lunedì 16 gennaio 2017

La strana biblioteca (Murakami)

Non è mai piacevole esprimere un giudizio negativo su un libro, perché, in qualche modo, si deve ammettere che qualcosa scalfisce il rapporto con una lettura e che in un passatempo piacevole è entrato qualcosa di scomodo. L'imbarazzo è tanto più grande se il libro in questione è di un autore amato, che in precedenza ha proposto storie di tutto rispetto. Però devo essere diretta: La strana biblioteca, racconto di Haruki Murakami pubblicato da Einaudi nel 2015, è stato una vera delusione, eccezion fatta per le illustrazioni di Lorenzo Ceccotti.

Il racconto ha per protagonista un ragazzino che, entrato in biblioteca alla ricerca di un libro sulla riscossione delle tasse nell'Impero ottomano, viene indirizzato ad una sala nei sotterranei. Non essendogli mai accaduta una cosa simile, si avvia sospettoso verso la stanza che gli è stata indicata e si trova di fronte un vecchio che gli procura senza difficoltà tre volumi che rispondono ai suoi interessi. Peccato che, dal momento della consegna, non sia più disposto a lasciar andare il ragazzo. Il protagonista viene dunque costretto a consultare i libri nella biblioteca, ma la sala di lettura è ben diversa da quanto si aspetta: è collocata in fondo ad un immenso labirinto... ed è una cella. Lì, il giovane viene costretto, sotto la custodia di un impotente Uomo-pecora a sua volta prigioniero, ad imparare a memoria i tre volumi, con la promessa di essere liberato soltanto una volta terminato il compito. Ma l'Uomo-pecora rivela che si tratta soltanto di una scusa: il vecchio bibliotecario ha in realtà intenzione di cibarsi del cervello nutrito di letture dell'ignara vittima. La fuga diventa dunque necessaria, ma sembra impossibile portarla a termine.
Il racconto, come tutte le narrazioni di Murakami che ho sperimentato fino a questo momento, si legge con piacere, in modo scorrevole e con la curiosità di sapere che cosa accadrà nelle pagine successive e nel finale. Peccato, però, che le elevate aspettative, generate già dal titolo e dalla promessa di quarta di copertina di una fiaba misteriosa sul potere della lettura, siano rimaste deluse. Alla terza apparizione della figura dell'Uomo-pecora, dopo Nel segno della pecora e Dance dance dance, credevo che avrei trovato o collegamenti con le storie precedenti o un simbolismo coerente, che destasse il fascino di quelle. Invece la storia, che, a differenza del precedente racconto illustrato Sonno, ha un finale ben definito, mi ha lasciata disorientata, incapace di trovare un senso e di rispecchiarmi nell'individuazione di un messaggio che parli del potere della letteratura di liberarci dall'infelicità. Anzi, la storia mi è parsa estremamente infelice e il non-sense, che in Murakami non solo non mi ha mai disturbato, ma al contrario mi ha fatto innamorare delle sue storie, mi è sembrato far propendere per l'interpretazione opposta: questo ragazzo che, spinto da una curiosità innocente, finisce preda di un famelico bibliotecario che lo sotterra in una sorta di cimitero di libri, mi ha dato l'idea di una visione alienata della letteratura, che, rendendoci impossibile rifiutarla (il ragazzo non riesce proprio ad opporsi alla perentoria richiesta del vecchio di restare in biblioteca) ci porta a dimenticare anche gli affetti più cari, a staccarci dal mondo e a nutrirci di visioni.
Si è dunque ripresentata in me la grande perplessità generata dal già citato Sonno, con la differenza che in quel caso avevo almeno apprezzato il tema, mentre il finale e le illustrazioni non mi avevano soddisfatta. E, di nuovo, mi trovo a dover esprimere il mio rammarico per un prodotto editoriale che, forse, avrebbe trovato il suo senso complessivo in una raccolta di pezzi analoghi o comunicanti (spesso i racconti si illuminano l'un l'altro se ciascuno non appare autonomo), ma, in un libro dal costo di 15 euro che tiene compagnia per sole 75 pagine, appare solo come un'operazione commerciale che fa leva sulla passione di milioni di lettori per Murakami e i suoi mondi onirici. Insomma, se avessi dovuto acquistare il libro, me ne sarei pentita. E, se queste considerazioni appaiono troppo prosastiche, tuttavia ritengo che non sia quasi un tradimento del lettore puntare più sul nome di un autore che sulla qualità del racconto in sé. Anche la presenza di una nota, di un breve saggio o di un intervento congiunto di curatori e illustratore avrebbe forse mitigato questo effetto di un libro messo insieme alla meno peggio per venderlo in fretta.
C.M.

