lunedì 20 febbraio 2017

L'esclusa (Pirandello)

Periodicamente sento il bisogno di tornare alle pagine di Luigi Pirandello, di immergermi nella sua descrizione del contrasto fra la vita e la forma per smascherare con lui gli inganni, gli errori e le manipolazioni della realtà e a condurre una riflessione valida nel tempo dell'autore e ancora oggi.

L'esclusa, pubblicato a partire dal 1901 ma scritto nel negli anni '90 dell'Ottocento, precede i grandi capolavori narrativi dello scrittore siciliano, Il fu Mattia Pascal (1904) e Uno, nessuno e centomila (1926) e presenta una valida introduzione alla visione della socialità e delle maschere che in essi troverà piena affermazione, anche grazie alla pubblicazione del saggio L'Umorismo (1908). Originariamente intitolato Marta Ajala dal nome della protagonista, L'esclusa è il primo romanzo pirandelliano, una buona mediazione fra la narrazione di tipo verista e il nuovo romanzo del XX secolo, luogo della crisi di identità, dello smarrimento dell'io, dell'indagine psicologica e dello sconvolgimento della fabula in favore di un intreccio che riproduca i moti altalenanti di un animo frantumato.
Marta Ajala è una giovane donna siciliana su cui si è abbattuta una pubblica vergogna: Il marito, Rocco Pantàgora, l'ha scacciata di casa dopo averla trovata in possesso di alcune lettere d'amore di Gregorio Alvignani, nel frattempo divenuto deputato e trasferitosi a Roma. Marta è incinta, ma il figlio è di Rocco, poiché ella non ha mai accolto la seduzione dell'Alvignani, pur ammettendo fra sé e sé di essersi sentita lusingata dalle sue attenzioni; la sua unica colpa è quella di non aver ignorato le lettere e di aver preferito, per un eccesso di educazione e riguardo, rispondere con un rifiuto.
Delle frasi d’amore non s’era curata, o ne aveva riso, come di superfluità galanti e innocue. S’era insomma impegnata tra loro due una polemica puramente sentimentale e quasi letteraria, la quale era durata circa tre mesi, e di cui forse, sì, si era un po’compiaciuta, nell’ozio, nella solitudine in cui la lasciava il marito. […]
A ogni donna onesta, che non fosse brutta, poteva capitare facilmente di vedersi guardata con strana insistenza da qualcuno; e se colta all’improvviso, turbarsene; se prevenuta della propria bellezza, compiacersene. Ora a nessuna donna onesta, nel segreto della propria coscienza, sarebbe sembrato di commettere peccato in quell’istante di turbamento o compiacenza, carezzando col pensiero quel desiderio suscitato, un’altra vita, un altro amore… Poi la vista delle cose attorno richiamava, ricomponeva la coscienza del proprio stato, dei propri doveri; e tutto finiva lì… Momenti! Non si sentiva forse ciascuno guizzar dentro, spesso, pensieri strani, come sorti da un’anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo? Poi quei guizzi si spengono, ritorna l’ombra uggiosa o la calma luce consueta.
Rientrata nella casa di nubile, viene ripudiata dal padre, il quale decide di non uscire più in paese per non subire lo scherno della gente e per non apparire sfrontato: Marta, la sorella Maria e la madre Agata vengono obbligate a restare segregate in casa per non portare la vergogna al di fuori delle mura domestiche. Appare immediatamente chiaro che a nessuno (nemmeno al padre) importi sapere realmente se Marta sia colpevole del tradimento che le viene imputato, che nessuno è disposto ad ascoltare la sua voce, ad eccezione di Anna Rosa, in passato umiliata per essere rimasta incinta di un uomo con cui non era sposata. La pressione sociale e l'umiliazione pubblica cui Rocco e suo padre Francesco sottopongono Marta è così straziante che, dopo la morte del bambino durante il parto e la contemporanea scomparsa del genitore, ritiene una disgrazia l'essere sopravvissuta alla sua misera condizione. 
Ad un certo punto, però, Marta decide di trasferirsi a Palermo con quel che resta della sua famiglia, decisa a liberarsi dei soffocanti giudizi della gente e delle minacce di Francesco Pantàgora e a sottrarre a quella gogna Maria e Agata. Nella nuova città, che la accoglie con i profumi e l'aria frizzante della primavera, Marta si rigenera: non solo non ha più timore di uscire di casa, ma vince un concorso da insegnante. Ben presto, però, la maledizione dei Pantàgora si fa sentire e a Palermo si diffonde la notizia della vergogna di Marta, che viene così allontanata dal posto che si è legittimamente guadagnata per preservare l'educazione delle fanciulle e far posto ad una raccomandata. Marta, però, non si arrende e, determinata a riportare alla luce la sua personalità di ragazzina curiosa, volenterosa e amante dello studio, ottiene un posto da docente in un collegio femminile, dove tutto sembra andare per il meglio fino a che non si presentano nuovi tentativi di seduzione da parte di un collega e, soprattutto, dell'Alvignani, tornato in città per sottrarsi a certi disegni politici che non condivide.
Al lieto umore di Marta rispondevano in quei giorni i primi accenni in terra e in cielo della rinascente primavera. L’aria era fredda ancora, frizzante nel mattino, quand’ella si recava al collegio; ma era così limpido il cielo e così puro e saldo quel rigore del tempo che gli occhi erano felici di guardare e il seno d’allargarsi in larghi respiri. Pareva che l’anima delle cose, serenata finalmente dalla lieta promessa della stagione, si componesse, obliando, in una concordia arcana, deliziosa. […]
E andando così, senza fretta, Marta pensava alle lezioni da impartire, e dal benessere che sentiva, non solamente le idee sgorgavano spontanee, ma quasi le zampillavano le parole che avrebbe dette, i sorrisi con cui le avrebbe accompagnate.
Marta è di nuovo in crisi: si è lasciata alle spalle il marito e l'umiliazione seguite alla separazione, eppure avverte ancora, nel proprio animo, la coscienza dell'errore che commetterebbe cedendo a colui che già in passato è stato considerato il suo amante, il fautore della sua infamia. Come di fronte alle lettere sventurate, Marta si sente felice di quelle attenzioni ed è attratta dalla promessa di un nuovo amore, lontano da tutto e da tutti, in quella Roma in cui Gregorio la invita, ma l'improvviso arrivo a Palermo di Rocco e l'agonia della madre di lui, che i coniugi si trovano a vegliare insieme, acuisce il dramma di Marta, non certo convinta del suo amore per l'Alvignani ma incapace di accettare la richiesta di perdono di Rocco, pronto a riprenderla con sé proprio dopo l'effettivo tradimento.
«Oh, mia cara, quando io dico: “La coscienza non me lo permette», io dico: «Gli altri non me lo permettono, il mondo non me lo permette». La mia coscienza! Che cosa credi che sia questa coscienza? È la gente in me, mia cara! Essa mi ripete ciò che gli altri le dicono. Orbene, senti: onestissimamente la mia coscienza mi permette d’amarti. Tu interroga la tua, e vedrai che gli altri t’hanno ben permesso di amarmi, sì, come tu stessa hai detto, per tutto quello che t’hanno fatto soffrire ingiustamente.»
L'esclusa è un libriccino sottile, dai capitoli brevi e incisivi, sebbene condensi al suo interno così tanti avvenimenti e tante riflessioni affidate principalmente a Marta. L'autore si rivela abile indagatore dei moti della psiche della protagonista e riesce a portarne alla luce le contraddizioni, non senza sostenere una forte critica alla società che si arroga il diritto di giudicare persone e situazioni che non conosce, trasportata dalla voce di chi grida allo scandalo e da una mentalità fortemente patriarcale che nega alla donna non solo qualsiasi sospetto di innocenza, ma addirittura di potersi pubblicamente difendere.
Il romanzo di Pirandello, come accadrà con i titoli più celebri, ci mette già di fronte alla realtà delle maschere, al trionfo della forma che annienta qualsiasi germe di autenticità, adottando però la particolare prospettiva femminile, occasione per riflettere anche sulla condizione di maggior disagio che in questo rampollare di facciate devono vivere le donne. In questa scelta di indagine sociale e di messa a nudo dei meccanismi che condizionano la vita delle persone fino a travolgerli senza che questi possano opporvi resistenza, si coglie sia una nota verista: Maria ricorda un po'la Mena dei Malavoglia, che si priva dell'amore perché vittima di riflesso della vergogna gettata sulla famiglia dai comportamenti del fratello 'Ntoni e della sorella Lia, ma, nel passo falso di Marta, che, solo leggendo le lettere del suo corteggiatore, agli occhi degli altri non si mantiene salda ai valori del matrimonio, sembra di scorgere l'eco di quell'ideale dell'ostrica che regola l'esistenza dei Vinti verghiani. Allo stesso tempo, però nella scelta prospettica e nell'inseguimento delle ansie della protagonista nel passaggio dalla vecchia vita nella civiltà della vergogna (per usare un'espressione che Eric Dodds ha coniato in riferimento al mondo dell'epica omerica) ad una nuova esistenza in cui possa affermare se stessa e presentarsi anche ai nostri occhi come una donna molto intelligente, colta e curiosa che avrebbe desiderato, anziché sposarsi con un uomo che non amava, proseguire gli studi e trovare un appagamento professionale, si incontra una forma di attenzione narrativa estremamente moderna.

