mercoledì 11 ottobre 2017

Casa per casa

Nella pittura di paesaggio fanno spesso capolino case isolate o caseggiati di varie dimensioni: possono emergere dalla neve, da una prateria battuta dal vento e dal sole oppure dall'abbraccio di una densa vegetazione. Spesso, comunque, queste case riescono ad essere più che semplici elementi di un panorama e si caricano di significati esistenziali. La casa, del resto, rappresenta di per sé un rifugio, un'estensione materiale dell'uomo, lo spazio che egli ricerca per rendere visibile l'area dedicata a se stesso e ai suoi affetti e si carica di un significato spirituale sia nell'arte che nella letteratura, basti pensare all'attaccamento dei Buddenbrook alla storica casa di famiglia o alla dimensione intima e dolcissima dell'abitazione delle sorelle March.

Edward Hopper, The Ryder's House (1933)

L'artista che per primo che ha fatto della casa un vero luogo dell'anima e che ha saputo integrarla nella natura e caricarla di espressioni interiori sia nel rappresentare gli interni che nel dipingere gli esterni è Vincent van Gogh, che anche nelle sue lettere dimostra attenzione per la rappresentazione di case. Sappiamo da un messaggio del 7 luglio 1874 che realizza per Betsy Tersteeg (figlia del commerciante d'arte Hermanus Gijsbertus Tersteeg) un disegno della casa di Londra in cui vive per un periodo con la sorella Anna, destinato ad essere incluso in un piccolo album. Ancor più significativo è leggere, in una lettera inviata il 2 luglio 1873, sempre da Londra, ad alcuni amici, che a Vincent è bastato trovare un posto in una piccola pensione per sentirsi già a casa e notare il suo pacere nel descrivere gli edifici in stile gotico e i giardinetti davanti alle abitazioni. Scrivendo al fratello Theo nel 1877 da Dordrecht, inoltre, Vincent descrive con grande trasporto una casa circondata dai pini che, alla luce della sera «brilla attraverso le finestre in modo così amichevole da sembrare un anziano personaggio» e moltissimi altri riferimenti si possono trovare nella vastissima produzione epistolare dell'artista. 

Paul Cézanne, Casa con albero (1874)

Vincent van Gogh, Case ad Auvers (1890)

A far da protagonisti in molti dipinti di van Gogh non sono però le case di Londra o Dordrecht, bensì gli edifici di campagna o delle piccole cittadine provenzali o di Auvers sur Oise. Nel dipingere Case ad Auvers (1890) il pittore sembra riprendere la tavolozza della Casa con albero di Paul Cézanne (1874), predisponendo un incontro fra verdi, azzurri, gialli e una lieve macchia di rosso-arancione, mentre nella Casa gialla, affettuosa rappresentazione dell'abitazione di Place Lamartine ad Arles in cui vive fra il 1888 e il 1889, sceglie un'ambientazione serale e dispone sulla tela anche dei segni di vita, dai passanti sulla strada, agli avventori nei locali, per poi porre sullo sfondo il treno in corsa.

Vincent van Gogh, La casa gialla (1889)

Passando al Novecento, i dipinti più noti dedicati alle case sono probabilmente quelli di Edward Hopper, sia che pensiamo a pure rappresentazioni di paesaggio sia che immaginiamo figure di uomini e donne all'interno di abitazioni o nei pressi di esse. La pittura di Hopper si concentra su elementi isolati e tali appaiono anche le case dell'artista americano. Sono edifici fortemente geometrizzati, regolari, levigati e perfezionati da una luce fredda, che sembra posarsi su forme di solidi abilmente combinati, anziché su luoghi animati di vita. Ne deriva un senso di solitudine e silenzio, nel quale le costruzioni manifestano un'armonia maggiore con il paesaggio in cui cromaticamente si fondono che con gli esseri umani che le dovrebbero abitare. Se La casa vicino alla ferrovia (1925) ha addirittura ispirato ad Alfred Hitchcock la struttura della casa del film Psycho, in dipinti come Casa vicino a Squam River a Gloucester (1926) e The Ryder's House (1933) sono emblematiche dei paesaggi delle piccole cittadine statunitensi che emergono dalle campagne e che rendono tanto speciali le atmosfere della narrativa americana alla Sherwood Anderson.