15 commenti:

  1. Ohi, stella! Dopo aver letto Kafka sulla spiaggia e Norwegian wood, mentre sto leggendo Dance dance dance, ho in lista desideri molti libri di Murakami. Anche questo che tu hai appena letto.
    Murakami mi piace proprio per quell'idea di sogno e irrealtà che sfiorano la realtà e la vita ordinaria. Quel veleggiare tra un mondo e l'altro.... quella sicura incertezza di non sapere bene dove ti trovi.
    SEmbrano giochi di parole però l'autore è un mago a condurci in un percorso dove tutto si intreccia e ti lascia sempre col dubbio...

    Che dici? Lo tolgo dall'elenco o ci provo lo stesso a leggerlo? Quasi quasi ci provo.. poi ti dirò.
    Buon pomeriggio

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    1. Hai citato due libri da me amatissimi, Kafka sulla spiaggia e Dance dance dance (che resta il mio preferito), però quelle atmosfere che mi hanno fatto perdere la testa per Murakami qui non le ho ritrovate. Stando così le cose, ti "dirotterei" su La fine del mondo e il Paese delle meraviglie, il primo che ho letto di Murakami, che è stato determinante nella scelta di proseguire, ma magari sarai in grado di apprezzare anche La strana biblioteca, a differenza di quanto è accaduto a me... fammi sapere!

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    2. Ok, intanto vedi questo che mi hai indicato tu. In lista non c'è ancora. Lo aggiungo.
      Poi, appena il gruzzolino cresce faccio l'ordine :)

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    3. Intanto buon proseguimento con Dance dance dance!

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  2. Ho un rapporto complesso con Murakami: inizialmente lo adoravo, poi ha iniziato a sembrarmi ripetitivo e forzato, molto più un fenomeno commerciale che non un autore serio e ispirato. Questo libro mi attirava per via del titolo e della sinossi ma da quello che mi sembra di capire dalla tua recensione è esattamente quello che speravo non fosse, mi sa che per l'ennesima volta passerò.

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    1. Naturalmente la mia è un'opinione e, anzi, in rete ho trovato anche pareri molto positivi, anche se la maggior parte dei giudizi sul significato in cui mi sono imbattuta non andavano oltre la ripetizione di quanto riportato sulla copertina (nel quale non mi sono rispecchiata). Certo è che Einaudi, pubblicando questi libri-sottiletta, sta avvallando l'idea di un Murakami stampato per vendite facili: perché non raccogliere una serie di racconti in un unico volume e cominciare ad arricchire i libri con qualche contributo critico, visto il seguito che ha questo autore e la possibilità di illuminarne le peculiarità culturali?

