mercoledì 12 aprile 2017

La memoria e i libri: oralità, scrittura, ebook

Un paio di giorni fa mi sono imbattuta in una interessante riflessione condotta da Marco Belpoliti per il sito Doppiozero, dal titolo Perché non ricordo gli ebook?. Questo interrogativo ha subito fatto scattare qualcosa. In effetti, nel processo descritto dall'autore mi sono a più riprese riconosciuta, dal momento che anch'io faccio molta fatica a memorizzare i contenuti testuali in forma esclusivamente digitale. Ecco perché non leggo ebook: non sono ostile a questa forma di modernità comunicativa, anzi, comprendo i molteplici vantaggi del digitale, soprattutto in termini di risparmio di spazio sigli scaffali e nelle borse; semplicemente, non riesco a far decantare i contenuti, a meno di un ingente investimento di concentrazione, che riesco ad ottenere solo se intorno a me c'è un silenzio totale e nessun movimento. Si tratta di uno sforzo che, però, mi toglie in gran parte il piacere della lettura.


A volte mi sono chiesta se questo rapporto freddo con il libro digitale fosse un mio limite, una sorta di reazione genetica del mio spirito passatista, ma la verità è che non ho alcuna preclusione verso gli ebook (anche se amo follemente la carta), solo una oggettiva difficoltà che mi domando se possa essere superata con l'abitudine o se sia, in qualche modo, radicata nel mio sistema cognitivo.
L'articolo di Belpoliti evidenzia l'importanza della tridimensionalità nel libro cartaceo come fattore di orientamento determinante nel processo cognitivo: la manipolazione del libro, il contatto fisico con le pagine, la visualizzazione del prima e del dopo di un volume risulterebbe fondamentale per attivare alcune funzioni mnemoniche. Sono abbastanza propensa a crederci. Nel corso dei miei studi e soprattutto quando lavoravo alle tesi di laurea ho dovuto lavorare con una sterminata bibliografia digitalizzata. Un fattore estremamente positivo, dal momento che, come abbiamo già avuto modo di vedere, i file elettronici sono preziosi per l'accesso a banche dati collocate in città, regioni o addirittura Stati diversi e in poche mosse possiamo capire se quanto ci interessa sia disponibile senza inutili viaggi e senza ricorrere a prestiti difficili da gestire a distanza. Mi rendevo conto, tuttavia, di non riuscire a trattenere molte informazioni, soprattutto quando avevo la necessità di pescare e ripescare un determinato testo in diversi momenti del lavoro, per confezionare capitoli diversi, quindi ricorrevo spesso alle stampe, non senza un certo senso di colpa per la violenza ambientale che questo comportava. Anche oggi ricorro molto ad appunti su carta, anche se ho limitato le stampe: almeno per i contenuti di studio o, più in generale, saggistici, ho raggiunto un buon compromesso. Sarà anche l'abitudine a leggere diversi articoli online nei vari blog che seguo e forse gioca un ruolo fondamentale il fatto che, comunque, una prosa informativa ha un rigore maggiore e richiede minori sforzi di fantasia al lettore rispetto ad un romanzo.
Con la narrativa, invece, non riesco ancora ad andare oltre il formato cartaceo e fatico specialmente a leggere i pdf, mentre con qualche formato ebook, che comunque leggo al pc, non disponendo di un e-reader, ottengo qualche piccolissimo progresso. Leggendo in digitale, ricordo meno. Meno dettagli, meno sfumature, meno descrizioni. A volte rimango spiazzata da estratti di libri letti in digitale che trovo in rete (ad esempio nelle recensioni) e che mi sembra di non aver proprio mai letto, anche se riguardanti passaggi importanti. Questa consapevolezza è stata talvolta frustrante, ma, rendendomi conto di quanto sia diffusa, mi risulta più sopportabile, esattamente come la certezza di avere una forma mentis più ricettiva nei confronti di certi canali di trasmissione e meno di fronte ad altri.
Forse l'abitudine permetterà un graduale superamento di questa mancanza di interazione col digitale, del resto, come scrive Belpoliti, anche alcune funzionalità dei nuovi reader, come la sottolineatura o l'utilizzo dei comandi touch per scorrere le pagine aiutano il lettore ad interfacciarsi con una spazialità bidimensionale.
Sono decisamente meno propensa a concordare con la visione antropologica proposta nell'articolo di Doppiozero, che attribuisce alla cultura egizia una prevalenza di trasmissione tridimensionale e sostiene che la «tirannia del libro» (formula coniata dall'egittologo Jan Assmann) cui saremmo soggetti sia di matrice greco-ebraica, innanzitutto perché gli Egizi stessi hanno fatto ampio uso della scrittura, realizzandone addirittura una delle maggiori codificazioni, in secondo luogo perché, come riconosce lo stesso autore, la cultura greca classica è stata per gran parte della sua storia una cultura basata sulla dimensione orale-aurale, mentre la decisione di affidarne la trasmissione alla scrittura è sopraggiunta in epoca molto avanzata rispetto alle sue origini e ha prevalso soprattutto dall'età ellenistica. Insomma, la dicotomia mi sembra meno evidente di quanto si sostenga o, forse, andrebbe argomentata alla luce di una considerazione più ampia.