Edward Hopper, La casa lungo la ferrovia (1933)

Edward Hopper, Casa vicino a Squam River a Gloucester (1926)

Negli stessi anni, tuttavia, Hopper realizza anche un dipinto di casa molto diverso da quelli cui ha abituato il suo pubblico. Si tratta de Il tetto mansardato (1923), una composizione molto più mossa, consegnata al gioco delle luci e delle ombre e ammorbidita dalla penombra e dal tratto ondulato e sfumato del pennello.

Edward Hopper, Il tetto mansardato (1923)

Ispirate a Hopper sono molte opere del meno noto Charles Burchfield, per il quale le case sono elementi fondamentali, assieme agli alberi. Alcune tele ricordano gli edifici isolati o posti in schiera del suo modello, eppure a meritare particolare attenzione sono soprattutto gli abitati trasfigurati da forme surreali, bagliori e tinte così sfumate da essere appena rilevabili. Ne è un esempio Il canto delle cavallette in un mattino d'agosto (1917), dove i colori chiarissimi rendono la luce accecante del sole estivo e i profili degli edifici e degli alberi sembrano quasi ondeggiare nell'aria torrida.

Charles Burchfield, Il canto delle cavallette in un mattino d'agosto (1917)

Non troppo diversa dalle case hopperiane ma certamente più europea per la presenza di elementi Liberty è la Casa con veranda dipinta nel 1907 da Egon Schiele, che, però, si volge ben presto alla tensione espressionistica che caratterizzerà la sua arte fino alla prematura morte di spagnola. Infatti è ben più facile è attribuirgli Case con panni stesi (1917), nel quale si riconoscono la tipica tavolozza del pittore austriaco, i tratti irregolari e ondulatori e l'assembramento di tasselli che rendono la povertà degli abitanti del complesso dipinto e la condizione di sovraffollamento da cui scaturisce il disagio tipico del primo Novecento.

Egon Schiele, Casa con veranda (1907)

Egon Schiele, Case con panni stesi (1917)

Più rasserenanti appaiono le tele di un altro secessionista viennese, Gustav Klimt, il quale ritrae delle case immerse nella campagna che a stento si distinguono dalla vegetazione circostante, con la quale compongono un mosaico di colori. Che in Fattoria in Austria sia effettivamente presente un edificio è cosa che si nota solo dopo aver dipanato il caleidoscopio di colori verdi e gialli creato dal piegarsi delle chiome degli alberi sulla costruzione campagnola, mentre nel dipinto Villa lungo l'Attersee (1914) la casa appare sullo sfondo, ricoperta di rampicanti che quasi ne accecano le finestre e la vestono di un abito di gemme e introdotta da una distesa di fiori variopinti grazie alla quale l'effetto di un vorticante incastro di preziosi si moltiplica all'infinito.

Gustav Klimt, Fattoria in Austria (1911)

Gustav Klimt, Villa lungo l'Atterstee (1914)

Dal nord dell'Europa arrivano invece i giardini e le case di Carl Larsson, che sceglie come tecnica prevalente l'acquerello e che ama rappresentare soprattutto gli interni. La casa di campagna, come gran parte dei suoi dipinti, presenta le linee e i colori tipici delle illustrazioni di fiabe e avvanture dei libri per ragazzi e, allo stesso tempo, ha una chiarezza quasi fotografica nella descrizione delle architetture e delle foglie che si stagliano davanti ad esse.

Carl Larsson, Casa di campagna (1895 ca.)

Fiabesche risultano anche, per motivi molto diverse, le case di Marc Chagall e di Juan Mirò. Le loro sono visioni surreali molto diverse, ma ugualmente capaci di trasportare l'osservatore in una dimensione onirica, popolata di simboli e immagini accattivanti. L'artista russo-francese, come è noto, gioca soprattutto sul patrimonio della tradizione ebraica, nelle tele più famose ma anche in deliziose acquaforti come Casa a Vitebsk (undicesima tavola della serie Ma vie, realizzata su carta giapponese nel 1922). 

Marc Chagall, Casa a Vitebsk (1922)

Invece in Casa con la palma (1918) il pittore spagnolo opta per uno stile calligrafico, per una resa particolareggiata di elementi vegetali (i rami della palma, le pianticelle nell'orto) e nella costruzione di un'atmosfera onirica che potrebbe essere lo scenario perfetto di un romanzo improntato al realismo magico; l'edificio di campagna appare certamente secondario, ma la descrizione naturalistica e il gioco di linee e sovrabbondanze del mondo naturale non risalterebbe allo stesso modo, se non fosse in dialogo con la casa.

