lunedì 28 agosto 2017

Anime baltiche (Brokken)

Un grande romanzo biografico che racconta non solo le esistenze di singoli personaggi ma quelle di una intera area geografico-culturale. Questo è Anime baltiche, il libro di Jan Brokken (edito da Iperborea) capace di far innamorare del nord Europa, delle sue atmosfere, della sua storia e della sua arte.
 
Nell'arco di dodici capitoli e quasi cinquecento pagine, lo scrittore olandese ripercorre le vicende dei protagonisti della storia politica, artistica e musicale delle Repubbliche baltiche, sottolineando il forte legame che intercorre fra questi diversi aspetti e tracciando un limpido quadro delle trasformazioni di Lettonia, Lituania ed Estonia in relazione agli influssi tedeschi e russi subiti fra XIX e XX secolo. Jan Brokken si è approcciato alla narrazione da viaggiatore, ha cercato le tracce di personaggi più o meno noti appigliandosi ai ricordi o ad amicizie di gioventù e ha ascoltato le persone che, nel corso del suo vagare nel nord, gli hanno fornito informazioni, curiosità, guida.
Fra le pagine di Anime baltiche, dopo un fuggevole incontro con la figlia dello scrittore Carl Robert Jakobson (1841-1882), ispiratore dell'orgoglio indipendentista estone, incontriamo il libraio di Riga Jānis Roze (1878-1942), un coraggioso imprenditore che dalla vendita di almanacchi e calendari arrivò a fondare, nel 1914, una casa editrice attiva ancora oggi, grazie all'impegno e, in certa misura, alla sfrontatezza di chi ne raccolse il testimone, sfidando il controllo sovietico, dopo la morte per stenti in Siberia.
Si passa poi a Sergej Ėjzenštejn (1898-1948), il regista di film come La corazzata Potëmkin e altre pellicole di propaganda sovietica, che tuttavia non bastarono a proteggerlo dallo sguardo sospettoso di Stalin, e al suo controverso rapporto con il padre Michail, architetto invaghito dello Jugendstil e responsabile della decorazione di alcuni fra gli edifici Art Nouveau di Riga, sebbene ciò che vediamo sia in gran parte l'esito delle ricostruzioni postbelliche.
Seguono le ricostruzioni biografiche dedicate ai musicisti ancora viventi Gidon Kremer (n. 1947), lettone diventato violinista per compiacere il padre e il suo orgoglio ebraico, teso a riscattare il dramma del sopravvissuto alla Shoah, e Arvo Pärt (n. 1935) i cui brani dodecafonici hanno per Brokken una potenza tale da rievocare lo spirito estone e, più in generale, baltico. Nel raccontare la loro arte, Brokken può avvalersi di incontri personali e del fitto intreccio fra la musica e il controllo culturale esercitato dal governo sovietico, facendo emergere alcune consonanze fra la censura che coinvolse Pärt e il caso del russo Dmitrij Šostakovič cui lo scorso anno Julian Barnes ha dedicato il romanzo Il rumore del tempo.
Grazie a Brokken ci viene restituita la storia dei baroni baltici e dei pregiudizi nei confronti di coloro che, dopo il tramonto della nobiltà tedesca, decisero di rimanere nelle terre occupate dai cavalieri teutonici fino all'ordine di rientro forzato spiccato da Hitler. Uno di questi racconti coinvolge la madre di Karin, studentessa di giornalismo nello stesso corso di Brokken nel 1968: Anna-Liselotte von Wrangel (1926-2007), il cui bisnonno fu intimo amico di Fëdor Dostoevskij; ella trascorse l'infanzia nella tenuta di Mõisamaa, in Estonia, che la famiglia dovette lasciare nel 1939, a seguito della rimpatriata imposta dal tedesco. Fra i discendenti di questa antica nobiltà è annoverata anche Alessandra Wolff-Stomersee (1894-1982), moglie di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che, avvicinando il marito alle atmosfere di decadenza degli antichi domini baltici, fu determinante per la nascita de Il Gattopardo.
 