Questa riflessione in prospettiva storica, infatti, mi ha fatto venire in mente il grande dilemma aperto dall'incontro di Virgilio con la cultura etrusca immaginato da Sebastiano Vassalli nel romanzo Un infinito numero: anche in quel caso la memoria viene presentata come l'unica chiave di accesso autentico e diretto al sapere e i mitici depositari dei segreti etruschi sostengono che, il giorno in cui le gesta di Eneas passeranno da una tradizione orale ad una scritta, il cielo si farà silenzioso e i segreti più profondi della vita saranno perduti. Insomma, da una cultura orale-aurale che implica un vincolo di spazialità alla pari di un monumento (come le piramidi), si è passati, attraverso il libro, ad un progressivo appiattimento nel bidimensionale che, perfezionato con l'ebook, avrebbe impoverito la nostra memoria o, almeno, quella di alcuni di noi.
Mi trovo molto dubbiosa sulla fondatezza di questa lettura antropologica, ma, quali che ne siano le ragioni e i presupposti, ciò che mi interessa maggiormente e che mi ha fatto apprezzare questo articolo, è proprio la ricerca di un legame fra forme di trasmissione e memoria, il dubbio che, in fondo, la questione si possa ridurre semplicemente ad una questione evolutiva, nella quale il processo di memorizzazione potrebbe essere all'esclusiva dipendenza di un'abitudine o di una suggestione che faccia preferire la carta o il digitale. Non mi interessa sapere se esista effettivamente una connessione e in qualche contesto storico essa sia radicata, ma sono curiosa di riflettere sugli spunti aperti dall'articolo, pertanto mi piacerebbe sapere qual è il vostro rapporto con gli ebook, se il supporto su cui leggete intacca anche la vostra memoria, se avete auto piacevoli sorprese nel passare dalla carta al digitale o, al contrario, se ne siete rimasti delusi.

C.M.

24 commenti:

  1. Molto diffidente all’inizio, riluttante ad accostarmi a questa nuova forma di lettura, mi sono poi ritrovata letteralmente “a bere” il primo romanzo letto in digitale, assorbendolo in modo più comodo e veloce che non se l’avessi letto nell’edizione cartacea. Nessun problema di memoria, nel mio caso specifico, e comunque l’e-reader ti offre la possibilità di evidenziare tutti i passaggi più interessanti per poi ritrovarli (ed eventualmente copia/incollarli) con grande facilità nei programmi di videoscrittura. Non avrei mai creduto ad un effetto simile su di me, ben sapendo quanto io ci tenga all’oggetto libro da tenere tra le mani, da sfogliare lentamente e da tenere in bella vista sugli scaffali... a cui naturalmente mai rinuncerò, ma in ogni caso sono delle modalità di lettura che, seppure differenti, si possono benissimo alternare/integrare tra loro. Alla fine, comunque, credo che ogni reazione sia del tutto soggettiva, quindi per capire come potresti veramente trovarti ti conviene provare, magari facendoti imprestare l’e-rader da qualcuno che conosci ;-)