Juan Mirò, Casa con la palma (1918)

Una casa molto particolare, trattata con un approccio sperimentale, è quella realizzata da Paul Klee nel 1921. La sua Casa rotante si ispira alla teoria della scomposizione delle forme che lo stesso Klee porta anche nel Bauhaus. L'impianto è astratto e risponde proprio alla necessità di denudare i volumi e scomporre gli insiemi. I colori sono scelti per imitare quelli del mattone e delle tegole e fungono da elementi di delimitazione fra le varie parti della casa raffigurata. Per ottenere il risultato della rotazione, Klee focalizza l'immagine di riferimento della casa e proietta a raggiera fuori di essa gli elementi che, di logica, si trovano applicati alla sua superficie o intorno ad essa (come il vialetto che viene ribaltato verso l'angolo sinistro in basso). Lo sperimentalismo non è puramente tecnico e non si perde, in questa ardita rappresentazione di una casa, il senso del luogo spirituale: la cornice filosofica di riferimento è quella del costruttivismo, con il suo insieme di teorie cerca di rincorrere la frammentazione del reale e l'infinità di forme che dalla combinazione di tale varietà si può produrre. L'architettura non è più un sistema stabile e rigido, ma viene resa dinamica e caricata di possibilità, a costo di far rassomigliare il dipinto al disegno goffo e non realistico di un bambino. Era forse a qualcosa di simile che pensava Giacomo Leopardi quando, nello Zibaldone (256), immaginava, come un fanciullo proteso al sogno e alla fantasia, «una casa pensile in aria sospesa con funi a una stella»?

Paul Klee, Casa rotante (1922)

C.M.

12 commenti:

  1. Risposte
    1. Grazie a te, è un onore sapere che il post ti è piaciuto! :)

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  2. Risposte
    1. Ti ringrazio! Era un po'che non scrivevo, ero veramente catturata dal tema! :)

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  3. Complimenti per questo excursus artistico-storico-letterario! Bello e così vario!

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  4. Una splendida carrellata di immagini, che meraviglia ^_^.
    La pittura e l'arte in generale sono sempre state ahimè una lacuna nel mio bagaglio culturale (chimico-farmaceutico per carriera universitaria, letterario per passione), perciò continuo ad accostarmi alla pittura come facevo da bambina, semplicemente lascindomi emozionare e, talvolta, sognando quasi di essere risucchiata nel quadro, immaginando tutto ciò che è fuori dal campo visivo concesso dal pittore ^_^

    Bellissimo post!!

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    1. Anche il mio è un approccio "passionale", dato che, pur avendo studiato un po'di arte al liceo e all'università, non ho competenze specialistiche e per questo non mi lancio in particolareggiate analisi tecniche: osservo, cerco di spiegarmi il perché di una certa scelta, la rapporto a quello che conosco e mi lascio incantare. Grazie! :)

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  5. Hopper stupendo, lo adoro. Bellissimo anche il Miró che hai scelto, non lo conoscevo e in effetti sarebbe la copertina perfetta per un romanzo di García Márquez.
    La scoperta più piacevole però è stata quella di Carl Larsson. Non avevo mai visto niente di suo e mi ha davvero incantato. E mi ha stupito anche scoprire che le sue opere hanno più di un secolo, a me (ignorante) lo stile e l’uso dei colori sono sembrati molto più moderni.
    Va be’, complimenti per l’articolo e per il blog! :)

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    1. Larsson è stato una scoperta recente anche per me: un paio di anni fa mi sono imbattuta per caso in rete in alcuni suoi lavori e ne sono rimasta incantata, soprattutto per l'uso particolare dei colori.
      Grazie dei complimenti, sono contenta che questo post ti sia piaciuto! :)

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  6. la luce che filtra da "La casa gialla" di Van Gogh è come togliere la plastica da una pellicola: le trasparenze si appiattiscono, le sfumature diventano illuminazioni, l'iride si sofferma sul riflesso.
    Un dipinto che fa venire voglia di tornare a casa, bellissimo post, complimenti

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    1. Van Gogh è uno dei miei artisti prediletti, se non il preferito in assoluto. Visto che hai apprezzato e hai descritto questa voglia di casa, mi permetto di suggerirti la continuazione di questo post, dedicata agli interni delle case.
      Grazie e alla prossima!

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