Cupole della Cattedrale della Natività di Cristo a Riga
 
Jan Brokken ci consegna poi il racconto di Hannah Arendt (1906-1975), del suo talento intellettuale, della sua relazione con Martin Heidegger e della sua Königsberg, la città di Immanuel Kant, annessa alla Russia nel 1946 con il nome di Kaliningrad. Si sofferma sulle vicende dello scrittore lituano Roman Kacev, più noto con il nome di Romain Gary (1914-1980), il quale fu aviatore nell'aeronautica francese nella seconda Guerra mondiale e marito dell'attrice americana Jean Seberg, che seguì a distanza di un anno nel suicidio. Con Anime baltiche si presenta l'occasione di conoscere anche il percorso artistico dell'artista lituano Jacques Lipchitz (1891-1973), amico di Amedeo Modigliani e protagonista dell'esposizione Le Olimpiadi sotto la dittatura, promossa ad Amsterdam nel 1936 per condannare il nazismo e del lettone Mark Rothko (1903-1970), emigrato negli Stati Uniti per il timore del padre che lui e il fratello potessero essere arruolati nell'esercito zarista.
La biografia più emozionante e potente, per la sua capacità di trasmettere il dramma della conquista dell'indipendenza dall'URSS nel 1991, è quella della giovane Loreta Asanavičiūtė (1967-1991), che partecipò alla Rivoluzione cantata del 1989, una protesta che coinvolse oltre due milioni di persone unite in una catena umana che collegava Tallin, Riga e Vilnius. Di Loreta e dei suoi connazionali in rivolta contro l'Unione sovietica e delle violente repressioni che subirono si sa ben poco, per questo la traduzione della sua biografia è un importante documento storico. 
È attraverso le storie di questi uomini dai talenti straordinari che si svelano quelle che furono le vicende molto ordinarie di coloro che vissero nelle regioni baltiche all'inizio del Novecento e fino agli anni '90. Sospesi in un limbo conteso fra l'antica nobiltà tedesca, la Svezia e l'Impero russo, poi investiti dalle rivolte anti-zariste che li condussero all'indipendenza nel 1918, invasi dalle truppe naziste e inglobati nell'URSS fino all'indipendenza del 1991, i territori di Estonia, Lettonia e Lituania hanno acquisito un'identità con la convivenza, non di rado foriera di ostilità e nazionalismi, fra Estoni, Lettoni, Lituani, Tedeschi, Polacchi, Russi e, fra di essi, molti di origine ebraica. Per questo la storia che emerge fra le pagine di Anime baltiche è una storia di guerre, deportazioni, massacri, proteste e rivendicazioni di cui generalmente si conosce molto poco, un po'per la recente uscita delle Repubbliche baltiche dalla soffocante aura sovietica, ma in parte anche per il silenzio dei media di fronte ai drammi etnici e politico-sociali che investirono questo angolo poco considerato d'Europa.
 
Veduta di Tallin dal mare
 
Anime baltiche è, insomma, una sorta di biografia corale che racconta popoli e culture incontratesi e scontratesi nell'Europa nord-orientale, un collettore di storie e di Storia, una biblioteca da cui attingere informazioni ed emozioni. Jan Brokken non fa avvertire il peso della ricostruzione documentaria, perché non affronta il suo compito come un dotto ricercatore ma come un viaggiatore mosso da autentica curiosità, affascinato dagli spiriti che incontra sul suo cammino e consapevole che «viaggiare, insieme a leggere e ascoltare, è sempre la via più utile e più breve per arrivare a se stessi». 
In virtù di questo atteggiamento genuino, Jan Brokken fa sorgere nel suo lettore il profondo desiderio di visitare le coste baltiche, le capitali Tallin, Riga e Vilnius e gli edifici nascosti che hanno ospitato personaggi grandi per la loro arte, i loro drammi e il loro coraggio. Peraltro, sembra che il grande pregio di Anime baltiche stia per trovare una sorta di continuazione nel racconto di alcune anime russe incluse in Bagliori a San Pietroburgo, che Iperborea pubblicherà a settembre, in corrispondenza della partecipazione di Jan Brokken al Festivaletteratura di Mantova.
L’orgoglio non ha niente a che vedere con il nazionalismo, lo sciovinismo o l’arroganza. Essere orgogliosi del proprio paese significa credere un tutto ciò che lo rende speciale, diverso, unico. Significa avere fiducia nella propria lingua, nella propria cultura, nelle proprie capacità e nella propria originalità. Quest’orgoglio è la sola risposta adeguata alla violenza e all’oppressione.
C.M.

6 commenti:

  1. Bella recensione Cristina! Sembra quasi un compendio, ma sicuramente molto di più, di un territorio con la sua storia, letteratura, geografia, pezzi di vita. Un motivo molto affascinante, non mancherò di prenderlo, grazie.

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    1. Ti assicuro che è come fare un salto indietro nel tempo (in alcuni casi neanche tanto indietro) e vedersi sfilare davanti i personaggi nelle loro città, sentire le diverse lingue che si intersecano fra le vie... un capolavoro. E te lo dice una persona che non ama particolarmente il genere biografico.

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  2. Quando uno scrittore riesce a rendere la ricerca documentaria senza pesantezze di sorta, senza farla avvertire troppo al lettore, credo si meriti la giusta attenzione. Ne avevo già sentito parlare bene di questo libro, non mancherò di leggerlo. Accurata, come sempre, la tua presentazione.

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    1. In Anime baltiche ho trovato proprio un libro che lascia il segno: ho chiuso l'ultima pagina con la consapevolezza di aver imparato tante cose che non conoscevo (dall'esistenza di località che vorrei visitare a snodi storici che non mi erano chiari) e di essermi emozionata proprio tanto. Te lo consiglio vivamente.

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  3. Dopo la lettura del libro di Brokken sono stata a Vilnius; ho usato "Anime baltiche" a mo' di guida per mettermi sulle tracce della casa natale di Romain Gary. L'ho trovata e nei pressi anche una stuatua commemorativa toccante ispirata a un episodio dell'infanzia dell'autore riportato ne "La promessa dell'alba", (ne ho scritto qui)
    Ciao!:-)

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    1. Ma che cosa curiosa: è bellissimo questo tuo percorso sulla scia di una pagina di letteratura. L'episodio della scarpa, certo, è un tantino inquietante, ma molto interessante e piacevole da leggere. Grazie!

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