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    1. Ah, se penso a chi possiede un e-reader fra le mie conoscenze, non mi vengono in mente molte persone e forse anche questa mancanza di confronto influenza la mia percezione del libro. Sono totalmente a favore dell'e-reader per i viaggi nei quali il peso in borsa conta molto (ed è per questo che la tentazione di comprarlo c'è), per il resto rimango molto legata al libro fisico, anche per la sua presenza sugli scaffali: credo che questo percepirlo come "seconda scelta" influisca non poco anche sulla memoria. :)

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  2. Sei stata rapidissima! :-) Come ti dicevo su facebook, credo che le suggestioni antropologiche di Belpoliti siano forzate, ma questo non toglie nulla all'esperienza individuale con l'ebook, che può creare difficoltà o meno a seconda dei soggetti. Concordo più con il tuo approccio che non mi sembra mosso da pregiudizi e dalla volontà di generalizzare (cosa che invece trovo in molti articoli sull'argomento, pieni di dotte argomentazioni sul perché l'ebook è il male) ma dal tuo rapporto improduttivo con il testo digitale.
    Un suggerimento, però, è quello di provare l'ereader, perché anch'io non riesco a leggere sul computer, mentre l'ereader restituisce il rapporto con l'"oggetto libro" che forse ti manca. E assolutamente no pdf, il formato peggiore per la lettura.

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    1. Dire che l'ebook sia il male sarebbe veramente disonesto e sciocco, lungi da me pensarlo, anzi, mi dà fastidio quando si innescano sterili polemiche da parte di alcuni "lettori di carta". Come scrivevo ad Alessandra, la tentazione di procurarmi un ereader c'è ed è forte (penso alla comodità in borsa, alla possibilità di scegliere in qualsiasi momento quale fra tanti titoli leggere), ma resto un'inguaribile ammiratrice del cartaceo. Vi saprò dire in caso riuscissi a fare progressi! :)

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    2. Esatto, credo che in parte i problemi di memoria dipendano dalla sensazione che si tratti di una seconda scelta, magari un formato per leggere libri meno importanti.
      Ti assicuro che anch'io amo il libro di carta, sfogliare le pagine, sentirne l'odore, ma il passaggio al digitale non è stato né traumatico né irreversibile: leggo in entrambi i formati a seconda della disponibilità (non tutti i titoli sono stampati, ci sono editori solo digitali, in ebook vengono ristampati libri esauriti nella versione cartacea, o viceversa ci sono libri unicamente cartacei, ecc.). Soprattutto ho ridotto l'acquisto in cartaceo di libri "comuni", prediligo edizioni più pregiate, o esteticamente accattivanti, mentre dell'ennesimo Oscar Mondadori o Einaudi con in copertina un volto di donna orientale, posso fare tranquillaente a meno! :-)

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    3. Hai aperto un discorso non da poco, effettivamente, pian piano, le edizioni cartacee potrebbero essere svalutate proprio da questa ripetitività: che senso avrà continuare a prediligerle, se non avranno più il valore aggiunto della cura grafico-materiale? Resterà come unica ragione quella di sostenere le piccole librerie, che nessuno store online potrà mai sostituire (qui sì che sono una sentimentale inconvertibile). :)

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  3. Leggere in digitale non significa molto in verità: un Pdf non è un ebook, ma un formato nato per "documenti", per comodità, per essere utilizzato facilmente da tutti. L'ebook è invece un formato (nelle sue varianti mobi e epub) nato e pensato per costituire il corrispettivo digitale del libro cartaceo, con alcune differenze (migliorie, a mio parere, in quanto a "uso"). Leggere su e-reader equivale (o quasi) all'esperienza di lettura consueta, leggere su Pc o tablet non del tutto.

