperto praticamente per caso, non conoscevo nemmeno l'autore fino a qualche mese fa. Nel caso decidessi di lanciarti in questa avventura, ti auguro buona lettura!

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  3. Non avevo mai sentito parlare di questo romanzo. Ottimi spunti di riflessione e storici, penso che ci farò un pensiero. Poi mi piace molto Kirchner, anche se non in modo approfondito.

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    1. Penso che potrebbe piacerti: sebbene non abbia la stessa fluidità e piacevolezza della penna di Zweig, per certi aspetti mi ha ricordato il clima di consunzione de Il mondo di ieri... del resto alcune tematiche si incrociano.

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  4. Mi ritrovo molto nel tuo paragrafo introduttivo: anche io sono affascinata dalla narrativa tra le due guerre per gli stessi motivi. Non ho mai letto nulla di Isherwood, ma ho qualche suo titolo in casa e conto di recuperare presto :)

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