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  3. Sono molto curiosa di leggerlo, a questo punto. Io adoro Murakami, anche se onestamente in alcuni titoli l'ho trovato meno "digeribile" che in altri. Per intenderci: Dance Dance Dance lo considero un capolavoro, ed ho amato alla follia i già citati Norwegian Wood e Kafka sulla spiaggia, oltre ai suoi racconti ( I Salici Ciechi e la donna addormentata), questi ultimi nonostante io non sia una ammiratrice del genere in sè.
    Al contrario, ho faticato un po' con L'uccello che girava le viti del mondo, per citarne uno; faticato non tanto nella lettura, lui è sempre scorrevole e ti trascina nella sua dimensione onirica con semplicità; faticato piuttosto a trovargli un qualche senso, sempre se di senso si può parlare in un autore così surreale come lui.
    Onestamente, imputavo la cosa al fatto magari di averlo letto nel momento sbagliato (i libri, si sà, affrontati in fasi diverse della vita appaiono diversi), ma probabilmente con un autore della sua portata può accadere che, nel momento in cui scrivere diventa non più soltanto una passione, ma un lavoro con la conseguenze esigenza di produrre un'opera entro una data X, il "sapore" del romanzo un tantino ne risente.
    Anche su 1Q84 ho letto pareri analoghi a questo; io l'ho letto, e onestamente non mi è dispiaciuto affatto, anzi.
    Tu hai avuto modo di leggerlo? Mi incuriosirebbe molto il tuo parere, visto che anche tu apprezzi Murakami.
    Per quanto mi riguarda, sono certa che prima o poi mi avventurerò anche ne "La Strana biblioteca", indipendentemente dalle recensioni che leggo... sono curiosa comunque di leggerlo.

    Perdona il post immenso ;-) .. ma quando mi capita di poter parlare di autori che amo, non mi trattengo!!

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    1. Condivido questo tuo parere sui libri di Murakami, che a volte mi lasciano senza fiato e in altri casi (come con i racconti citati) non mi permettono di cogliere un senso e anche per me Dance dance dance è il non-plus-ultra.
      Anch'io ho letto su 1Q84 giudizi negativi nei quali non mi sono riconosciuta: mi sono imbattuta in critiche molto aspre, eppure, nonostante qualche piccolo difetto, ritengo sia un romanzo grandioso: dato che l'hai chiesto, ti rimando alla mia recensione! :)

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  4. Murakami l'ho amato moltissimo...
    ma l'ho letto solo in 1Q84, quindi la mia visione è ridotta, ad un solo strepitoso libro

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  5. Non l'ho letto e in effetti quello che scrivi è parere di non pochi lettori, mi riferisco alla "delusione" e alla questione editoriale (in effetti un saggio con qualche riferimento sarebbe graditissimo, a prescindere dall'esperienza personale di lettura).
    Dico la verità, non mi ha ispirato molto quando è uscito però son curiosa e prima o poi...

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    1. Capisco la tua curiosità, del resto anche la mia era forte... e non è detto che poi l'impressione sarà la stessa!

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  6. Dance dance dance lo sto leggendo ora. Mi intriga veramente tanto già dalle prima pagine ma forse è ancora un po' presto per dare giudizi. Di certo c'è soltanto il gran mistero che grava sull'hotel :)
    Gli altri libri nominati da voi sono tutti in lista desideri. Vi dirò poi :)

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    1. Ci conto! Intanto buon proseguimento con questo grande libro! :)

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  7. Mah, prima o poi probabilmente si resta fisiologicamente delusi da qualche autore che amiamo in modo particolare. Leggendo la tua recensione, mi pare che la storia sia nella sua idea di base interessante, ma poi hai la sensazione che non ci sia una logica interna (che trova sempre spazio, anche in un intreccio intessuto di non senso).
    Murakami ha imparato a indulgere troppo su quel suo versante vagamente horror che già si coglie in Kafka sulla spiaggia? Oppure è come tu dici, una semplice iniziativa editoriale che ha dei forti punti deboli.
    Speriamo che il nostro non abbia esaurito la sua vena creativa. :)

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    1. Non voglio essere così drastica, del resto per me le buonissime impressioni prevalgono ancora sulle perplessità e non bastano un paio di racconti a smontare il mio interesse per questo autore. Semmai, è la voglia di Einaudi di rendere l'impegno con la narrativa di Murakami un po'più serio e meno commerciale a destare in me un po'di diffidenza...

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