    Non credo che smetterò di comprare libri cartacei, edizioni particolari, traduzioni differenti, mie "collezioni" (ad esempio i volumi Iperborea dedicati alle Fiabe del nord Europa), ma il digitale mi permette di risparmiare in spazio ed euro (questi ultimi prontamente investibili in altri titoli ^_^).

    Penso che il passaggio che stiamo vivendo sia assai simile a quello che si ebbe dalla cultura orale a quella scritta, con un'enormità di differenze nelle dinamiche (basti pensare al rapporto più immediato con la "pratica" nell'oralità, e con il "ragionamento" nella cultura scritta). La difficoltà è appunto arrivare a una completa capacità di fruizione, ognuno avrà modi e tempi personali, resistenze inconsapevoli, forma mentale... Ci sono troppe variabili da prendere in considerazione!

    Bel post, e affidati all'e-reader XD
    Ciao Cristina, buona settimana pasquale ^_^

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    1. Con qualche ebook ho fatto il tentativo: già meglio, ma resta la sensazione di non memorizzare... vedremo se riuscirò a modernizzarmi, de-classicizzandomi un pochino!
      Grazie, Glò, e buona Pasqua anche a te! :)

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  4. E' probabile che le generazioni future non avranno problemi con la lettura digitale, sempre se l'ebook riuscirà ad avere una sua collocazione. Il nostro paese è uno degli ultimi ad avere adottato questa tecnologia, e già negli USA per esempio si hanno delle battute d'arresto a favore del cartaceo. Per me è l'ebook è una comodità, dato che leggo la sera, d'estate leggere un libro cartaceo con la luce del comodino diventa difficoltoso fra zanzare e moscerini che volteggiano intorno al lume. E pure vero che una certa piattezza può dare una sensazione diversa dal memorizzare certi passi rispetto al cartaceo, ma i vantaggi dell' ebook sono diversi, fra segnalibri, evidenziatori e ricerca di parole.

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    1. Non metto in dubbio i vantaggi, anzi, le opzioni di selezione e segnatura delle pagine mi eviterebbero la scomodità di trascrivere tutte le citazioni e i passi che mi colpiscono e l'imbrattatura della carta, verso la quale ho un rapporto di amore-odio.

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  5. io penso una cosa: non ci sarà mai una generazione che davvero smetterà di leggere.

    leggere libri, libri veri.

    capisco perfettamente che la facilità di fruizione dell'ebook, lo rende a tratti fascinoso, ma so che non avrà successo davvero...
    l'uomo sentirà sempre e per sempre il richiamo forte alla lettura, e vorrà sempre vicino a se un oggetto tattile...

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    1. Penso anch'io che, comunque andranno le cose, i libri fisici, cartacei resteranno sempre un oggetto che gode di considerazione, del resto hanno il sapore della tradizione, del contatto, sono dei simboli insostituibili.

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  6. Leggere su e-reader anziché su pc è un discrimine importante nella percezione "fisica" dell'ebook e dunque nella sua fruibilità. Lo avvicina alla brossura e mantiene i vantaggi del digitale. Consiglio di provare, anche perché se ne trovano parecchi non griffati a prezzi davvero abbordabili.

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    1. Con tutte queste sollecitazioni, mi sa che dovrò provare anch'io l'e-reader. Una curiosità da persona completamente ignorante in materia: di solito, se si acquista un libro cartaceo, poi è possibile accedere gratuitamente all'ebook dello stesso oppure, per godere della comodità del doppio formato, occorre acquistarli entrambi?

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    2. Dipende dagli editori. Non c'è un comportamento standard.

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  7. Io mi trovo benissimo con l'e-reader e vista la mia proverbiale pigrizia nel prendere un foglio ed una penna per appuntarmi frasi che mi hanno colpito, quello di poter sottolineare un testo senza "rovinarlo" è una vera delizia! Poi, sarà per il fatto che puoi portarlo ovunque, leggo più in fretta sull'e-reader che sul cartaceo.