Emilio Longoni, Sola (1900)
Ma perché doveva essere una vittima, lei? Lei che aveva vinto? Una morta, lei che faceva vivere? Che aveva fatto, lei, per perdere il diritto alla vita? Nulla, nulla… E perché soffrire, dunque, l’ingiustizia palese di tutti? Né l’ingiustizia soltanto: anche gli oltraggi e le calunnie. Né la condanna ingiusta era riparabile. Chi avrebbe più creduto infatti all’innocenza di lei dopo quello che il marito e il padre avevano fatto? Nessun compenso dunque alla guerra patita: era perduta per sempre. L’innocenza, l’innocenza sua stessa le scottava, le gridava vendetta.
C.M.

2 commenti:

  1. Ad un libro di così estrema modernità sulla condizione femminile (che purtroppo non è di molto cambiata, anzi, riesce a rispecchiare anche la nostra vita, seppure nel nuovo secolo), basta leggerne anche solo la tua trama per capire tutto...

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    1. Hai ragione, sotto certi (molti) aspetti non è cambiato proprio nulla... del resto tutta la riflessione di Pirandello sul rapporto individuo-società e sul trionfo delle apparenze rimane attuale e, anzi, da molti punti di vista è ancor più urgente ai giorni nostri: non a caso è un autore generalmente apprezzato dagli studenti.

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