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    1. L'aspetto conservativo non è da sottovalutare: uno dei motivi per cui sono tentata dall'ebook è poter disporre di tantissimi classici contemporaneamente e di poterli magari usare in classe senza dover fare ogni volta la spola casa-scuola con quintali e quintali nelle borse.

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  8. Post molto interessante :) Personalmente leggo sia in ebook che in cartaceo, anche se per i libri che mi attirano di più scelgo sempre imprescindibilmente il cartaceo. Non credo che il digitale intacchi particolarmente la mia memoria quando si tratta di semplice lettura, le cose cambiano però quando si tratta di testi di studio. Anch'io per la tesi ho dovuto studiare moltissimi saggi in pdf e ho dovuto stamparli tutti per potermici dedicare pienamente, mentre dell'unico libro che avevo in formato ebook mi è rimasto effettivamente molto poco, tanto che ora faticherei persino a ricordare di cosa trattasse.

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    1. Forse per i testi di studio agise anche il fatto che non li leggiamo per piacere (o non principalmente per piacere), ma siamo costretti a ricordarne i contenuti: può essere che agisca quest'altro condizionamento psicologico.

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  9. Grazie Cristina per aver segnalato l'articolo e proposto il tuo punto di vista. Anche a me non ha del tutto convinto la lettura antropologica, bisognerebbe piuttosto, a mio modesto parere,vedere cosa dicono le neuroscienze e gli studi sull'apprendimento. Io acquisto libri in formato cartaceo e ho pensato più volte ad un e-reader per tutte le ragioni che hai elencato;di mio ci aggiungo l'aver a disposizione testi scientifici dai costi altrimenti proibitivi (ad es. l'erma), abbonamenti a riviste culturali che intaserebbero gli scaffali di casa, curiosare a cuore e portafogli leggeri in discipline nuove :) o anche solo confrontare le prefazioni ai romanzi e ai classici dei diversi curatori (molte volte per la letteratura antica, ho avuto il dubbio amletico "bur o mondadori?", rimanendo delusa per aver usato come criterio-guida il nome dello studioso autorevole, ritrovandomi poi con un'edizione deludente sul piano dell'interpretazione)..in ultimo la cura del distretto scapolo-omerale, cosa non da poco per noi donne!!;p
    Ti segnalo però che negli ultimi tempi si è diffusa una odiosa tendenza fra gli editori mainstream: stampare libri cartacei con un layout da ebook, che trovo poco rispettoso sia per le tasche dei lettori che per gli autori pubblicati..ho cestinato un libro di Carofiglio perché non riuscivo a seguire "visivamente" la trama! Io resisto, almeno finché l'olfatto vorrà la sua parte e ci sarà spazio sufficiente in camera!:)

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    1. Non sapevo di questa cosa del cartaceo "formato e-book", quindi non riesco bene a visualizzarne mentalmente il layout, però, da quanto scrivi, non riesco a farmene un'idea positiva: perché si dovrebbe omologare l'aspetto del libro cartaceo a quello dell'ebook? Va sempre più scomparendo la differenza (anche nei prezzi, mi vien da dire) e non mi piace questa idea di uniformazione, perché ciascun formato dovrebbe avere la propria identità, che ne rispetti la funzionalità.

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    2. Mi riferisco ad impaginazioni con interlinee per così dire "ariose" e alla scelta di grandezze carattere francamente eccessive. Non riesco a dire se si tratti di scelte dettate da tornaconto economico -come se più cellulosa, ne giustificasse il prezzo -
      o poca cura per il prodotto che periodicamente finisce in ristampa.
      L'identità dei due formati è il punto chiave e, se vuoi, prova a farti un'idea scaricando una delle mille app disponibili per smartphone e aprirci un ebook a caso. Buona giornata Cristina. Ps:ti confesso che ciò non mi impedisce di essere un'avida collezionista di libri in formati lillipuziani :)

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    3. Ah, allora è una delle cose che fanno innervosire anche me: odio i libri con caratteri enormi e con i margini di pagina che, messi insieme, hanno la stessa ampiezza delle parti scritte (quando non addirittura maggiore). Veramente orribile e disonesto.

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